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eBooks editi da Educatt Universita Cattolica di Formato Mobipocket Storia d'Italia

EBOOK   9788867807161

Il contributo italiano alla pace in Vietnam. E-book. Formato Mobipocket Elisa Giunipero   -  Educatt Università Cattolica, 2015  - 

Il periodo della guerra del Vietnam compreso tra il 1965 e il 1968, spesso frettolosamente riassunto con la semplice categoria dell’escalation, ad una attenta analisi storica si rivela ricco di eventi affascinanti e cruciali per la comprensione del seguito del conflitto e, in parte, anche del suo esito. Lo studio di questo periodo illumina un passaggio della Guerra fredda da leggere in una prospettiva non appiattita sul ruolo dominante delle due superpotenze e descrive il comportamento di altri importanti attori che non marciarono solo sui binari di una stretta e acritica osservanza delle scelte dell’Unione sovietica o degli Stati uniti. Nel caso dell’operazione Marigold, il tentativo italo-polacco di mediazione tra Washington e Hanoi che prese corpo alla fine del 1966, emergono gli esempi dell’Italia e della Polonia. L’Italia, nel campo atlantico, tentò con determinazione di assumere una posizione autonoma e mediativa, pur senza mai venire meno alla lealtà con gli Stati uniti. Ebbe in questo un ruolo particolarmente attivo il Ministro degli esteri Amintore Fanfani. In modo per vari aspetti speculare, nel campo socialista, la Polonia, paese cattolico e membro della Commissione internazionale di controllo in Vietnam del sud, volle farsi promotrice di una mediazione per la pace, in accordo con Mosca ma elaborando una politica estera originale di cui fu principale artefice il Ministro degli esteri, Adam Rapacki.Grazie all’uso delle fonti italiane disponibili, è possibile approfondire il ruolo dei governi Moro in tale contesto, arricchendo il quadro tratteggiato dalla storiografia internazionale e in particolare dagli studi di James G. Hershberg1.Le posizioni di Paolo VI e della Santa Sede sono strettamente legate alle vicende trattate. Il desiderio del papa di coinvolgersi attivamente in una mediazione imparziale tra i belligeranti, la mobilitazione del mondo cattolico italiano, la questione del cattolicesimo vietnamita ebbero diversi punti di contatto con gli sforzi diplomatici dell’Italia.L’intricata storia dell’operazione Marigold e degli altri tentativi italiani per un negoziato di pace in Vietnam si intrecciò anche con il contemporaneo inasprimento della rottura sino-sovietica: sebbene per gli americani che si occupavano della guerra del Vietnam fosse evidente il disaccordo tra Urss e Repubblica popolare cinese, la retorica ufficiale dell’amministrazione Johnson continuava a parlare di una minaccia del blocco comunista unito. Acutamente consapevole dei rischi di questa divisione era il Pci, che nei tre anni esaminati mantenne viva la sua attenzione verso l’operato del governo italiano e a tratti assunse un ruolo di collaborazione per la pace in Vietnam.1 Si veda in particolare J.G. Hershberg, Marigold: The Lost Chance for Peace in Vietnam, Stanford University Press, Stanford California 2012. Le principali fonti qui utilizzate sono rappresentate dalla documentazione conservata nei seguenti archivi: Archivio Storico Senato della Repubblica, Fondo Amintore Fanfani; Archivio Giorgio La Pira; Archivio del Partito comunista italiano. Una rilevanza tutta particolare ha poi il diario del diplomatico al centro dei tentativi di mediazione del governo italiano per la pace in Vietnam: Giovanni D’Orlandi, Diario vietnamita 1962-1968, 30 Giorni, Roma 2006. La stampa italiana e gli Acta Apostolicae Sedis (AAS) sono state fonti altresì utilizzate per completare il quadro.Tratto dalla Nota Introduttiva dell'Autrice

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EBOOK   9788867804672

Un cantiere della nazioneLa Provincia di Milano in età crispina. E-book. Formato Mobipocket Elena Riva   -  Educatt Università Cattolica, 2014  - 

«Siamo di fronte a tempi difficili per il marketing dello stato che, nel caso dell’Italia, è particolarmente incapace di farsi autopromozione anche quando funziona, perché se è vero che le critiche sul malfunzionamento delle istituzioni sono spesso azzeccate, non si discute mai di ciò che funziona e soprattutto ci si dimentica che le istituzioni in sé non sono un materiale astratto, ma sono regolate da leggi pensate da uomini e donne che decidono le modalità con cui applicarle e farle rispettare dai cittadini, i quali, a loro volta, sono parte attiva in tale processo, decidendo se rispettare o meno le leggi dello Stato e le sue istituzioni». In realtà, come spiega nella prefazione al volume – da cui è tratta la citazione sopra riportata – la professoressa Elena Riva, lo sviluppo dell’amministrazione pubblica in Italia ha assunto sin dai suoi albori un progresso articolato e spesso criticato, anche se si deve a Giovanni Giolitti il cosiddetto «decollo amministrativo» nei primi anni del Novecento. Il volume, al di là di una corposa introduzione storica, si focalizza su un aspetto preciso della storia amministrativa italiana ovvero il rapporto tra centro e periferia attraverso l’esempio della Provincia – ente locale ad oggi particolarmente discusso – con un approfondimento della storia della Provincia di Milano in età crispina. La scelta delle categorie interpretative di centro e periferia non è casuale: nella storia dello Stato moderno infatti a questi due elementi si è traslato il significato di “modernità” e “resistenza” anche se gli ultimi studi hanno evidenziato come nella storia europea il concetto di “modernità” emergesse proprio dalla tensione derivata da istanze centrifughe e centripete in cui il potere ha dovuto «recepire e adattare le proprie istituzioni al pluralismo giuridico e istituzionale che gli preesiste».

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