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eBooks editi da Mgs Press di Formato Mobipocket Politica e governo
Il grande fuoco: 4 agosto 1972: l’attentato all’oleodotto di Trieste. E-book. Formato Mobipocket Giuliano Sadar - Mgs Press, 2015 -
Una notte d’agosto. Quattro boati. Serbatoi da 90.000 tonnellate di greggio che saltano in aria. Un ‘fungo atomico’ nero sormontato da un candido cappello di anidride solforosa pronta a riversare una pioggia di acido sulla città. Ma in quei giorni non piovette e non soffiò la bora. Una fortuna sfacciata che impedì la reazione a catena da un serbatoio all’altro, come speravano i sabotatori. I triestini non più giovani ancora oggi ricordano, 43 anni dopo, con un misto di inquietudine e timore. Ma pochissimi conoscono la vera storia. Perché l’apocalisse sfiorata al deposito costiero della SIOT, piana di San Dorligo presso Trieste, ore 3 circa del 4 agosto 1972, è stata dimenticata. Messa da parte come uno scherzo della Storia. E invece di Storia ne è passata tanta in quei giorni a Trieste. Fu il primo attentato palestinese in Italia, lo portò a termine Settembre Nero, che solo un mese dopo seminò la morte alle Olimpiadi di Monaco. Ma fu anche un attentato di cui non si sono mai saputi con precisione mandanti, fiancheggiatori e neppure tutti gli esecutori. Perché dalla Francia, dove si erano rifugiati, non arrivò uno straccio di aiuto. Trieste fu la prima di una serie di azioni che poi costrinsero il governo italiano a stringere un accordo segreto con i movimenti palestinesi, il cosiddetto Lodo Moro, punto di svolta delle vicende italiane di fine Novecento, ma di cui ancora oggi si fa una dannata fatica a parlare. E in pieno Lodo Moro si celebrarono, in assoluta sordina, i due processi sull'attentato alla SIOT, conclusisi con una sentenza-barzelletta. Una vicenda che Giuliano Sadar ha dipanato partendo dai documenti dell’epoca, dalle testimonianze, dalle sentenze, dalle carte scovate nell'Archivio storico del Senato che custodisce gli atti integrali delle commissioni Stragi, Moro e Mitrokhin. Ne è uscito fuori un racconto avvincente, in cui una storia solo apparentemente minore incrocia le piste nascoste che ancora oggi impediscono all’Italia di definirsi un paese normale.
Tito spiato dagli inglesiI rapporti segreti sulla Jugoslavia 1968-1980. E-book. Formato Mobipocket Fabio Amodeo - Mgs Press, 2014 -
Marxista duro e puro o grande amico dell’Occidente? Leader carismatico su scala mondiale o dittatore di un paese cardine per gli equilibri tra Est e Ovest? E soprattutto: riuscirà l’ottantenne Josip Broz Tito a mantenere il potere ancora a lungo? In piena Guerra fredda, tra l’invasione sovietica della Cecoslovacchia (1968) e quella dell’Afghanistan (1979/1980), sono questi alcuni tra gli interrogativi ai quali la diplomazia e l’Intelligence del Regno Unito di Gran Bretagna tentano di dare una risposta. Un periodo in cui viene messo a dura prova il processo di distensione tra Usa e Urss in Europa e nel resto del globo. Sono centinaia i fascicoli che affrontano l’ultima fase della Jugoslavia del presidente Tito, uno Stato multietnico che qualche anno dopo la scomparsa dell’anziano Maresciallo verrà sconvolto da una sanguinosa lotta fratricida: il primo conflitto nel Vecchio continente a mezzo secolo dalla fine della Seconda guerra mondiale. Gli 007 di Sua Maestà entrano in fibrillazione all’indomani dell’ingresso a Praga dei carri armati del Patto di Varsavia. Temono seriamente che la prossima vittima possa essere la Federazione delle sei repubbliche guidata dal leggendario comandante partigiano fin dal 1945. Con conseguenze devastanti per gli equilibri geopolitici nei Balcani e nel Mediterraneo. Lo spionaggio britannico sa bene che l’Unione Sovietica è pronta a tutto pur di imporre la propria egemonia sul paese approfittando delle secolari ostilità tra serbi, croati, sloveni, montenegrini. Senza dimenticare le fragili fondamenta su cui poggia il titoismo – l’autogestione, la “difesa popolare totale”, il Non Allineamento in politica estera –, espressioni di un’eresia ideologica ed economica del tutto intollerabile per il Cremlino. L’oscuro futuro della Jugoslavia è sempre al centro delle preoccupate informative di Londra. Così come l’annosa “Questione di Trieste” e delle Zone A e B, sorte con il Memorandum di Londra del 1954. Un tema sul quale gli agenti inglesi indagano dietro le quinte, fino a scoprire che Roma e Belgrado iniziano a fine anni Sessanta un negoziato top secret che sfocerà nel controverso Trattato di Osimo. Frutto di lunghe ricerche negli archivi britannici di Kew Gardens, il libro di Amodeo e Cereghino è un compendio avvincente e documentato su un argomento tra i più dibattuti dagli studiosi della tormentata area balcanica, un’opera ricca di carte di recente desecretazione e in gran parte inedite in Italia.