Libri sul melodramma
Saggi sulla storia e i protagonisti dell'opera lirica italiana
Il Paese del melodramma. E-book. Formato EPUB Bruno Barilli - Adelphi, 2025 -
Quando apparve nel 1930, Il «Paese del melodramma» fu come un colpo di scure piantato sulla tavola impeccabilmente imbandita dei musicologi «competenti», per i quali Verdi coincideva solo con la «“verve” discreta e senile» del «Falstaff». Contro quegli «intellettuali accantonati ed ostili» Barilli rivendicava la grandezza perentoria e insindacabile del Verdi del «Trovatore» e dell’«Aida». Oggi la causa di Verdi è ampiamente vinta, sicché il lettore potrà concentrarsi sulle fascinazioni descrittive ed evocative del capolavoro di Barilli. Sugli sfondi ambientali, anzitutto, a partire da una Parma simile a un «dedalo di straducole, porticati, tane e borghetti carichi di passione, di violenza e di generosità»; poi sulla disamina di singole opere, sempre sintetizzate in modo geniale e obliquo, dal «Matrimonio segreto» al «Barbiere di Siviglia»; e infine sui personaggi: dai grandi musicisti come Cimarosa e Puccini alle «prime donne» del canto, dal violinista di strada Migliavacca al contrabbassista virtuoso Giovanni Bottesini. Questo affresco formicolante e metamorfico trova il suo mastice soprattutto nella stupefacente forza dello stile, che accumula arcaismi e neologismi, rigore e stravaganza, sinestesie e ossimori, metafore ora aggressive e accese, ora geometriche e gelate, amalgamando il tutto con una coerenza euforica e temeraria, così come in un difficile e capriccioso contrappunto ogni voce concorre a formare «la» voce, quella che l’ascoltatore non può dimenticare.
I violini di Saint-Jacques: Un racconto delle Antille. E-book. Formato EPUB Patrick Leigh Fermor - Adelphi, 2023 -
Una misteriosa «mademoiselle» settantenne che fuma e dipinge nella luce meridiana degli uliveti di Mitilene, e un quadro raffigurante un’isola caraibica introvabile sulle mappe: nasce da qui, come un’ecfrasi, il racconto che richiama in vita Saint-Jacques des Alizés e la ricolloca al suo posto nelle Antille, «infilata come una perlina sul sessantunesimo meridiano». Ascolteremo dunque Berthe de Rennes rievocare quel piccolo mondo sospeso in cui l’aristocrazia coloniale creola trascorreva la «fin de siècle» fra gite in carrozza, picnic sui fianchi del vulcano, cacce, duelli e feste. Su Saint-Jacques – dove Berthe nutre segretamente qualcosa di più che un’amicizia per la figlia del conte de Serindan suo cugino, bonario signore feudale – incombe però un destino sconvolgente, che si compirà proprio durante il gran ballo del Mardi Gras, organizzato dal conte senza risparmio di musica, delizie e sorprese. Se i libri di viaggio di Fermor si leggono come romanzi, questa novella ha tutta l’esuberanza descrittiva dei suoi inarrivabili «travelogues»: la trama melodrammatica (non a caso nel 1966 ne è stata tratta un’opera lirica) si dipana su sfondi disegnati con la consueta accuratezza visiva, e con il medesimo amore per il dettaglio rivelatore, il «genius loci» e i suoi riverberi letterari. E ci ritroveremo, nelle memorabili scene del carnevale antillano, circondati – come la fattucchiera Maman Zélie e il Re Diavolo suo compare – da un vortice di percussionisti scatenati, guitti in groppa a dragoni di carta, zombi, pipistrelli e domino danzanti. Fino alle febbrili sequenze finali, nelle quali riviviamo con Berthe, attimo per attimo, la notte fatidica di cui resterà la sola, attonita testimone.