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Pro o contro la bomba atomica: e altri scritti. E-book. Formato EPUB Elsa Morante - Adelphi, 2025 -
Chiunque abbia conosciuto Elsa Morante ricorda la straordinaria forza delle sue convinzioni: nette, drastiche, estreme, nemiche acerrime di ogni mezza misura. Ma finora i lettori dovevano ricavare l’impressione di questa forza attraverso l’opera narrativa della Morante. Oggi, con questo libro, ci possiamo avvicinare ai suoi testi saggistici, che sembrano vibrare ancora della sua voce. Alcuni toccano temi ardui, come la celebre conferenza «Pro o contro la bomba atomica», che a distanza di anni appare ancor più illuminata, o il saggio sul romanzo, dove la Morante racchiude in poche pagine la sua idea di letteratura. O le pagine su Saba. O le mirabili riflessioni sul Beato Angelico. In questi saggi il tema centrale è il rapporto dell’artista con la realtà: e la bomba atomica vi appare come emblema di una generale impresa di disintegrazione della realtà, che contrassegna il nostro tempo. Altri testi, poi, fino a oggi noti a pochissimi, si presentano con aria più frivola e leggera – e rivelano quel lato di gioco di grande eleganza che apparteneva alla Morante ed è una delle sue sfaccettature più segrete. Si tratta della prosa su Piazza Navona, o degli articoli pubblicati sul «Mondo» di Pannunzio, veri gioielli di acutezza e ironia. Soltanto Elsa Morante avrebbe potuto ricondurre il personaggio di Cicikov, protagonista delle «Anime morte» di Gogol’, all’archetipo di Achille, semplicemente sulla base del suo modo di soffiarsi il naso. Il saggio di Cesare Garboli, che introduce il volume, ci offre la più penetrante lettura fino a oggi dell’opera della Morante, nel segno di una perenne tensione fra la «pesanteur» e la grazia, secondo i termini di Simone Weil.
Briciole della vita. E-book. Formato EPUB Pëtr Andreevic Vjazemskij - Adelphi, 2022 -
A detta dell’amico Puškin, il principe Pëtr Vjazemskij era una «svista» della Natura, che lo aveva scelto per far bella mostra di tutti i suoi doni, ma eccedendo, giacché aveva combinato nel suo beniamino «ricchezza, nobiltà, mente eletta, animo gentile e caustico sorriso». Poco conosciuto fuori della Russia, salvo rare eccezioni ricordato soltanto come poeta della «pleiade puškiniana», Vjazemskij fu anche critico, romanziere, memorialista. Di un'intelligenza acuta, talvolta spietata, era un conversatore e narratore ineguagliabile, tanto da provocare autentiche «migrazioni salottiere» nelle case che frequentava: non appena cominciava a raccontare le sue storie, tutti si affrettavano a raggiungerlo. Storie che in gran parte figurano nei taccuini che tenne per più di sessant’anni, folti di aneddoti, riflessioni, brevi ritratti, stravaganze di personaggi illustri, battute e bizzarrie di chi viveva o era vissuto nella città che Vjazemskij più amava, Mosca, una vera e propria «repubblica» rispetto alla rigida e formale San Pietroburgo, dove la presenza della corte sembrava condizionare anche i più segreti pensieri dei sudditi. «Briciole della vita», dunque, ma capaci più dei grandi eventi di dar voce al passato prossimo ancora vivo, non imbalsamato in trattati e libri di storia. E dopo aver letto queste pagine deliziose, non potremo che concordare con Iosif Brodskij: «In Vjazemskij i russi hanno il loro Chamfort e il loro La Rochefoucauld in un'unica persona».
Il libro del tradimento. E-book. Formato EPUB Jonathan D. Spence - Adelphi, 2024 -
Città di Xi’an, Cina, 28 ottobre 1728: poco prima di mezzogiorno, un palanchino attraversa la lunga via centrale, mentre un uomo vestito curiosamente lo insegue con una corsa affannosa, brandendo in aria una lettera. Alcune guardie lo bloccano, e il destinatario, il generale Yue Zhongqi, governatore delle province di Shaanxi e Sichuan, ordina di arrestarlo. Gli basterà leggere poche righe per intuire i contorni di una gigantesca congiura anti-imperiale e dare il via a una caccia all’uomo che si concluderà con la cattura di tutti gli implicati – a partire dall’ideatore Zeng Jing. Sorprendentemente, l’imperatore Yongzheng, della dinastia Manciù, anziché emettere una sentenza capitale, preferirà indurre Zeng e gli altri congiurati a scrivere le loro confessioni e abiure, in modo che i corposi volumi di quelle apostasie rimangano come monito etico-giuridico per il futuro. Il proposito, insieme nobile e machiavellico, sarà tuttavia vanificato dall’erede di Yongzheng, il più brutale Qianlong, che farà «affettare» (ovvero giustiziare «per mutilazione progressiva», secondo antica prassi) i cospiratori e i loro parenti e ordinerà la distruzione dei volumi. E solo grazie alla temeraria disubbidienza di un cortigiano alcune copie giungeranno sino a noi. Quanto più Spence, con la sua maestria di narratore e di erudito, riesce a sprofondare nella realtà cinese – offrendoci memorabili ritratti nel formicolio di governatori e ribelli, burocrati e spie, prefetti e delatori, nonché isolando ogni tratto significativo sullo sfondo variegato dell’epoca –, tanto più ci accorgiamo che questa tragica vicenda sembra il modello, estremamente complicato e sottile, di tutti i complotti che la storia occidentale e orientale offre in abbondanza.