Bruno Osimo eBooks
eBooks editi da Bruno Osimo di Formato Epub Letteratura teatrale
Il giardino dei ciliegi(L'amareneto) versione filologica. E-book. Formato EPUB Anton Cechov - Bruno Osimo, 2025 -
PostfazioneHo pensato di tradurre Il giardino dei ciliegi quando mi sono accorto che gli alberi in questione non sono ciliegi, ma amareni. Il dramma ruota intorno all'impoverimento della famiglia dovuto proprio al fatto che le amarene non sono trasportabili (e quindi commerciabili) a meno di sottoporle prima a procedimenti di conservazione (marinatura). Sono proprio i procedimenti che non sono più noti, e che causano la decadenza, con tutto ciò che ne deriva. Manca il tramandarsi di generazione in generazione dei "metodi di famiglia", delle "tradizioni" che hanno fatto di questo, il più grande amareneto della regione, una fonte di ricchezza.Quanto al "giardino", la parola russa sad si usa in locuzioni come fruktovyj sad, "giardino della frutta", ma che noi chiamiamo «frutteto», zoologiceskij sad, "giardino degli animali", ma che noi chiamiamo «zoo», botaniceskij sad, "giardino botanico", ma che noi chiamiamo «orto botanico» e così via. Quindi risulta evidente che la resa «giardino dei ciliegi» è rozza e frettolosa (il che ovviamente non giustifica che non sia stata corretta nei centodieci anni successivi). Soprattutto, non è il giardino di casa, come pensano tutti gli italofoni a teatro, ma ettari ed ettari di campo coltivato a frutta. Non so se è più bello o meno bello, ma certamente è diverso.Anche in tutto il resto la mia traduzione ha una sola ambizione: la precisione. Se mai una compagnia teatrale deciderà di usarla per un allestimento, ci lavorerà sopra, con o senza il mio aiuto. Io ho cercato di produrre battute recitabili, ma non sono né attore né regista. E non c'è nulla di peggio di un traduttore che sceglie una formulazione immaginandosela abbinata a una certa intonazione, senza rendersi conto che quella intonazione è solo nella sua testa, ma non ci sono appigli né di punteggiatura né di altro tipo che possano suggerirla (a parte la telepatia, che forse non è un criterio del tutto scientifico).Il barin, la bàrynâ, il mugìk e altri realia sono rimasti tali. Nella maggior parte dei casi, sono parole reperibili nei dizionari di italiano. Per qualsiasi commento, suggerimento, critica vi prego di scrivermi. C'è di bello che gli ebook si possono correggere anche dopo averli venduti (e comprati). Buona lettura!Milano, 7 luglio 2014Bruno Osimo
Tre sorelleversione filologica. E-book. Formato EPUB Anton Cechov - Bruno Osimo, 2025 -
Questa traduzione del dramma cehoviano è stata condotta allo scopo di fornire alle compagnie teatrali e alle lettrici e ai lettori comuni un testo che, in mancanza di una conoscenza diretta della lingua russa, possa darne un’idea più simile possibile all’originale. La punteggiatura, nei limiti consentiti dalla grammatica italiana, è stata conservata. I realia – le parole intraducibili che caratterizzano la cultura esotica – sono stati conservati, con nota a piè pagina, per mantenere il colorito dell’originale.La traduzione è stata svolta nell’àmbito del corso di laurea magistrale in traduzione tenuto presso la Civica Scuola «Altiero Spinelli» di Milano nell’anno accademico 2021-2022 dalle quattro allieve citate nella pagina del colophon, sotto la mia guida e supervisione.
Il gabbianoversione filologica per il teatro. E-book. Formato EPUB Antón Céchov - Bruno Osimo, 2025 -
Quando si traduce si fanno necessariamente delle scelte, perché non si può tradurre tutto in modo ottimale. Nel caso specifico, quando il testo della traduzione è destinato alla recitazione, tutte le battute devono avere come dominante la recitabilità, la pronunciabilità, la plausibilità della frase. Sono considerazioni che fa in primo luogo l’autore, e che il traduttore deve fare proprie. Fermo restando che un testo del 1896 non ha di solito lo stesso registro e lo stesso lessico di un testo del 2022, le frasi devono suonare verosimili in bocca a chi le pronuncia.Questa è stata la nostra preoccupazione principale traducendo il capolavoro di Cechov. L’altra dominante è stata il rigore filologico. Quando si traduce un gigante, non solo letterario ma anche filosofico e umano, bisogna mettere da parte – se necessario: con Cechov a noi è successo molto di rado – il proprio gusto personale e lasciar emergere quanto possibile la poetica dell’originale. La tragedia (non si capisce perché l’autore la definisca «commedia») ruota intorno alla figura di una donna affetta da disturbo istrionico della personalità, Arkàdina. Come è tipico delle persone così, è molto egoriferita e le importa assai poco di chi le sta intorno. Figlio, amante, fattore, servitù, amici di famiglia vanno bene purché la adorino come fa il suo pubblico (è attrice) e non infrangano il suo delirio di autoadorazione. Ne fa le spese in primo luogo il figlio, Treplëv, che pur di apparire interessante agli occhi della madre scende nel terreno di lei – il teatro – e scrive un dramma che mette in scena nel giardino di casa, ma non riesce a sopportare la reazione maleducata e irrispettosa della madre stessa durante la rappresentazione e interrompe la rappresentazione. Si noti che il figlio decide di farsi drammaturgo per motivi esclusivamente edipici, perché capisce che sarebbe l’unico modo per attirare l’attenzione della madre. E questo corteggiamento infausto continua per tutta la durata dell’opera. L’inutilità della vita e l’insensatezza e la stupidità della morte sembrano simboleggiate dal gabbiano che Treplëv uccide senza motivo e depone ai piedi della sua amata Nina, l’attrice che gli fa da complice e collaboratrice nella recitazione del dramma iniziale. Ma nemmeno Nina riesce a capire cosa significa il cadavere del gabbiano steso ai suoi piedi, si sente imbarazzata per non capirlo e nel contempo le sembra che questo giovane viziato si prenda un po’ troppe libertà sottoponendola quasi a un test in cui le chiede di capire il senso simbolico del gabbiano morto.Nina andrà avanti fino alla fine a dire come un disco rotto «Io sono un gabbiano», senza rendersi conto che in realtà il gabbiano è Treplëv, perché è bello ma improduttivo, simbolico ma inconsistente, leggiadro ma infelice. E, in fondo, della sua morte non importa nulla a nessuno.Il pubblico di Cechov soffre per come Arkàdina riesca a godersi la vita a dispetto di tutti i drammi – in parte causati da lei – che le strisciano attorno, soffre per come Nina si rovini la vita innamorandosi dello scrittore vecchio e famoso che la “usa” e la “getta”, rifiutando caparbiamente l’amore sincero e innocuamente morboso dell’aspirante drammaturgo che ha più o meno la sua età. Un altro motivo esistenziale ed etico che pervade la tragedia è quello della fortuna letteraria. Trigórin è uno scrittore di successo. Scrivere gli riesce facile. Ma in fondo è la versione maschile della sua amante Arkàdina.