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eBooks editi da Educatt Universita Cattolica di Formato Mobipocket Insegnamento delle lingue: materiale per corsi e per l'apprendimento

EBOOK   9788867806478

Du nom déposé au nom commun. E-book. Formato Mobipocket Jana Altmanova   -  Educatt Università Cattolica, 2014  - 

La catégorie des noms de marque éveille notre curiosité sous plusieurs points de vue. Les noms de marque sont des néologismes de dénomination, qui passent de la langue à la diffusion par la parole, car leur création linguistique s’impose en même temps que l’objet nouveau qu’ils représentent. Il s’agit d’ailleurs d’un fait lexical très répandu : les spécialistes de la communication affirment que notre connaissance passive des marques atteint jusqu’à 1500 unités par individu. Les noms de marque sont un réservoir d’effets de sens qui sont aussi bien collectifs qu’individuels, vu qu’ils évoquent des images, des émotions, des symboles. Ils gardent la trace à la fois de leurs parcours de commercialisation, de nos styles de vie, du retentissement donné par des comportements de plus en plus mondialisés et globalisants. Aussi la marque est-elle une entité mythique, capable de créer des mondes dans lesquels le consommateur peut se projeter et desquels il se retire englobant ces noms de marque dans des emplois quotidiens.Les noms de marque, catégorie hybride de noms propres, changent de valeur suivant les types de textes où ils se trouvent : si dans le discours technique le nom de marque garde une fonction purement dénotative et se comporte comme un nom propre, en dehors de ce contexte il peut se charger de sens implicites et devenir un substitut d’un lexème ayant les caractéristiques d’un nom commun. La reconnaissance de cette double valeur n’a lieu qu’en contexte – surtout dans l’emploi oral –, et elle ne figure que rarement dans les dictionnaires. C’est le cas de Bic, qui renvoie désormais à n’importe quel stylo à bille, ou de Kleenex pour indiquer n’importe quel mouchoir en papier ; Walkman, Coca, Nylon, Lycra, etc., seraient, en même temps, des noms déposés et des lexèmes. Ce ne sont que les exemples les plus connus à partir desquels l’Auteur nous invite dans un voyage passionnant suivant les noms de marque, selon un répertoire riche et varié.Dans cette étude, l’Auteur illustre les mécanismes linguistiques qui sont à l’origine de la création des noms de marque pour comprendre leur charge culturelle et évocatrice, s’interroge sur leur fonctionnement dans le contexte de naissance – le milieu de la publicité – pour les repérer dans des textes littéraires. Les noms de marque changent alors d’aspect, et un parcours de lecture nous est proposé où ces noms ont perdu le statut de mots nouveaux et sont rendus légitimes, même charmants, sous la plume de l’écrivain. Il ne nous reste plus qu’à suivre cette analyse linguistique fine et détaillée, qui n’abandonne jamais l’esprit d’une recherche actuelle, bien documentée, qui restitue les raisons d’un phénomène qui vit entre morphologie et sémantique, entre lexicologie et emplois pragmatiques.Dalla Prefazione

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EBOOK   9788867806379

Gli eventi quali leva di marketing territoriale per la valorizzazione urbana. E-book. Formato Mobipocket Giovanni Bozzetti   -  Educatt Università Cattolica, 2014  - 

Questo libro, che nasce come frutto di un’intensa attività accademica, vuole invece mettere in luce il ruolo che i beni culturali e paesaggistici potrebbero avere nella rinascita dell’economia italiana attraverso opportune politiche concrete di gestione.È strenua opinione dell’autore, infatti, che il patrimonio culturale sia un asset centrale dell’economia del nostro paese e che vada quindi curato e valorizzato con dedizione. La seguente trattazione pertanto, vuole indicare teorie e pratiche concrete di gestione delle eccellenze territoriali in un un’ottica sistemica e sostenibile, per un rilancio dell’economia nazionale.Se si considera infatti che l’Italia è il Paese che detiene il maggiore patrimonio culturale del mondo e si aggiungono le immense bellezze paesaggistiche del territorio, sembra assurdo trascurare queste risorse senza valorizzarle al meglio.In particolare, riguardo al dato sul patrimonio culturale, una fonte di informazione autorevole in merito è rappresentata dalla lista del patrimonio mondiale elaborata dall’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione la Scienza e la Cultura), ossia la «World Heritage List 2002/3» pubblicata nel 2002.L’ultimo aggiornamento effettuato nella riunione del Comitato per il Patrimonio dell’Umanità a San Pietroburgo il 24 giugno 2011 ha presentato una lista composta da un totale di 962 siti (di cui 745 beni culturali, 188 naturali e 29 misti) presenti in 157 nazioni del mondo.Secondo tale convenzione internazionale appartengono al patrimonio culturale mondiale «i monumenti, gli insediamenti ed i siti aventi valore storico, estetico, archeologico, scientifico, etnologico o antropologico»; in particolare, per poter essere iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale, questi devono presentare i requisiti previsti dai criteri di iscrizione adottati dal Comitato.Sempre secondo la medesima fonte, all’Italia corrisponde non solo il maggior numero di siti in Europa – e quindi nel mondo – ma anche il maggior numero di criteri, in base ai quali viene decisa e motivata l’iscrizione dei siti nella lista del patrimonio culturale dell’umanità.Poiché ciascun sito può essere eletto come patrimonio culturale dell’umanità in ragione di una o più motivazioni, il numero complessivo di criteri di selezione, ovvero di requisiti qualitativi dei siti culturali, costituisce un indicatore statistico interessante, in quanto rappresenta una misura indiretta del valore qualitativo, oltre che quantitativo, del patrimonio culturale nazionale.Sotto il profilo turistico e culturale l’Italia potrebbe quindi collocarsi al primo posto al mondo e far divenire questo settore il primo dell’intera economia nazionale.Purtroppo invece, l’individualismo e i campanilismi che da sempre segnano il nostro Paese, impediscono di fare sistema e gestire in maniera strategica e strutturata la pluralità di risorse locali che abbiamo a disposizione.Questo atteggiamento ha lentamente intaccato il nostro primato nel settore segnando un crollo preoccupante nei ranking internazionali. Secondo le fonti Eurostat1 infatti, l’Italia nell’ultimo decennio è passata nella classifica delle mete europee predilette per il turismo mondiale dal primo al terzo posto dopo Spagna e Francia.Quest’inversione di tendenza, se non verrà efficacemente contrastata, potrebbe aggravarsi portando ad un ulteriore sorpasso da parte di Paesi come la Grecia.Per usare una metafora poco usuale, ma sicuramente calzante, potremmo dire che per il mondo intero l’Italia è sempre stata come una bella donna: fascino, carisma e bellezza l’hanno resa celebre e ambita in tutti i secoli. Ora il passare del tempo minaccia di offuscare la sua straordinaria bellezza, ed è per questo che è necessario che essa curi con costanza ed impegno la propria immagine, nel corpo e nell’anima, per mantenersi sempre al primo posto nelle fantasie di tutti i sognatori...Dalla Premessa dell'Autore

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