Donzelli Editore eBooks

eBooks editi da Donzelli Editore Storia del 20. Secolo dal 1900 al 2000

EBOOK   9788868432799

Storia del miracolo italiano: Culture, identità, trasformazioni fra anni cinquanta e sessanta. E-book. Formato EPUB Guido Crainz   -  Donzelli Editore, 2015  - 

Italia, anni Cinquanta: la Seconda guerra mondiale è finita ormai da qualche anno e il suo ricordo si allontana; trasformazioni radicali investono i modi di produrre e di consumare, di pensare e di sognare, di vivere il presente e di progettare il futuro. È la fine dell'universo contadino. Irrompono nuovi gusti e più complesse culture, in un processo tumultuoso che ridisegna geografie produttive e sociali, insediamenti e poli di attrazione. L'intero paese si trasforma sotto un impulso irrefrenabile. È il "miracolo". La profondità della "grande trasformazione", e i molteplici impulsi che essa produce, vengono qui ripercorsi in un'indagine a tutto campo che analizza sia la capacità di tenuta di vecchi orizzonti mentali, sia i tratti di una "modernità" che si va affermando in modo prepotente quanto diseguale. Nell'agonia del centrismo emergono strutture e comportamenti degli apparati dello Stato largamente segnati dal fascismo, ma ora innestati nel quadro della nuova collocazione "atlantica" dell'Italia. Irrompono forme diverse di protagonismo collettivo, solo in parte eredi delle organizzazioni di massa delineatesi nel dopoguerra. Ed è l'avvento del centro-sinistra. Con questo volume, che dopo quattro edizioni nei "Progetti" Donzelli viene ora riproposto nelle "Virgolette", Guido Crainz ha dato inizio alla sua ricognizione a tutto campo della storia dell'Italia contemporanea: un percorso che ha conosciuto la sua seconda tappa con Il paese mancato, dedicato al periodo successivo, apertosi con i tumultuosi anni Sessanta e chiusosi con gli scenari di stabilizzazione degli anni Ottanta.

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EBOOK   9788855227537

L'antifascismo: Una tradizione generativa (1945-2025). E-book. Formato EPUB Andrea Rapini   -  Donzelli Editore, 2025  - 

«È possibile pensare un antifascismo che non sia solo un residuo nostalgico del passato, destinato ad ammutolirsi davanti alle grandi questioni del presente e all’orizzonte mentale delle giovani generazioni? L’antifascismo va inteso come una promessa di liberazione arricchitasi – in modo generativo – di sempre nuove sfaccettature, ma con un nocciolo invariante: allargare la democrazia, farla vivere nella vita reale delle persone, trasformare i rapporti di potere, parlare a chi sta ai margini». La Festa della Liberazione dal nazifascismo, di cui nel 2025 si celebrano gli ottant’anni, ha sempre diviso gli italiani poiché sancisce l’epilogo di una dittatura ventennale e di una lacerante guerra civile. I conflitti che costantemente l’accompagnano dimostrano la persistenza e la periodica riapertura di quelle ferite: noi ci sentiamo ancora eredi di quel passaggio storico e continuiamo a interrogarci su di esso. Ma cosa ne è oggi dell’antifascismo, nell’Italia con il Parlamento e il governo più a destra della storia repubblicana? Andrea Rapini prova a rispondere a questa domanda affrontando un viaggio nel passato alla ricerca del nucleo profondo che ha reso l’antifascismo vitale, capace di trasmettersi nel tempo, di incontrare nuove generazioni e nuove questioni politiche. Fin dai primi anni quaranta, gli antifascisti compresero che per sconfiggere il fascismo occorreva contrapporre al regime di Mus solini un programma attivo di trasformazione della società, della politica e delle forme di vita. Il loro obiettivo, dunque, era generare una democrazia di massa che programmaticamente abbattesse non solo le ingiustizie e le disuguaglianze del presente, ma anche i nuovi volti dell’oppressione che si sarebbero presentati nel futuro. Questa tensione si rivela fondamentale ancora oggi. In un frangente epocale in cui l’ordine internazionale fondato dopo la sconfitta del nazifascismo sta andando in frantumi, la guerra torna minacciosa e la democrazia si sfibra di giorno in giorno, abbiamo bisogno di riscoprire quel nucleo vitale e di adattarlo alle sfide del mondo globale. Il libro mostra che la riappropriazione dell’eredità dell’antifascismo è già in corso, benché le istituzioni si ostinino a proclamarne la morte.

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EBOOK   9788868431013

La via del Sud. Il Mezzogiorno degli anni Cinquanta nell'analisi del movimento di «Comunità». E-book. Formato PDF Riccardo Musatti   -  Donzelli Editore, 2014  - 

Gli anni cinquanta hanno costituito, per il Mezzogiorno, un periodo di grandi cambiamenti strutturali e sociali. Intrecciando elementi storico-descrittivi a mutamenti ideologici, il libro di Musatti, scritto nel pieno di quella stagione, rappresenta – riletto oggi, dopo quasi sessant’anni – un documento di impressionante lucidità. Il pamphlet (così lo definiva lo stesso autore) si proponeva di individuare i fattori che avevano determinato l’indebolimento dell’originaria struttura meridionale. La grande rivoluzione sociale ed economica generata dall’emigrazione, la scarsa riuscita delle alleanze di stampo gramsciano tra operai del Nord e contadini del Sud, i parziali insuccessi della Cassa del Mezzogiorno come ente autonomo, sono solo alcuni tra i fattori di una trasformazione convulsa, che non riuscì a raggiungere l’obiettivo di una vera crescita del Sud, pur in presenza di uno scenario dominato da un intervento statale senza precedenti. La via del Sud rappresenta un’analisi puntuale di tutte le grandi problematiche radicate nel Mezzogiorno, di cui Musatti aveva conoscenza diretta grazie alla sua esperienza di «meridionalista» del Movimento di Comunità. È proprio l’appartenenza dell’autore al gruppo – fondato e diretto da Adriano Olivetti, radicato in quegli anni attorno all’esperienza della fabbrica di Ivrea e proteso anche alla comprensione e alla risoluzione dei problemi del Sud – a rendere così interessante il testo. La conoscenza della realtà, di ciò che era già stato fatto e tentato e, soprattutto, la consapevolezza di quello che si sarebbe potuto fare, sono i punti fondamentali di quest’analisi del Sud nel momento di massima espansione delle politiche dell’intervento straordinario. Ed è proprio contro l’impostazione della Cassa del Mezzogiorno – considerata da Musatti come affetta da un rischio di astratto centralismo – che si leva la difesa appassionata delle ragioni delle comunità locali, alla ricerca di un riscatto del Mezzogiorno che potesse essere patrocinato direttamente dai suoi paesi e dalle sue città, dai suoi stessi abitanti.

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