Longanesi eBooks
eBooks editi da Longanesi con argomento Guerra Storia d'Europa
Italiani dovete morire. E-book. Formato EPUB Alfio Caruso - Longanesi, 2012 -
«Dopo cinquantasette anni ci sono ancora notti in cui mi ritrovo a Cefalonia, in cui rivedo Matteri e Cortesi che non vogliono saperne di togliersi la divisa di ufficiale.» Così ricorda uno dei pochi superstiti ancora in vita dell'orrendo massacro perpetrato dalla Wehrmacht contro la divisione Acqui nell'isola di Cefalonia, vicino alla costa occidentale della Grecia, all'indomani dell'armistizio che l'8 settembre 1943 lasciò l'esercito italiano abbandonato a se stesso, in balìa della Storia. Gli ufficiali della Acqui, pur ignorando le dimensioni dello sfascio, percepirono nettamente il senso di abbandono contenuto nel comunicato di Badoglio. Il loro comandante, generale Antonio Gandin, fu in quell'ora il comandante più solo al mondo. Ha l'umanissima debolezza d'inseguire una soluzione che lo soddisfi come uomo e come soldato. Dovendo decidere in un drammatico faccia a faccia con la propria coscienza, purtroppo non decide: «resterà a metà tra il cuore, che gli dice che una divisione non cede le armi, e la ragione, che gli dice che è follia pura andare contro i tedeschi. Rimarrà avviluppato da questa incertezza», consumando una settimana alla disperata ricerca di un compromesso, tra opportunismi e piccole furbizie. Gli 11.700 «figli di mamma» ai suoi ordini, ciascuno con la sua piccola storia, erano contadini, operai, impiegati, professori, ingegneri costretti dalla sorte a trasformarsi in guerrieri per tener fede a un giuramento. Chiamati a dover scegliere tra la vita e l'onore, scelsero l'onore sacrificando la vita e scrivendo probabilmente - come afferma Alfio Caruso, che ha ricostruito la tragica sequenza di quelle giornate con rigore storico e un'appassionata partecipazione personale agli eventi - «la pagina più nobile dell'esercito italiano durante la seconda guerra mondiale». Un privilegio costato 9406 morti: oltre 1300 caddero durante gli accaniti combattimenti che si svilupparono in tutta l'isola, in particolare tra il 15 e il 22 settembre, oltre 5000 vennero passati per le armi o fucilati dopo la resa, altri 3000, fatti prigionieri, scomparvero in mare a bordo di tre navi che urtarono delle mine. In quei giorni dell'ira, i tedeschi disposero a piacimento dell'esistenza altrui, calpestando ogni codice di comportamento, umano prima ancora che militare: «vivere o morire a Cefalonia diventò un'estrazione alla lotteria della buona e della cattiva sorte». Ancora oggi, quando vedono alzarsi da qualche parte una colonna di fumo, i vecchi dell'isola dicono: «È la divisione Acqui che sale in cielo».
Italiani dovete morire. E-book. Formato PDF Alfio Caruso - Longanesi, 2012 -
«Dopo cinquantasette anni ci sono ancora notti in cui mi ritrovo a Cefalonia, in cui rivedo Matteri e Cortesi che non vogliono saperne di togliersi la divisa di ufficiale.» Così ricorda uno dei pochi superstiti ancora in vita dell'orrendo massacro perpetrato dalla Wehrmacht contro la divisione Acqui nell'isola di Cefalonia, vicino alla costa occidentale della Grecia, all'indomani dell'armistizio che l'8 settembre 1943 lasciò l'esercito italiano abbandonato a se stesso, in balìa della Storia. Gli ufficiali della Acqui, pur ignorando le dimensioni dello sfascio, percepirono nettamente il senso di abbandono contenuto nel comunicato di Badoglio. Il loro comandante, generale Antonio Gandin, fu in quell'ora il comandante più solo al mondo. Ha l'umanissima debolezza d'inseguire una soluzione che lo soddisfi come uomo e come soldato. Dovendo decidere in un drammatico faccia a faccia con la propria coscienza, purtroppo non decide: «resterà a metà tra il cuore, che gli dice che una divisione non cede le armi, e la ragione, che gli dice che è follia pura andare contro i tedeschi. Rimarrà avviluppato da questa incertezza», consumando una settimana alla disperata ricerca di un compromesso, tra opportunismi e piccole furbizie. Gli 11.700 «figli di mamma» ai suoi ordini, ciascuno con la sua piccola storia, erano contadini, operai, impiegati, professori, ingegneri costretti dalla sorte a trasformarsi in guerrieri per tener fede a un giuramento. Chiamati a dover scegliere tra la vita e l'onore, scelsero l'onore sacrificando la vita e scrivendo probabilmente - come afferma Alfio Caruso, che ha ricostruito la tragica sequenza di quelle giornate con rigore storico e un'appassionata partecipazione personale agli eventi - «la pagina più nobile dell'esercito italiano durante la seconda guerra mondiale». Un privilegio costato 9406 morti: oltre 1300 caddero durante gli accaniti combattimenti che si svilupparono in tutta l'isola, in particolare tra il 15 e il 22 settembre, oltre 5000 vennero passati per le armi o fucilati dopo la resa, altri 3000, fatti prigionieri, scomparvero in mare a bordo di tre navi che urtarono delle mine. In quei giorni dell'ira, i tedeschi disposero a piacimento dell'esistenza altrui, calpestando ogni codice di comportamento, umano prima ancora che militare: «vivere o morire a Cefalonia diventò un'estrazione alla lotteria della buona e della cattiva sorte». Ancora oggi, quando vedono alzarsi da qualche parte una colonna di fumo, i vecchi dell'isola dicono: «È la divisione Acqui che sale in cielo».
L'ultimo sopravvissuto di Cefalonia: Dai campi nazisti ai gulag sovietici, l'incredibile storia di un eroe qualunque. E-book. Formato EPUB Filippo Boni - Longanesi, 2019 -
«Quando nel 2018 Bertoldi compì il suo primo secolo di vita, il quotidiano locale se ne uscì con un appello accorato: "Per favore, se qualcuno avesse tempo e le capacità per scriverci un'autobiografia monumentale, si faccia avanti". E' merito di Filippo Boni se il monumento è ora finalmente in libreria: le trecento, vibranti pagine de "L'ultimo sopravvissuto di Cefalonia" rendono giustizia a un uomo mite che ha sconfitto la ferocia della storia.»Il Venerdì - la Repubblica - Raffaele Oriani«Quando nel 2018 Bertoldi compì il suo primo secolo di vita, il quotidiano locale se ne uscì con un appello accorato: "Per favore, se qualcuno avesse tempo e le capacità per scriverci un'autobiografia monumentale, si faccia avanti". E' merito di Filippo Boni se il monumento è ora finalmente in libreria: le trecento, vibranti pagine de "L'ultimo sopravvissuto di Cefalonia" rendono giustizia a un uomo mite che ha sconfitto la ferocia della storia.»Il Venerdì - la Repubblica - Raffaele OrianiL’eccidio di Cefalonia del settembre 1943 sembra oggi lontanissimo, ma è ancora prepotentemente vivo negli occhi di Bruno Bertoldi. E lui, cento anni compiuti il 23 ottobre 2018, è rimasto l’ultimo a poterlo raccontare. In quei giorni, migliaia di soldati italiani della Divisione Acqui vennero trucidati dai nazisti. Bertoldi riuscì miracolosamente a fuggire, ma fu subito catturato dai tedeschi e portato ad Atene. Da qui venne caricato su un treno diretto allo stalag di Leopoli, in Ucraina. La Wehrmacht cercava meccanici e Bertoldi fu destinato a un deposito di panzer, auto e moto a Minsk, in Bielorussia. Dopo una fuga rocambolesca, lui e altri tre italiani furono presto catturati dai partigiani polacchi che dopo un periodo di lavori forzati li consegnarono ai russi. Ebbe così inizio una terribile marcia per centinaia di chilometri, anche a trenta gradi sotto zero, finché, una volta arrivati a Mosca, vennero trasferiti nell’infernale gulag di Tambov, dove in gelide caverne scavate sottoterra Bertoldi vide morire migliaia di soldati italiani. Nella primavera del ’45, fu spedito a seminare e a raccogliere cotone, in condizioni estreme, nel gulag di Taškent, in Uzbekistan. Nell’ottobre 1945, venne caricato su un carro bestiame e finalmente mandato a casa, a Castelnuovo Valsugana, dove arrivò, ormai ridotto al lumicino e con la malaria, soltanto la notte di Natale. La storia delle incredibili avventure di Bruno Bertoldi è quella di un eroe suo malgrado: un uomo per bene che ha attraversato tutti gli orrori del Novecento cercando in ogni modo di sopravvivere, ma senza voler mai rinunciare alla propria dignità.