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eBooks editi da Adelphi con argomento X

EBOOK   9788845986079

La Città del Sole. E-book. Formato EPUB Tommaso Campanella   -  Adelphi, 2023  - 

«Come modello di repubblica da imitare, la “Città del Sole” è un modello da non imitare» scriveva con insolenza Alberto Savinio presentando il celebre testo di Campanella. Era il 1944, e con «La Città del Sole» l’editore Colombo di Roma inaugurava – non a caso in un periodo di oscurità e barbarie – la Collana degli Utopisti diretta da Enrico Falqui e dallo stesso Savinio. Al progetto teocratico del «lampeggiante e roccioso» filosofo calabrese, l’umanista Savinio opponeva risolutamente l’antidoto della «grecità mentale»: « ... la libertà di pensare col proprio cervello ... si accende per la prima volta in Grecia e la illumina, e non torna a riaccendersi nel mondo se non con l’Umanesimo». Violando la consuetudine che vuole il curatore di un classico distaccato e impersonale, Savinio, che per nostra fortuna non dimentica mai di essere anzitutto uno scrittore, ha saputo trasformare strumenti di solito innocui come una introduzione e un commento in un’arma acuminata e micidiale – e l’intera edizione in un confronto, secco e ardito, fra «concetto teistico del mondo e concetto umanistico»: «“La Città del Sole” non è un’utopia. Le manca il primo requisito di ogni utopia: la qualità ateistica». Temi ardui, che Savinio stesso non voleva fossero oscurati dalla felice improntitudine del suo commento. E così annotava: «Lavorando in quest’aura utopica, ho finito per credere utopicamente che i miei lettori hanno tutti superato il pregiudizio della serietà, che tanto buio spande sulle cose della coltura e comunque della vita, e sanno ormai che la serietà è un ostacolo e una limitatezza, e dunque una forma di inintelligenza».

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EBOOK   9788845986154

I pugnalatori. E-book. Formato EPUB Leonardo Sciascia   -  Adelphi, 2023  - 

Il 1° ottobre 1862 un «fatto criminale di orrida novità» funesta Palermo: alla stessa ora, in luoghi quasi equidistanti – «una stella a tredici punte» sulla pianta della città – vengono pugnalate tredici persone. A investigare su quella che subito appare come una sinistra macchinazione è il procuratore Guido Giacosa, appena arrivato dal Piemonte e già «insofferente di fronte alla “superficie verniciata, sostanza pessima” che la Sicilia gli offre» – per i palermitani, solo «un altro piemontese che veniva a comandare». L’inchiesta conduce ben presto a individuare nel principe di Sant’Elia, ricchissimo e rispettatissimo senatore del Regno d’Italia, l’insospettabile mandante. Con crescente angoscia, con disperazione, fra complotti, doppie verità e «sommessi sussurri», avvalendosi solo della testimonianza di pentiti e spie screditate ma armato di un coraggio, un acume e una pazienza infiniti, Giacosa affronterà l’immane difficoltà di costruire una solida accusa. La sua indagine, che Sciascia ripercorre con febbrile tenacia fin nelle sue più tortuose ramificazioni, non basterà a salvare le misere reclute della congrega dei pugnalatori, troppo facili vittime di una giustizia sconfitta, né a inchiodare i veri responsabili. Come sempre, le grida dei condannati a morte vengono soffocate dalle parole afone delle carte giudiziarie e dei rapporti di polizia, coperte dall’autorità di uno Stato vacillante, disperse nei vertiginosi labirinti del potere.

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