Gangemi Editore eBooks
eBooks editi da Gangemi Editore con argomento Arte Indiana
Ajanta Dipinta - Painted Ajanta Vol. 1 e 2: Studio sulla tecnica e sulla conservazione del sito rupestre indiano - Studies on the techniques and the conservation of the indian rock art site. E-book. Formato EPUB Aa. Vv. - Gangemi Editore, 2016 -
Il sito archeologico di Ajanta, nello stato indiano del Maharashtra, è composto da cinque templi e ventiquattro monasteri buddhisti, scavati nella parete rocciosa della valle del fiume Waghora a partire dal .C. Dopo essere stati per secoli un centro di vitale spiritualità, i santuari vennero poi abbandonati intorno al 650 d.C. e gradualmente dimenticati fino a quando, nel 1819, furono riscoperti fortuitamente durante una spedizione inglese di caccia alla tigre. Inserito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, il complesso di Ajanta è considerato, con il suo tesoro di pittura e scultura, un eccezionale repertorio delle origini e dell'evoluzione dell'arte classica indiana. La tradizione italiana in materia di restauro e conservazione ha reso l'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro di Roma l'interlocutore ideale per un progetto di cooperazione internazionale finalizzato allo studio della tutela e della conservazione delle pitture della grotta 17, valutando le evidenze scientifiche, esaminando i dati storici e gli elementi culturali. L'interdisciplinarità a cui si ispira il metodo di ricerca dell'ISCR ha garantito il dialogo tra le diverse competenze. In questi due volumi i risultati delle indagini sono stati raccolti e documentati da un ricco apparato di immagini, per presentare finalmente un quadro completo e aggiornato sulle condizioni ambientali, sui materiali costitutivi e sullo stato di conservazione delle pitture murali e per indicare nuove direzioni per il futuro del restauro ad Ajanta. The archaeological site of Ajanta in the Indian state of Maharashtra is made up of five temples and twenty-four Buddhist monasteries, hewn in the rock wall of the Waghora river valley. Their construction dates back to about 200 BC and the shrines were a focus of spirituality for centuries. Then, around 650 AD they were abandoned and gradually forgotten, until they were rediscovered by a British tiger-hunting expedition in 1819. Today, the Ajanta complex is a UNESCO world heritage site and, with its treasure of paintings and sculptures, is considered an exceptional repertory of the origins and evolution of classical Indian art. In choosing the ideal interlocutor for a project of international cooperation, the Italian tradition of restoring works of art made the Rome-based Higher Institute for Conservation and Restoration (ISCR) the ideal choice. The aim of the project is to study and safeguard the paintings in cave number 17, assessing the scientific evidence by examining the historical data and the cultural elements. The interdisciplinary approach which forms the basis of the ISCR's method of research ensures a useful dialogue between the various professional skills involved. The results of the surveys have been gathered together in these two volumes accompanied by a handsome collection of photographs, to present a complete and updated picture of environmental conditions, costitutive materials and state of conservation of the wall paintings, and to show the way ahead for the future restoration of the artworks at Ajanta.
Il dio benevolo e la dea inaccessibile: Sculture dall'India e dal Nepal. Studi e Restauro. E-book. Formato EPUB Aa. Vv. - Gangemi Editore, 2015 -
Ancora una volta la Fondazione Paola Droghetti onlus conduce i suoi amici alla scoperta di tesori poco conosciuti: un intento che convive con quello di valorizzare musei spesso ignorati dall’attenzione sommaria del grande pubblico e per i quali è sempre più difficile trovare fondi destinati al restauro e alla conservazione. Siamo infatti intervenuti nell’anno 2012, finanziando il restauro di una stele medievale indiana, acquistata dallo Stato per il Museo Nazionale di Arte Orientale nel 1972, e qui conservata. Una scultura straordinaria, risalente al decimo-undicesimo secolo dopo Cristo, contemporanea a quando l’arte italiana era cristallizzata nei resti della figuratività bizantina, o nel linguaggio artistico ancora primitivo della civiltà longobarda, e che ci porta nel mondo orientale, permeato dal Buddhismo. Veniamo così a conoscere attraverso la stele in pietra con Siva, il dio motore del mondo, e la sua sposa Parvati, la coppia più venerata nella religiosità hindu, un mondo strettamente basato sul legame dell’umano e del divino con la natura. Nella scultura insieme alla coppia divina, compare infatti il toro, simbolo di Siva, il leone “attributo” canonico di Parvati, il fiore del loto e delicate ghirlande vegetali di cui sono vestite a profusione le due divinità. E l’immagine si colora di una delicata connotazione sentimentale, nel gesto di Parvati che cerca con il palmo destro di aderire al piede dello sposo, esprimendo in modo delicato e lampante la sua devozione e l’intimità dell’unione fra i due coniugi. Altrettanto elegante, ma più rarefatta è l’immagine della mitica Durga, la dea guerriera e inaccessibile raffigurata in una stele in legno nepalese secentesca proveniente probabilmente da una decorazione templare. Su quest’ultima, anch’essa conservata presso il Museo Nazionale d’Arte Orientale, la Fondazione Paola Droghetti è intervenuta, finanziando il restauro nel 2014. In entrambi i manufatti prevale una gestualità pacata e solenne ed uno spirito lineare che ritroviamo nell’eleganza astratta dei prodotti indiani che invadono i nostri mercati (dai tessuti, ai gioielli, agli arredi) ma anche una potente forza espressiva, che il mondo indiano ci trasmette tuttora: ricordate “The Millionaire”? Ecco perché assicurare la conservazione di due opere tanto raffinate quanto poco note come sono le due stele del Museo Nazionale d’Arte Orientale e poterle conoscere meglio attraverso gli scritti raccolti in questo volume è stato importante: perché lontano dal nostro mondo rigorosamente pragmatico e occidentale ci parlano di simboli e di valori eterni e per la maggior parte di noi tutti da scoprire.