Donzelli Editore eBooks
eBooks editi da Donzelli Editore Diritto costituzionale e amministrativo
Corruzione. La tassa più iniqua. E-book. Formato PDF Mauro Marcantoni - Donzelli Editore, 2013 -
È stata approvata recentemente una norma anticorruzione (190/2012) dopo tre anni di discussione (ostruzionismo) in Parlamento, ma tutti i gruppi politici sembrano già animati a modificarla. La norma avvicina «a parole» l’Italia al resto del mondo,ma la tiene ancora lontana dalle reali esigenze del paese: l’attenzione è concentrata sulla corruzione amministrativa e si trascura quella politica, non si prendono in considerazione i reati a essa collegati (falso in bilancio, fondi neri, finanziamento ai partiti ecc.). La norma per la prima volta tiene conto delle esigenze di prevenzione oltre che della repressione: per la prevenzione è prevista l’adozione di una serie di strumenti per i quali esiste però un deficit culturale sia della società civile che del management delle aziende soprattutto pubbliche. L’attività di repressione, invece, rimane ancora molto inefficace; l’arsenale penale è di fatto spuntato per effetto dei termini della prescrizione che hanno fatto sì che nessuno sia mai andato in galera per corruzione nel passato e nessuno ci andrà nel futuro. Abbiamo scherzato. L’analisi costi benefici di chi corrompe o è corrotto è ancora molto vantaggiosa a favore di entrambi: non c’è di fatto pena e non c’è condanna morale da parte della società civile che legge la corruzione come un «male necessario» per combattere la burocrazia imperante. La corruzione è una «tassa iniqua» e ingiusta di 1500 euro a persona, incluso il neonato che viene alla luce in questo secondo, che ruba il futuro alle generazioni future, cancella la meritocrazia, tiene lontani gli investimenti esteri, fa migrare le aziende italiane. La corruzione secondo stime (sbagliate) – per assurdo non esiste in Italia un modello di stima attendibile – quota 70miliardi l’anno e combatterla seriamente equivale a lanciare più finanziarie e spending review a costo zero in un solo anno. Il volume propone riflessioni, considerazioni, dati, confronti, strumenti e agende da implementare in chiave giuridica, organizzativa, economica e sociale.
Di chi è la colpa. Sette possibili cause del dissesto italiano. E-book. Formato PDF Umberto Vincenti - Donzelli Editore, 2013 -
Che l’Italia sia, tra i paesi occidentali, uno dei più in difficoltà è ormai un luogo comune,ma l’analisi delle cause di questa situazione appare difettosa o incompleta. In queste pagine l’analisi assume perciò premesse temporali e di merito diverse da quelle correnti. Si indagano i decenni della prima Repubblica, dalla ricostruzione postbellica alla fine degli anni settanta, e si pongono al centro gli assetti istituzionali e normativi, poiché è pur sempre il diritto a (dover) governare l’economia e non viceversa. È in queste strutture che si cercheranno le cause della crisi odierna. Si parte dunque dalle voci Costituzione e Diritti e si prosegue con l’esame delle altre possibili cause: Incompetenza, Disinformazione, Burocrazia, Impunità, Divisione. Ma alla base ve n’è una che le accomuna tutte, l’Ingiustizia, poiché l’Italia è, prima di ogni cosa, un paese profondamente ingiusto. Tuttavia, così come avvenne all’indomani del secondo conflitto mondiale, il paese può ancora farcela. Il miracolo economico, infatti, non fu solo opera della classe politica dell’epoca: esso si deve principalmente a una generazione straordinaria di italiani che ci ha regalato il benessere di cui abbiamo fin qui goduto. Lo spirito di sacrificio e l’intraprendenza di quegli uomini e quelle donne hanno annullato per oltre un ventennio le contraddizioni già esistenti del nostro sistema istituzionale,ma esse sono puntualmente riemerse non appena quella generazione ha cominciato, per ragioni anagrafiche, a passare la mano nel corso degli anni settanta, quando i segnali dell’inefficienza iniziarono a manifestarsi. Quei vecchi non mancarono di cogliere il mutamento e di esprimere il loro sconcerto, come dimostrano certi settori della pubblicistica dell’epoca. Una pubblicistica di cui si è persa quasi memoria, ma che oggi è necessario ripercorrere per capire che le cause del dissesto non sono poi così recenti, e che la ripresa economica e una stretta aderenza ai principî della Costituzione del 1948 non bastano per uscirne senza prima porsi una domanda essenziale: la legalità e l’etica oggi vigenti possono consentire il retto funzionamento delle istituzioni repubblicane?