Libri su San Pietroburgo

Libri e saggi su San Pietroburgo: storia, arte e letteratura russa

San Pietroburgo, fondata da Pietro il Grande come finestra della Russia sull'Europa, è una delle città più affascinanti del continente per il suo patrimonio artistico e architettonico imperiale. Il catalogo comprende saggi storici dedicati alla fondazione e allo sviluppo della città, con approfondimenti sul suo ruolo nella storia russa, dalla corte zarista alla rivoluzione. Sono disponibili anche guide turistiche sui suoi musei e palazzi. Letture indicate per viaggiatori e appassionati di storia russa. Acquista online su Unilibro.
EBOOK   9788854533165

La fame del suo cuore. E-book. Formato EPUB Antonella Ossorio   -  Neri Pozza, 2025  - 

«Non ho mai ucciso né donne, né bambini, né uomini giusti. Sono innocente». La voce di Alexe Popova è ferma. Il corpo minuto chiuso nell’abito nero, la treccia screziata di bianco avvolta attorno al capo, lo sguardo feroce inchiodato in quello del giudice che la incalza, in cerca di un barlume di pentimento. Trecento uomini uccisi crudelmente, secondo la Legge. Trecento donne riportate alla vita secondo Alexe Popova, che di quelle creature indifese si è sempre sentita madre. L’ostinazione nel restare fedele ai suoi princìpi e nel dichiararsi innocente nulla può contro le prove a suo carico, contro l’opinione pubblica e la folla, assiepata di fronte al tribunale di San Pietroburgo, che grida la sua sentenza: «Al rogo la strega!» Così, di fronte al plotone di esecuzione, in un gelido mattino del 1909 si chiude uno dei casi di cronaca più clamorosi della Russia zarista; così muore l’assassina di Samara, che in quella cittadina adagiata sul Volga si è macchiata di un numero disumano di delitti: un’autentica strage. Dietro la maschera altera di Popova deve, tuttavia, nascondersi un mistero. È soltanto una pazza criminale o una donna traumatizzata da un’infanzia di soprusi? Oppure un angelo vendicatore che ha scelto di risparmiare ad altre la vita che le è toccata in sorte? In un romanzo lancinante, Antonella Ossorio racconta, con la voce di una di loro, la vera storia della sterminatrice di uomini che fu anche salvatrice di donne, simbolo in carne e sangue della ribellione a un mondo spietatamente maschile. La fame del suo cuore non si placherebbe nemmeno se tornasse a nascere altre cento volte e altrettante la giustiziassero. Se solo esistesse un modo di truffare la morte, lei metterebbe insieme i suoi pezzi scompagnati per poi squagliarsela dall’ossario. Non s’illudano che per domarla basti spararle in fronte. «La storia di Madame Popova è un uragano attraversato da crudezze e lampi di umanità. Santa popolana e assassina seriale, si diede la missione di liberare le donne dalla sopraffazione del maschio. In lei convivevano mistica e crimine, misericordia e delitto. Antonella Ossorio crea una trama sorprendente, reinventa le coscienze ed esplora attraverso una scrittura potente le profondità e le osmosi tra il male e il bene». Wanda Marasco

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EBOOK   9788854510135

La ballerina dello zar. E-book. Formato EPUB Adrienne Sharp   -  Neri Pozza, 2015  - 

Il romanzo della vita di Mathilde Kschessinska, l’amante dell’ultimo zar, «la più grande ballerina russa nei teatri dell’impero». È il 23 marzo 1890 a San Pietroburgo e, nell’ampio corridoio del teatro Mariinskij, è in corso una delle sfilate più emozionanti che sia dato vedere nella splendida città affacciata sul golfo di Finlandia. La famiglia reale è accorsa al gran completo per il saggio finale delle giovani allieve del corpo di ballo. Gli zar Romanov sono i finanziatori di buona parte dei Teatri imperiali e non mancano mai alle occasioni in cui è possibile scorgere le prime esibizioni delle future étoiles. Lungo il corridoio, l’imperatore Alessandro III avanza a grandi passi, più alto di tutti, il torace robusto e la fronte massiccia, seguito dall’imperatrice gracile e minuta. Più indietro ancora lo zarevi Nicola, detto Niki, un fauno, piccolo, esile nella sua uniforme, le guance morbide e graziose, i lineamenti fini. Raggiunta la tavola allestita per la sobria cena della scuola, l’imperatore fa sedere alla sua sinistra Nicola e, accanto a lui, la ragazza che più di tutte promette di essere una stella del Mariinskij: Mathilde Kschessinska, la figlia più giovane del grande Felix Kschessinsky, che ha danzato per i Romanov per quasi quarant’anni. Una diciassettenne piccola, gli occhi luminosi e i capelli scuri e ondulati, una cascata di riccioli davanti alle orecchie. L’intento di Alessandro III è palese: fare in modo che il figlio renda onore a una lunga tradizione che vuole imperatori, granduchi, conti e ufficiali scegliere le loro amanti tra le ballerine di danza classica, quell’arte che ai loro occhi è innanzi tutto «una parata di belle donne, un’aiuola dalla quale tutti possono raccogliere i fiori del piacere». Per Mathilde Kschessinska è l’occasione di puntare dritta al cielo, un premio inaspettato al suo talento. Dinanzi alla flemma e alla timidezza dello zarevi?, la giovane ballerina non si dà per vinta. Solo qualche settimana dopo è lungo la prospettiva Nevskij, impaziente di reincontrare Niki durante la sua solenne passeggiata pomeridiana. E qualche mese dopo è a Krasnoe Selo per l’appuntamento dei Romanov coi loro reggimenti. Lì dove l’élite di San Pietroburgo accorre per la grande Rivista, e le donne indossano splendidi abiti bianchi e i ministri della corte il frac e la tuba, in una calda serata d’agosto, Niki l’invita a fare un giro sulla sua troica. Una corsa folle e selvaggia, senza mai staccare gli occhi sfavillanti dai cavalli e dalla strada gialla e polverosa, attraversando la piazza d’armi, piccoli villaggi, viuzze deserte, terre e città che appartengono a lui e soltanto a lui e che, nel giro soltanto di qualche decennio, saranno di altri. Basato sulla storia vera di Mathilde Kschessinska, ultima grande danzatrice dei Teatri imperiali russi, La ballerina dello zar è uno di quei rari libri che, attraverso lo sguardo di una donna che si ritrova suo malgrado a vivere alcuni dei più tragici eventi della Storia – la rivoluzione d’Ottobre, l’abdicazione dello zar, la prigionia di Nicola II insieme con Aleksej, il figlio legittimo, la drammatica fuga dalla Russia – narra magnificamente di un mondo i cui protagonisti si trasformano all’improvviso in fantasmi ambulanti e la cui bellezza sopravvive soltanto in qualche polverosa reliquia. «Mi chiamo Mathilde Kschessinska e sono stata la più grande ballerina russa nei teatri dell’impero. Ma il mondo in cui sono nata, il mondo nel quale sono cresciuta, è scomparso, così come sono scomparsi i suoi protagonisti: morti, uccisi, esiliati, ridotti a fantasmi ambulanti. Io sono uno di quei fantasmi». «Sharp riporta alla vita il fascino e le passioni di un mondo prossimo alla fine». Los Angeles Times

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EBOOK   9788854525283

Il sosia. E-book. Formato EPUB Fëdor Dostoevskij   -  Neri Pozza, 2022  - 

È una notte di tregenda a San Pietroburgo, una terribile notte novembrina. Il consigliere titolare Goljadkin avanza a piccoli passi rapidi e minuti. Incurante della neve, dell’aria gravida di ascessi, raffreddori e febbri, vorrebbe fuggire da sé stesso, distruggersi del tutto, ridursi in cenere. In casa di Olsufij Ivanovic, suo benefattore e padre della bella Klara, ha subìto la peggiore delle umiliazioni: è stato messo alla porta come il più spregevole degli esseri umani. Non c’è anima viva in giro, eccetto un passante che, vestito e imbacuccato come il consigliere titolare, sgambetta a passi corti lungo il marciapiede della Fontanka e sparisce poi lontano, procurando a Goljadkin una vaga inquietudine. Il consigliere titolare si affretta allora a raggiungere casa, ma, una volta messo piede nel suo appartamento, una terrificante sorpresa lo aspetta: seduto sul suo letto, il suo conoscente notturno gli fa un cenno amichevole col capo. Goljadkin si accascia al suolo in preda al terrore. L’uomo infatti non è altri che lui stesso, un altro Goljadkin, il suo sosia sotto tutti gli aspetti. Così, con questo espediente carnevalesco comincia quest’opera. Ai contemporanei seguaci della “scuola naturale”, quando fu pubblicata per la prima volta nel 1846, apparve in tutto e per tutto come un racconto alla Gogol’, in cui il fantastico viene piegato in chiave comico-grottesca. Sbagliavano. Il sosia è lontano dalla dimensione gogoliana della scrittura, poiché annuncia l’essenza stessa, la verità più profonda di tutta l’opera di Dostoevskij: l’idea che l’uomo è un essere fondamentalmente doppio, un vivente capace di essere costantemente altro da ciò che è, l’unico in grado di arrivare persino alla negazione di sé («Di tutto si può discutere all’infinito, ma da me s’è riversata fuori soltanto negazione» afferma Stavrogin nei Demonî). Come scrive Serena Prina nella postfazione a questa edizione, da lei curata e ritradotta dal russo, dell’uomo del sottosuolo, di Raskol’nikov, di Stavrogin, dei Karamazov, di tutti i personaggi che, nell’universo dostoevskiano, sono afflitti da «violente pulsioni contrapposte», Goljadkin rappresenta l’avanguardia, l’«ineludibile punto di partenza dell’esplorazione dei mondi interiori». «Mi sto mettendo il cappio attorno al collo da solo». «Con Il sosia Dostoevskij faceva il suo ingresso nel sottosuolo, in quel mondo clandestino, spiazzante, dal quale ancora oggi ci parla». Serena Prina

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