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eBooks editi da Educatt di Formato Pdf Studi sui mezzi di comunicazione di massa
100 anni di editoriaStoria dell’Istituto Geografico De Agostini 1901-2001. E-book. Formato PDF Roberto Cicala - Educatt, 2014 -
Dall’inchiostro alla rete, la vocazione di De Agostini, che ha raggiunto ilmiliardo di fatturato in euro con la leadership mondiale nelle opere a fascicoli,diffuse in 33 Paesi e in 13 lingue diverse, si è sempre contraddistinta in unastrategia che intende coniugare tradizione e innovazione. In questo binomiosta l’unicità di una realtà che ha raccolto storici primati editoriali e che perrinnovarsi deve essere sempre più creatrice e organizzatrice di “contenuti”nell’era digitale con grande attenzione ai new media. Crediamo infatti che ilfuturo sia nelle mani delle persone capaci di inventare il mondo, non di chi silimita a guardare un mondo che cambia.Partito da un carta geografica, l’Istituto Geografico De Agostini l’ha popolatadi cose, parole e immagini, prima mute poi audiovisive e multimediali,mantenendo però sempre l’uomo al centro. È a lui che, con l’esperienza diquesti cento anni, rivolgiamo i progetti per il futuro di noi editori capaci diraccogliere la sfida della globalizzazione nel segno di una nuova imprenditoriadella conoscenza e della comunicazione.MARCO DRAGOPresidente del Gruppo De Agostini
Il giornalismo e la rivoluzione di internetMultimedialità, informazione, democrazia. E-book. Formato PDF Pierluigi Ferrari - Educatt, 2021 -
La rete ha cambiato il modo in cui vengono prodotte, messe in circolazione e fruite le informazioni. Il digitale ha superato l’analogico. Internet e i social hanno cambiato la natura del rapporto tra giornalisti e pubblico. Spesso però i protagonisti di questa rivoluzione non se ne accorgono; continuano a comportarsi come se si trovassero nel campo giornalistico descritto da Pierre Bourdieu, mentre l’ambiente di lavoro attuale è molto più simile alle filter bubble di Eli Pariser e probabilmente è già oltre. Siamo passati da un ecosistema comunicativo unidirezionale ad uno negoziato. Un paradigma ancora fluido nel quale però il ruolo dei giornalisti nell’informazione è messo a dura prova ed è costretto a ridefinirsi. Internet ha disintermediato il sistema dell’informazione, cambiando il modo in cui si cercano, si confezionano, si veicolano e si discutono le notizie. Nuovi linguaggi, nuove regole, nuove professionalità, una diversa organizzazione del lavoro. Nessun mezzo si sottrae a questa rivoluzione: dai giornali alle Tv, dalle radio agli stessi siti di informazione continuamente alle prese con nuove sfide. Fondamentale, per rimanere autorevoli in un mondo sempre più affollato di comunicatori, è il rigore nel metodo di lavoro e nella realizzazione del prodotto giornalistico, anche sul piano della tecnica e dei linguaggi. Nel tempo di internet e delle piattaforme, degli algoritmi e dei social, di fronte a questioni come le fake news, diventano centrali la qualità, l’affidabilità dell’informazione e la capacità di fornire letture interpretative e costruire relazioni significative. Si apre lo spazio per un giornalismo di elevata professionalità e rigore nella selezione e nella verifica delle fonti e delle notizie. Un giornalismo in grado di porsi come riferimento autorevole e di far dialogare le camere dell’eco costruite dai social, ridurre la polarizzazione, reintrodurre elementi di razionalità e di lettura connettiva nel dibattito pubblico. Opportunità e rischi che l’emergenza Covid ha pienamente confermato. In questo panorama un ruolo decisivo spetta al servizio pubblico: meno esposto al mercato, libero di sperimentare, ma ancorato a solidi principi deontologici e di etica pubblica, potrebbe diventare la bussola per ritrovare la rotta nel mare agitato dell’informazione nel tempo di internet, dei social e della post verità. Ma per farlo dovrà ricalibrare l’offerta informativa, oggi concentrata sui mezzi offline e diretta soprattutto alla popolazione anziana e istruita. Dovrà navigare nel mare dell’informazione online, tenendo conto dell’estrema concorrenza e varietà dell’offerta, da una parte, e dei vincoli imposti dalla diffusione e dalla fruizione delle notizie tramite le piattaforme. Pena, come sottolinea un interessante e recente rapporto del Reuters Institute, il declino, l’irrilevanza e la conseguente impossibilità di svolgere il compito di servizio pubblico di informazione.