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Scambi scolasticiDalla promozione alla valutazione. E-book. Formato Mobipocket Costanza Cucchi - Educatt Università Cattolica, 2014 -
È con molto piacere che scrivo queste brevi note di presentazione del volume di Costanza Cucchi. La studiosa ha individuato la Glottodidattica come disciplina di elezione sin dagli anni precedenti alla laurea, che ha conseguito discutendo una tesi su C. Curran e la Glottodidattica umanistica. A tale lavoro hanno fatto seguito interventi su riviste qualificate ("L'analisi linguistica e letteraria", "Scuola e Lingue Moderne", “Rassegna Italiana di Linguistica Applicata”) in cui ha ulteriormente sviluppato gli esiti della sua attenzione verso gli approcci umanistici alla didattica delle lingue moderne. Sappiamo tuttavia che la Glottodidattica non è (soltanto) una “scienza per sapere” ma soprattutto una “scienza per fare” — sono illuminanti a questo proposito gli scritti di Giovanni Freddi in materia. E sappiamo anche che c’è il problema di quello che in un importante saggio un’altra pioniera della Glottodidattica italiana, Wanda D’Addio, chiama “l’anello mancante”: e cioè il problema di rendere noti al più ampio numero di insegnanti i risultati delle riflessioni e delle sperimentazioni in materia. È lecito sperare che le Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario e, in prospettiva, le lauree di base e quelle specialistiche per la formazione degli insegnanti della scuola primaria e secondaria, risolvano alla radice questo male endemico della scuola italiana.Questo volume verte sugli esiti di una ricerca sul campo riguardante gli scambi scolastici, uno degli strumenti potenzialmente più efficaci per lo sviluppo delle competenze non solo linguistiche, ma anche e soprattutto interculturali; e tuttavia uno strumento poco o nulla studiato, mal documentato (è incredibile la quantità di materiali interessanti che le scuole gettano nei rifiuti invece di conservare, catalogare e sfruttare per ulteriori esperienze) e spesso frainteso. La ricerca, molto puntualmente, esamina sia la legislazione scolastica in materia — una normativa che ha registrato interessanti evoluzioni nel giro di pochi anni — sia, e principalmente, una serie di casi specifici di esperienze. I casi sono delimitati nel tempo e nello spazio ma l’esame critico che ne viene proposto fa sì che da essi si possano trarre indicazioni operative illuminanti: non perché siano esemplari (anzi: alcune scelte sono emblematiche di come non condurre gli scambi scolastici, quantomeno in certe fasi della loro organizzazione e realizzazione) ma perché costituiscono uno spaccato della nostra scuola con le sue luci e le sue ombre, con i suoi limiti — dei quali il più evidente è la burocratizzazione — ma anche con i suoi slanci che emergono là dove esiste un’autentica passione per l’educare. È in questa prospettiva che affidiamo il volume all’attenzione di coloro che operano nella scuola e, ancor più, di coloro che si stanno formando per una professione docente che deve affrontare sfide sempre nuove in una società sempre più complessa.Gianfranco Porcelli
Lo stile della casaQuaderno Alte Scuole n. 2 2014. E-book. Formato Mobipocket Aa. Vv. - Educatt Università Cattolica, 2014 -
Nei saluti iniziali è importante, oltre ad accogliere i partecipanti, ringraziare le persone che con il loro lavoro hanno reso possibile la realizzazione di questo incontro. Penso in particolare al professor Cesare Kaneklin che, con felice intuizione, anni fa ebbe l’idea cardine che diede origine al percorso di riflessione sulla qualità dell’apprendimento e la condivise. L’altro ringraziamento va al collega Michele Faldi che, coordinando le diverse persone implicate – docenti, tutor, enti esterni – mi ha aiutato a sviluppare questa idea e a renderla realtà. Infine, un grazie a tutte le persone dentro e fuori dall’Ateneo, che si sono coinvolte con grande dedizione, mettendo la loro professionalità e la loro esperienza a servizio di questo progetto.Non sono ringraziamenti formali, sono ringraziamenti convinti, verso coloro che si sono premurati in questi anni di procedere su una pista innovativa, con un lavoro di ricerca e riflessione sulle modalità di svolgere la tutorshipall’interno di un settore non molto normato come quello dei Master.Da anni esistono diverse tipologie di Master; ogni Master ha un suo mercato di riferimento, ogni Master ha le sue attività didattiche specifiche, ogni Master ha le sue caratteristiche organizzative. Anche se negli anni si sono forse eccessivamente moltiplicati, i Master rimangono, tuttavia, un prodotto attraverso cui la nostra Università ha potuto incontrare moltissimi studenti che li hanno frequentati.Che cosa trasmette l’Università Cattolica attraverso i suoi Master? E attraverso quali metodi e strumenti lo trasmette? Questo è quanto abbiamo cercato di indagare e far emergere attraverso il lavoro che oggi vi sarà presentato. L’Università, riflettendo su queste domande, ha definito una caratteristica, che abbiamo quasi scherzosamente denominato lo stile della casa. Lo stile della casa è diventato col tempo una sorta di claim, ma dice di un’attenzione particolare che la nostra Università in questi anni ha perseguito e realizzato.I Master tecnicamente sono titoli propri dell’Università e, quindi, percorsi formativi con un’organizzazione propria. In questa organizzazione a un certo punto è comparsa una nuova funzione, quella del tutor, che in qualche modo si è andata progressivamente affermando. È una funzione, dunque non una professione, ma una funzione particolare perché implica un modo di trasmissione tra Università e studente molto più interattiva di quello che noi possiamo pensare. Riflettere su queste nuove modalità di interconnessione tra lo studente e la struttura di un Master penso sia interessante e intelligente.Sono molto contento, quindi, di veder realizzata un’idea progettuale nata anni fa, perché sono convinto che questa sia una delle caratteristiche della nostra Università, un proprium, che coloro che hanno frequentato i nostri Master, hanno appreso quasi per osmosi.Penso proprio che tutti noi oggi avremo di che imparare.