Donzelli Editore eBooks
eBooks editi da Donzelli Editore con argomento Cinema di Formato Pdf
Così piangevano: Il cinema melò nell'Italia degli anni cinquanta. E-book. Formato PDF Emiliano Morreale - Donzelli Editore, 2012 -
Nel cinema italiano non si è mai pianto così tanto come negli anni cinquanta. E mai si sono viste tante protagoniste femminili. Le platee del nostro paese sono conquistate dai mélo di Raffaello Matarazzo, con Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson, nei quali confluiscono le eredità della sceneggiata napoletana e del romanzo d’appendice, gli scenari del neorealismo e la novità del fotoromanzo. Donne piangenti o perdute, mariti emigrati o reduci: personaggi che parlano a un pubblico che è l’ultimo dell’Italia contadina. Eppure, in questi film non solo si dà vita a un nuovo divismo, quello delle Mangano, delle Bosè e delle Loren, ma matura anche il grande cinema moderno: le eroine di Antonioni nascono qui,mentre registi come Lattuada, Comencini, Cottafavi caricano il mélo di spinte trasgressive. E su questo immaginario lavorerà astutamente, da subito, un nuovo mezzo: la tv. Il cinema strappalacrime è al centro di un gioco di incroci e di mutazioni: tra autori e genere, tra film e aspettative del pubblico, tra nuovo sistema dei media e antiche forme di spettacolo popolare,mentre si affaccia la «prima generazione» di giovani. Il saggio di Emiliano Morreale parla di film e non solo, tracciando una mappa dell’«immaginazione melodrammatica» nel nostro paese. In un periodo in cui la condizione femminile è uno dei momenti di maggior contraddizione della società, il cinematografo è un luogo di evasione e consolazione, ma anche di inquietudini e tensioni che diventano immagini, metafore volontarie o casuali, sfoghi, catarsi, scene madri.
Il mestiere del cinema. E-book. Formato PDF Mario Monicelli - Donzelli Editore, 2011 -
«Da bambino, quando cominciavo a capire e mi mandavano al cinema, per dieci anni ho visto solo film muti. Ho visto di tutto, pellicole western, d’avventura, d’amore, film bellissimi che sono rimasti nella storia. Nel cinema muto si raccontava tutto col silenzio, senza dialogo, senza battute. Ci sono film adesso che hanno successo perché c’è una canzone: non so cosa c’entri il cinema!Oppure perché c’è un effetto speciale, insomma il cinema non c’entra più tanto!». Un grande maestro del cinema italiano racconta, in una sorta di autobiografia professionale, il suo cinema. A Monicelli non interessa tanto narrare le gesta, gli aneddoti, gli incontri di una storia personale fuori dall’ordinario; nel racconto, orchestrato con sapienza da Steve Della Casa e Francesco Ranieri Martinotti, veste piuttosto i panni di un artigiano, pronto a svelare le tecniche e i segreti di quel mestiere complesso e magico a cui ha dedicato una vita intera. La testimonianza del creatore della commedia all’italiana si trasforma così in una lezione di cinema, in cui vengono ripercorsi, passo dopo passo, i momenti fondamentali che hanno dato vita a tanti capolavori. Una lunga scuola la sua, che coincide con gli anni d’oro del cinema italiano, con l’invenzione di una «stagione italiana» di cui Monicelli è insieme figlio e creatore. Tanti gli incontri decisivi: Rossellini,De Sica, Antonioni, Totò, i grandi sceneggiatori (Age e Scarpelli, Benvenuti, De Bernardi, Suso Cecchi D’Amico), e poi la scoperta, in ruoli inediti, di Alberto Sordi e Vittorio Gassman. Sceneggiatura, accorta preparazione delle riprese, lavoro con gli attori, montaggio, doppiaggio (il maestro infatti non è mai passato a registrare il suono in presa diretta) sono tutti momenti cruciali che Monicelli racconta meticolosamente, chiarendo le precise ragioni di scelte tecniche e artistiche dietro a cui non è difficile scorgere una pratica di lavoro che si trasforma in un vero e proprio metodo. In questa affascinante carrellata lungo settant’anni di cinema italiano, affiorano la forza e il segreto del genio di Monicelli, che sembra risiedere in un particolare equilibrio tra commedia e amara riflessione sul reale, tra capacità di innovare e radicamento nel cinema delle origini, il tutto amalgamato da un’intelligenza quasi indomabile e da un pizzico di quella cattiveria, ormai divenuta proverbiale. Mario Monicelli è uno dei più grandi registi italiani, autore di capolavori quali I soliti ignoti, La grande guerra, Un borghese piccolo piccolo. Steve Della Casa, tra i massimi esperti di cinema popolare italiano, è uno dei fondatori del Torino Film Festival, di cui è stato direttore dal 1999 al 2002. Dal 1994 conduce Hollywood Party, su Radio3, e dal 2004 il contenitore notturno La 25a ora, su LA7. Francesco Ranieri Martinotti, sceneggiatore e regista, ha realizzato film e documentari. Ha ricevuto il David di Donatello nel 1994 per Abissinia. È uno dei fondatori delle Giornate degli Autori di Venezia. Dal 2008 rappresenta l’Italia nel consiglio esecutivo della European Film Academy.
Sbatti Bellocchio in sesta pagina. Il cinema nei giornali della sinistra extraparlamentare 1968-76. E-book. Formato PDF Steve Della Casa - Donzelli Editore, 2013 -
Per la generazione del ’68 il cinema è stato uno straordinario strumento di socializzazione. Ecco perché è molto presente sui giornali che la sinistra extraparlamentare ha prodotto fino al 1976, anno in cui la spinta del ’68 finisce, la partecipazione di massa scompare e tutto cambia. Sono i giornali (da «Lotta continua» a «Vedo rosso», da «Servire il popolo» alla «Vecchia talpa», dal «Quotidiano dei lavoratori» al «manifesto») che hanno formato una nuova generazione di giornalisti e un modo nuovo di intendere il giornalismo. In quelle testate il cinema fa spesso capolino, con stroncature spettacolari oppure con titoli a effetto. Gli articoli non sono mai firmati, ma la memoria orale indica nomi di un certo peso: Umberto Eco, Adriano Sofri, Pio Baldelli, Peppino Ortoleva, Vincenzo Vita, Valentino Parlato; Taviani, Bellocchio, Petri, Montaldo, Kubrick, gli autori più recensiti. Si tratta di articoli taglienti, vigorosi, a volte paradossali, forse incomprensibili se non collocati nella durezza del dibattito di quegli anni. Sono segnali di una passione, quella per il cinema, che non ha mai più avuto la stessa importanza nel dibattito culturale. Un gioco della memoria, sospeso tra autoironia e nostalgia. Un libro che racconta un pezzo di storia del nostro paese, uno straordinario «come eravamo», che con un tono semiserio scopre contraddizioni e verità di un mondo che non c’è più, ma che per molti versi è lo specchio del nostro presente. Qualcuno ha parlato di anni di piombo, altri li hanno definiti formidabili. Sicuramente sono stati anni di celluloide.