Bollati Boringhieri eBooks
eBooks editi da Bollati Boringhieri di Formato Pdf ARTI
La conoscenza accidentale. Apparizione e sparizione delle immagini. E-book. Formato PDF Georges Didi-Huberman - Bollati Boringhieri, 2011 -
Alla strada maestra del metodo, si sa, convengono ordine, precisione e principi distintivi. Ma producono conoscenza, e non di rango inferiore, anche gli sviamenti, gli attimi di pura fascinazione per ciò che non stavamo cercando e che ci viene incontro con la felice impertinenza della casualità, interpellandoci come un enigma esigente. Georges Didi-Huberman sperimenta in ogni suo saggio quanto sia proficuo inoltrarsi nei sentieri laterali, indugiare sulle irregolarità, prestare attenzione agli scarti. Il suo modo di studiare le immagini non potrebbe essere più lontano da una storia dell'arte che si concentra perlopiù su capolavori, supreme espressioni di personalità d'eccezione a cui si piegano forme e tecniche. Se gli oggetti che predilige Didi-Huberman sono accidentali e spuri, questo libro vuole saldare il debito con la loro generosità di cose apparenti, minime, e tuttavia insostituibili nel chiamare in causa interi mondi. Hanno l'aspetto di ramoscello e di foglia secca degli insetti-stecco, esseri senza capo né coda che sfidano lo stesso mimetismo. O ritornano, alla maniera dei fantasmi, grazie all'arte d'occasione di un mercato popolare, dove è in vendita un pezzo da presepe incredibilmente simile a un ex voto etrusco di ventitré secoli fa. O trapelano dal particolare informe di un dipinto, i fili rossi che scendono a rivolo nella Merlettaia di Vermeer. O capovolgono il rapporto luce/tenebre, come avviene nel sarcofago romano di Leida, scolpito all'interno per far sentire a casa la donna morta a cui fu destinato. Non è il gusto del dettaglio - quasi indistinguibile dal feticcio - a ispirare l'accostamento di questi oggetti a prima vista eterogenei, bensì la consapevolezza che la forza del visibile vive di apparizioni e di evanescenze, di affioramenti e di sparizioni. Un pensiero all'altezza delle immagini deve avere la modestia di adattarsi al loro regime incostante. Forse solo così ritroverà la pregnanza che inseguiva.
Liberi di costruire. E-book. Formato PDF Marco Romano - Bollati Boringhieri, 2013 -
La città è stata fin dal Medioevo il luogo della socialità per eccellenza, il contesto nel quale si sviluppano le dinamiche che determinano l’identità individuale, la dignità e i sentimenti dei «cittadini». La civitas europea ha trovato storicamente la sua manifestazione esteriore nell’urbs, la cornice quotidiana fatta di strade e case in cui le persone ambientano le proprie vite, in un confronto interpersonale che è la base stessa della libertà. Per secoli le città hanno visivamente «mostrato» le tensioni, i conflitti e le diverse istanze di chi le aveva abitate, lasciandole scolpite nella tessitura delle strade e nell’architettura delle abitazioni. Nell’ultimo secolo ha invece preso il sopravvento il concetto di pianificazione, l’idea che fosse vantaggioso stabilire a priori in quali direzioni e con quali modalità una città dovesse svilupparsi, in vista di un fine considerato – dall’autorità – necessario al benessere della cittadinanza. Ma così facendo si è inevitabilmente sottratto al cittadino il diritto di esprimere la propria visione e di far parte a tutti gli effetti della società in cui vive. Liberi di costruire è un libro «impegnato», denso di denuncia e di consapevolezza politica, nel quale l’autore reclama il diritto alla libertà. «Ridurre i desideri degli uomini a diritti codificati nella dottrina della pianificazione, imposti da governi illuminati e pedagogici a cittadini riottosi e ignari del loro stesso bene, significa cancellare quello che li rende uomini: la diversità dei loro individuali progetti di vita».
Salto di scala: Grandezze, misure, biografie delle immagini. E-book. Formato PDF Ruggero Pierantoni - Bollati Boringhieri, 2012 -
Sulla sommità di una monumentale testa di sfinge dal profilo africano, ingegneri francesi sono impegnati in riti di misurazione; appoggiata alla possente nuca di pietra, si intravede la lunghissima scala da cui sono saliti. Quel remoto episodio della campagna d'Egitto riprodotto in copertina illustra una delle operazioni meno scontate che si possono compiere con un manufatto artistico: stabilirne le dimensioni. Sembrerebbe un gesto prosaicamente quantitativo, invece schiude un mondo, anzi mette in comunicazione mondi diversi. A Ruggero Pierantoni, che sa di scienza e d'arte, ed è abituato a spiccare balzi dall'una all'altra con estro da acrobata e curiosità leonardesca, non sfuggono le meraviglie del misurare. Che si accosti un righello a un affresco dissepolto o si immerga una statua in una vasca piena d'acqua per calcolare - alla maniera di Vasari - il volume del marmo scolpito, prendere le misure significa varcare la soglia dell'opera, lasciare che le sue ragioni dimensionali parlino di qualcosa che va oltre il millimetrabile, ossia di pensiero spaziale, di artifici retorici, di astuzia esecutiva, di strategie di visione, di negoziato tra grandezza effettiva e proporzioni evocate, di distanze fisiche tramutate in senso del tempo. Attraverso funambolici salti di scala dal minuscolo al colossale, dalle superfici planari al tutto tondo, Pierantoni riesce a portare alla luce il non-detto delle immagini, raccontando la materialità e l'epica infinita della loro creazione. Un atletismo che riconnette, su un terreno poco battuto dagli storici dell'arte, la ieratica statuaria egizia e il santuario della democrazia sul Mount Rushmore, il fregio lungo la cella del Partenone, destinato alla penombra più che allo sguardo, la trionfale Marcia dell'umanità di Siqueiros e un piccolo bassorilievo sacro di Donatello. Forse solo a un amico e a un complice come Pierantoni essi sono pronti a confidare il loro segreto.