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eBooks editi da Gangemi Editore con argomento Romani di Formato Epub
Il sistema delle arti nel territorio delle ville tuscolane. E-book. Formato EPUB Maria Barbara Guerrieri Borsoi - Gangemi Editore, 2016 -
Roma storia, cultura, immagine - Collana diretta da Marcello Fagiolo Il libro studia un territorio e alcune delle sue emergenze più significative: gli edifici con le decorazioni interne, il passato con i suoi resti, la terra con le sue colture. L’uomo ha modellato questo habitat felice. I giardini si incastrano tra la campagna e le ville, le dimore grandeggiano intorno alla città, le strade scorrono tra ruderi e casali. Guardiamo questo mondo attraverso le immagini antiche, le parole di chi ci ha vissuto o lo ha visitato, i documenti che risarciscono la memoria perduta. L’arte prende molte forme diverse, dall’architettura costruita a quella intagliata nel corpo vivo della natura, dai mascheroni scolpiti nella roccia alle statue raffinate, dai disegni ai dipinti. Storia e natura, arte e natura. Non si è voluto scegliere: abbiamo voluto vedere insieme, fondere. MARIA BARBARA GUERRIERI BORSOI Dottore di Ricerca in Storia dell’arte, ha concentrato un’ampia parte della sua produzione scientifica recente sullo studio delle ville tuscolane, dedicando ad esse quattro volumi (l’ultimo da lei curato con saggi di illustri studiosi) in questa stessa collana, nonché numerosi contributi scientifici in riviste specializzate. Più in generale ha realizzato molti studi su molteplici aspetti dell’arte romana, dal tardo Manierismo al Settecento, con particolare riferimento al mecenatismo e al collezionismo, a molteplici personalità artistiche, soprattutto di pittori, e a complessi monumentali e decorativi di significativo interesse.
Momenti romani: Acquerelli 2003-2009. E-book. Formato EPUB Mario Bevilacqua - Gangemi Editore, 2016 -
Per esprimere la sua sensibilità per la natura e le opere dell'uomo Federico Pirani ha scelto vie non scontate attraverso la storia dell'arte figurativa, e ha scelto mezzi e tecniche che piega a un uso virtuoso e molto personale. Rimandi ostentati e consapevoli a grandi opere del passato, richiami nascosti e impliciti nei soggetti scelti, nei colori e nella tecnica compongono una personalità sicura e delicata, e delineano i percorsi di un artista giovane di cui mi sembra di poter cogliere e proporre, come storico, alcune fasi iniziali e formative, alcune delle tappe finora raggiunte e, forse, alcuni dei possibili sviluppi di maturazione. Federico Pirani è allora in parte allievo dei grandi acquerellisti dell'Ottocento, di Turner e di Ruskin, attraverso cui guarda a Piranesi, e a ritroso ancora, recuperando modelli nel classicismo seicentesco, nell'incisione del Rinascimento. Federico Pirani è poi studioso di grandi pittori del Cinquecento, da cui seleziona episodi e figure, ma è anche attratto dalle atmosfere cariche e inquietanti del simbolismo e del decadentismo fin de siècle, di cui evoca immagini lacustri e tonalità spente, indecise, ambigue. Ma non è (solo) pura e semplice nostalgia del passato, accumulo di citazioni, ricerca virtuosistica di tecnica esibita come impeccabile. I suoi paesaggi e le sue architetture ripropongono una visione netta, silenziosa, depurata da tutto il deposito di funzioni e necessità della nostra vita contemporanea, da tutte le esigenze grandi e minute, essenziali ed effimere, di una modernità che ha ormai imposto un ordine diverso alle cose, alle città e alla natura, incrostandole in modo irreversibile di una patina invadente, avvolgendole di reti confuse e rumorose. I suoi paesaggi selezionano, escludono, levigano la violenta banalità che il presente ci impone, per rievocare ambientazioni e contesti perduti, ma che potrebbero, anzi dovrebbero, ancora esistere. Ma le sue immagini non possono essere solo una riflessione nostalgica e rinunciataria, chiusa in un estetismo raffinato, appagante ma aproblematico, delicato e consolatorio. Diventano una riflessione propositiva: vorrei leggerle come una capacità evocativa e di reazione, che invita e impone una verifica sull'irresponsabilità di aver escluso o almeno allontanato la storia e l'arte e la natura dai nostri orizzonti immediati, quotidiani e domestici. Un invito, quello delle immagini oniriche di Federico Pirani, ad apprezzare ritmi, silenzi, saperi, che solo la storia e la natura possono insegnare a cogliere, e l'arte a vivere. (dalla presentazione di Mario Bevilacqua)
I Colori delle Avanguardie. Arte in Romania: 1910-1950: Colours of the Avant-garde. Romanian Art: 1910-1950. E-book. Formato EPUB Aa. Vv. - Gangemi Editore, 2015 -
Non possiamo dire che I Colori dell’Avanguardia sia una mostra dedicata all’avanguardia, neanche ad un’avanguardia così complessa e contraddittoria come quella romena. Se la si guarda con spirito purista, questa mostra è quasi un tradimento. Non solo si apre con opere moderniste create attorno al 1910, molto prima dell’aurora dadaista europea nata nei lunatici incontri del Cabaret Voltaire, ma si chiude con montaggi pseudoavanguardisti, opere del realismo socialista posteriori al 1950, nate quindi molto dopo la fine ufficiale dell’avanguardia storica propriamente detta. Inoltre, gran parte della mostra è dedicata ad un miscuglio di modernismi moderati, dal simbolismo ad un postimpressionismo classico, tradizionale, influenzato dalle opere di Cézanne, dal costruttivismo al surrealismo o ad un espressionismo che scivola armoniosamente verso la Neue Sachlichkeit, il realismo corporativo dall’obiettività carica d’ideologia. A dispetto delle posizioni politiche teoricamente antitetiche di questi orientamenti, sorprendono alcuni temi iconografici ricorrenti che collegano artisti, opere ed eventi apparentemente situati ai poli opposti di un unico contesto artistico locale. Ma è proprio questa la scommessa di questa mostra. Colours of the Avant-garde is decidedly not an exhibition thoroughly and honestly dedicated to the avant-garde, not even to the complex and contradictory, Romanian one. Seen from the purist, advanced avant-garde outposts, the exhibition is almost disloyal. It not only starts with modernist works of the 1910s, long before the Dadaist European debut through the agency of the lunatic proceedings at Cabaret Voltaire, but it also ends with pseudo-avant-garde, realist-socialist collages produced in 1950s, long after the official expiration of the properly historical avant-garde. Moreover, the very bulk of the exhibition is assigned to a mixture of various kinds of mellow modernisms, ranging from Symbolism to a Cézanne-touched classical, traditional post-impressionism or from Constructivist to Surrealist and even somehow retarded, Expressionist works. Despite the fact that most of their ideological standpoints were theoretically adverse, one is struck by the unexpected recurrence of some prominent iconographical data that link together artists, works and events apparently disconnected, placed at the opposing ends of the same art scene. But this is precisely the point of the exhibition.