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eBooks editi da Educatt Universita Cattolica di Formato Mobipocket Jazz

EBOOK   9788867808939

Manuale del Jazz. E-book. Formato Mobipocket Guido Michelone   -  Educatt Università Cattolica, 2015  - 

La domanda “Qual è lo stato del jazz oggi?” affiora costantemente lungo tutto il corso della storiografia e critica jazzistiche. E naturalmente ha ricevuto risposte sempre differenti, perché alla sua base vi è un’altra domanda, ancor più generale: “Cos’è il jazz?”. I tentativi di dare risposta a entrambi gli interrogativi raramente hanno tenuto conto di un dato oggi saldamente acquisito dalla storiografia più avveduta: non esiste un concetto o una definizione stabile di jazz, non è possibile definire un’“essenza” del jazz immutabile nei decenni. L’estetica jazzistica ha tentato di metterne a punto i tratti fondamentali (lo swing, l’improvvisazio¬ne, il suono), ma oggi noi vediamo come essi abbiano prodotto solo un’idea purista che non ha mai trovato riscontro nella realtà. È negli anni Trenta che questa idea essenzialista prende progressivamente corpo, mano a mano che si vanno definendo negli Stati Uniti i lineamenti della storiografia jazz: una disciplina che introduce non solo un valore purista, ma procede anche secondo un modello di crescita organica inclusiva. Ovvero: ogni nuova musica è riconosciuta come derivante dallo stile precedente, e anche se la nuova tendenza si pone quale rottura radicale con il passato, ciò che la precede assume il valore di “tradizione”.Ma questo è solo un aspetto della questione: infatti il punto è che la parola “jazz” nel corso della storia ha assunto sempre significati differenti, che potevano essere legati alla sostanza musicale quanto alla pratica d’uso. La varietà di accezioni che aveva questa parola negli anni Venti è tra le più stupefacenti, a seconda che fosse usata dalle orchestre di società bianche negli hotel di lusso, o dai musicisti neri in locali per proletari, o da intellettuali neri che cercavano di conferire dignità alla musica nera. Negli anni Trenta, ‘Jazz’ e ‘Swing’ erano due musiche profondamente diverse: il primo termine si riferiva alla musica nera degli anni Venti, il secondo alla più commerciale musica per big band. E il bebop, fin dal nome, si poneva come musica con nulla in comune alle due ora citate.Il modello di crescita organica inclusiva, perfezionatosi dopo la guerra, andò in frantumi negli anni Settanta: la morte di Coltrane, lo spostamento del pubblico verso il soul e il rock, la crisi delle infrastrutture del jazz (club, locali, festival), il crollo delle vendite discografiche, fecero emergere prepotentemente il mosaico di lingue di cui il “jazz” era effettivamente composto mandando all’aria ogni pretesa purista. E si è cominciato a comprendere che forse il concetto di “musica afroamericana” come musica nata dalla diaspora delle culture nere nel mondo è notevolmente più flessibile e funzionale per comprendere un’arte che ha fatto della contaminazione la propria legge distintiva.Da allora i giornalisti e in qualche misura il pubblico continuano a chiedersi quale sarà “la prossima tendenza” o chi sarà “il prossimo Coltrane”, domande che fortunatamente si sono attenuate negli ultimissimi anni, quando ci si è cominciati a rendere conto che in effetti il jazz procede come sempre su una molteplicità di strade. E non può che essere diversamente: proprio perché figlio della diaspora, il jazz condivide con le altre musiche nere (colte e popolari, scritte e improvvisate, dal ragtime al samba, dal choro al tango, dalla salsa alla cumbia, dal blues al merengue, dal gospel al cajun, per non dire delle musiche africane “madri”) la capacità di dialogare e trasformarsi a contatto con altre culture musicali, per modellarsi a esse e “superarle” producendo una realtà musicale nuova. In questo senso il jazz non è diverso dalle altre musiche afroamericane: ma a differenza di altri generi, esso ha travalicato la comunità d’origine, e soprattutto ha attraversato i confini geografici della propria terra. Tratto dal saggio "Jazz e attualità. La parola ‘jazz’: domande e risposte"

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EBOOK   9788867807017

George Gershwin e il jazz contemporaneo. E-book. Formato Mobipocket Guido Michelone   -  Educatt Università Cattolica, 2014  - 

Un innovatoreArnold Schonberg, il padre indiscusso della musica dodecafonica, quando dalla Germania nazista fugge negli Stati Uniti, trova decine di ammiratori fra i musicisti che gli chiedono che impartisca lezioni di armonia o altro ancora. Schonberg è severissimo e ai suoi corsi boccia persino un allievo geniale (poi rivelatosi un genio davvero) quale John Cage, ritenendolo un millantatore per le posizioni troppo estremiste. La visione musicale di Schonberg è altrettanto austera: ritiene ad esempio Igor Stravinskij troppo convenzionale; tuttavia nei confronti di George Gershwin ha parole di sincero encomio: “Che Gershwin sia stato un innovatore – dice infatti Schonberg – mi sembra evidente. Ciò che ha saputo trarre dal ritmo, dall’armonia e dalla melodia non costituiscono solo uno stile: è qualcosa di fondamentalmente diverso dal manierismo di tanti compositori cosiddetti “colti”.Basterebbero queste parole a chiudere (o aprire?) un discorso, anche perché George Gershwin per il sottoscritto è, anzitutto, un grande musicista che dovrebbe essere conosciuto, amato e rispettato da tutti: in primis quelli che si occupano di jazz e poi via via fans, appassionati, critici, studiosi, musicologi, spaziando dal pop alla classica. Ovviamente il discorso riguarda anche i musicisti, i quali, però, conoscono già bene un certo Gershwin, quello dei brani composti per il teatro musicale – ‘le canzoni’ come egli stesso ama definirle sin dall’inizio, circa settecento in tutto, scritte grosso modo nell’arco di un ventennio – e poi negli anni divenuti celeberrimi standard per il jazz medesimo o entrati nel repertorio classico, non senza essere ritenuti splendidi evergreen popolari (anche nel senso di pop).Un altro GershwinMa c'è anche un altro Gershwin che, salvo rarissime eccezioni, viene un po' rimosso dalle ultime (e penultime) generazioni di musicisti e ascoltatori: è il Gershwin dotto che compone ‘soltanto’ otto lavori ‘colti’ da un paio di unicum come il melodramma Porgy And Bess e la jazz-opera Blue Monday ai sette episodi sinfonici (realizzati lungo un decennio) Rhapsody In Blue, An American In Paris, Piano Concert In F, Cuban Ouverture, Second Rhapsody, Variations On ‘I Got Rhythm’, Three Preludes e altre testimonianze ‘minori’ (spesso postume). Si tratta di un Gershwin la cui musica, all’epoca, viene presentata in America come jazz, creando un equivoco che oggi si sta trasformando in chiusura totale (da parte di certi jazzofili e di taluni classicisti) verso un Autore con la A maiuscola che, con estrema lungimiranza, anticipa tantissime moderne (e postmoderne) contaminazioni tra jazz e classica.Certo, il Gershwin ‘sinfonico’ non è jazz in senso stretto e non lo sarà mai! Tuttavia quel Gershwin contiene, indirettamente, molto più jazz di quanto non pensino jazzofili e classicisti che continuano a snobbarlo (giungendo addirittura a non citarlo nelle rispettive storie della musica jazz e della musica classica), ritenendolo un compositore incompleto o anomalo e dunque lontanissimo da un lato dal mondo naif, bohemien, maudit, e di recente, anche un po’ beat generation dei jazzisti di ieri e di oggi; e diversissimo, dall’altro, dal microcosmo rigoroso, chiuso, paludato della produzione colta.Infatti, paradossalmente, proprio sul versante opposto al pop, fino a non pochi anni fa, Gershwin viene pure rifiutato dai cultori della classica (persino dalla cosiddetta musica contemporanea) che, superficialmente, lo giudicano ingenuo o semplicistico dal punto di vista armonico, senza capire dove si trovano gli elementi autenticamente innovativi. Tuttavia, a modesto parere del sottoscritto, Gershwin incarna la vera essenza della musica statunitense, che non è una sola, ma è comunque musica di contaminazioni e di sincretismi (come tutte le altre arti americane).Tratto dall'Introduzione

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EBOOK   9788867803309

El jazz habla espanol. E-book. Formato Mobipocket Guido Michelone   -  Educatt Università Cattolica, 2014  - 

Questo libro fa parte di un progetto – inaugurato nel 2010 con i due volumi Jazz is a woman e Speak jazzmen (ed. EDUCatt) – che raccoglie delle significative testimonianze sulla musica sotto forma di intervista in lingua originale dei jazzisti più celebri del mondo. Questa monografia, dedicata al jazz spagnolo e latino-americano, pone delle domande a schema fisso a molti dei protagonisti del genere – tra i quali Baca, Beilinson, Camilo, Colina, Delta, Dono, Fonseca, Galán, Jimenez, Lopez, Oviedo, Rivera, Saba, Serrano e molti altri – indagando sugli aspetti professionali, biografici, culturali e prettamente musicali che spaziano anche verso la riflessione filosofica sul genere. La particolarità è che anche musicisti noti, più strettamente legati a generi popolari come ad esempio il flamenco, trovano nel jazz una forma di espressione musicale capace di sintetizzare più generi: «el jazz es una de las pocas músicas del siglo XX que puede dialogar con otros lenguajes sonoros, aceptarlos y reinventarlos de formas siempre nuevas y seductras». A questo proposito Paco de Lucía parla del jazz come una forma di arte contemporanea che permette di sperimentare la libertà in musica e di dare sfogo alla creatività. E sono molti i musicisti che vedono nel jazz una forma d'arte in quanto «forma d'expresión», come afferma Yara Beilinson. Tra i contaminatori del genere il pianista argentino Diego Schissi, legato al tango ma capace di travalicare gli schemi fissi perché l'unica cosa importante in musica è «que sea onesta, que refleje la humanidad de quienes la hacen. Y el tango es, antes que nada, música». Tra gli interrogativi rivolti alcuni cercano risposta alla censura subita dal jazz ad opera delle dittature; a proposito Miguel Ángel Chastang ricorda che in Spagna franchista una legge vietava espressamente i ritmi «osceni e ossessivi» della batteria ed erano proibite le sincopi. Il volume offre al lettore un panorama vario e ricco sulla musica jazz con riflessioni sulla situazione attuale della musica e testimonianze sul passato, offrendo diversi spunti di ascolto e approfondendo le carriere artistiche e le esperienze musicali dei protagonisti del jazz, che in questa occasione, suonano español. Velania La Mendola

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