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eBooks editi da Rubbettino Editore con argomento Criminali
Storia dell’Italia mafiosa: Perché le mafie hanno avuto successo. E-book. Formato EPUB Isaia Sales - Rubbettino Editore, 2022 -
Storia dell’Italia mafiosa rappresenta un’importante innovazione nello studio e nell’analisi dei fenomeni mafiosi in Italia. Per la prima volta viene ricostruita in maniera unitaria la storia della mafia, della ‘ndrangheta e della camorra dalla nascita nel Mezzogiorno borbonico, allo sviluppo nell’Italia post unitaria, al definitivo affermarsi in età repubblicana, fino ai nostri giorni. Si è dinanzi ad un grande affresco storico che individua le ragioni di fondo di un modello criminale il cui successo dura ininterrottamente da duecento anni. Il volume rappresenta inoltre il contributo più significativo al superamento delle interpretazioni dominanti delle mafie come frutto esclusivo del Mezzogiorno, della sua arretratezza economica e sociale, di una cultura omertosa e complice. Isaia Sales dimostra come quel racconto, pressoché immutato da due secoli, continui a costituire un formidabile ostacolo alla comprensione delle mafie e a rappresentare, nella migliore delle ipotesi, un colossale abbaglio. Pagine appassionanti svelano perché le mafie, nonostante gli auspici di tanti, non siano state sconfitte dalla «modernità», anzi si siano trovate pienamente a loro agio dentro di essa, senza alcun imbarazzo. E sono ancora qui nell’Italia post moderna di oggi, nel mondo di Google e dell’Ipad. E non solo nel Mezzogiorno.
Atlante delle mafie (vol 1): Storia, economia, società, cultura. E-book. Formato EPUB Enzo Ciconte - Rubbettino Editore, 2013 -
A cosa è dovuto il successo plurisecolare delle mafie italiane? E come mai viene definita “mafia” ogni violenza privata che ha successo nel mondo? L’Atlante delle mafie prova a rispondere a queste due domande. Partendo dalla messa in discussione dal paradigma interpretativo dell’esclusività della Sicilia nella produzione di ciò che comunemente si intende per mafia. Se un fenomeno, nato in Sicilia nell’Ottocento, ha avuto una così lunga durata, affrancandosi dalle condizioni storiche e territoriali che ne resero possibile la sua originaria espansione e proiettandosi così agevolmente nella contemporaneità (divenendo addirittura un modello vincente per tutte le violenze private del globo) non è utile continuare a descriverlo solo come un originale prodotto siciliano. Il modello mafioso, infatti, si è dimostrato riproducibile nel tempo e in altri luoghi, non più specifico solo della Sicilia e del Mezzogiorno d’Italia. Con il termine mafia si deve intendere oggi un marchio di successo della violenza privata nell’economia globalizzata. Con questa ottica, l’Atlante delle mafie passa in rassegna le “qualità” criminali che differenziano nettamente i fenomeni mafiosi dalla criminalità comune e da quella organizzata. Esse vengono sintetizzate in cinque caratteristiche: culturali, politiche, economiche, ideologiche e ordinamentali. Secondo i curatori, si può ritenere mafia la “violenza di relazioni”, cioè una violenza in grado di stabilire contatti, rapporti, e cointeressenze con coloro che detengono il potere ufficiale, sia politico, economico e religioso, che formalmente dovrebbero reprimerla e tenerla a distanza. Perciò viene contestato ampiamente il luogo comune delle mafie come antistato, come antisistema. È stato proprio questo luogo comune a tenere per anni in ombra il vero motivo del successo delle mafie. Mentre alcune forme di violenza e di contestazione armata del potere costituito si sono manifestate contro le leggi e contro la visione unitaria dello Stato (il brigantaggio nell’Ottocento, le rivendicazioni etniche-territoriali e il terrorismo politico nel Novecento) e perciò alla fine sono state sconfitte, le mafie hanno usato una violenza non di contrapposizione, non di scontro frontale, ma di integrazione, interna cioè alla politica e al potere ufficiale. Dunque, per mafia si deve intendere una violenza di relazione e di integrazione. In questa loro caratteristica consiste la ragione del loro perdurante successo.
Atlante delle mafie (vol 2): Storia, economia, società, cultura. E-book. Formato EPUB Enzo Ciconte - Rubbettino Editore, 2014 -
saggi del secondo volume dell’Atlante delle mafie coprono un ampio spettro di problemi: le descrizioni delle rappresentanze territoriali delle mafie nel Centro e nel Nord, uno studio sulla Basilicata, il racconto delle mafie fatte da alcuni giornali, Tv e magistrati, ed altri temi che comprendono i movimenti antimafia, il cosiddetto «partito della mafia», il riciclaggio, le donne. Sono spaccati che consentono di penetrare ambiti nuovi o già conosciuti, ma riletti con un’ottica nuova, per comprendere le «ragioni di un successo», preoccupazione analitica che continua a caratterizzare la scelta dei testi ospitati in questa seconda pubblicazione. Il saggio introduttivo dei curatori, in particolare, si sofferma sul fatto che il successo delle mafie anche nelle regioni del Centro-Nord obbliga a rivedere i canoni interpretativi con cui l’opinione pubblica nazionale ha seguito l’evoluzione dei fenomeni mafiosi, partendo dal convincimento che non sarebbe seria oggi una storia delle mafie senza includere ciò che è avvenuto negli ultimi trent’anni in quei territori dove il fenomeno delle infiltrazioni mafiose «è giudiziariamente quasi inesistente», almeno secondo le risultanze giudiziarie di quelle regioni. L’uso della violenza nelle relazioni sociali ed economiche, o l’affidarsi ad essa per conseguire vantaggi e competere sul mercato, non è un problema solo della società, dell’economia e della politica meridionali, ma si è trasformato in un problema dell’intera nazione. C’è consapevolezza di ciò nelle classi dirigenti italiane? C’è consapevolezza, insomma, che una parte sempre più crescente del Paese accetta che settori della nostra economia siano regolati anche dalla violenza mafiosa? Le interpretazioni criminal-razziste che hanno prevalso finora nelle regioni del Centro-Nord, in base alle quali in società «virtuose», laboriose, ricche e civili mai si sarebbero radicati fenomeni mafiosi tipici di territori arretrati e di mentalità «contigue», sono state clamorosamente smentite e rappresentano nei fatti una delle cause principali del ritardo con cui si sta facendo fronte a questa sconvolgente novità. Le differenze tra Nord e Sud, da sempre al centro del dibattito e dello scontro politico e culturale italiano, non si sono dimostrate così forti e irreversibili da impedire un tale radicamento delle mafie anche in territori ed economie che sembravano non «predisposte» ad un tale esito. Proprio questa novità dovrebbe sgombrare il campo in particolare da quel teorema in base al quale le mafie non avrebbero potuto sopravvivere senza il loro territorio d’origine, cioè fuori dai luoghi dove sono nate. Sulla buona accoglienza delle mafie anche in società considerate amafiose, l’Italia sembra più unita di quanto le «distanze storiche» economiche e civili lasciavano presupporre. Questo secondo volume ci mette davanti a questo dato in tutta la sua impressionante evidenza.