Marco Biavati eBooks

eBooks editi da Marco Biavati di Formato Pdf

EBOOK   9788826445199

Le Pappole Seconno Nostrodine. E-book. Formato PDF Marco Biavati   -  Marco Biavati, 2017  - 

La fiaba è una narrazione originaria della traduzione popolare, caratterizzata da racconti medio-brevi e centrati su avvenimenti e personaggi fantastici (fate, orchi, giganti e così via) coinvolti in storie con a volte un sottinteso intento formativo o di crescita morale. Nonostante la tendenza generalizzata a considerare la fiaba e la favola come la stessa cosa ed i due termini sinonimi, si tratta invece di generi ben distinti: la favola è un componimento estremamente corto (della durata di poche righe) con protagonisti in genere animali dal comportamento antropomorfizzato o esseri inanimati, la trama è condensata in avvenimenti semplici e veloci, ed infine l'intento allegorico e morale è molto esplicito, a volte indicato dall'autore stesso come postilla al testo; ma ancor più importante di tutto ciò, la discriminante principale fra favola e fiaba è la presenza o meno dell'elemento fantastico e magico, caratteristica peculiare della fiaba e completamente assente nella favola, basata invece su canoni realistici. È diffusa l'opinione per cui le fiabe siano tradizionalmente pensate per intrattenere i bambini, ma non è del tutto corretto: esse venivano narrate anche mentre si svolgevano lavori comuni, per esempio filatura, lavori fatti di gesti sapienti, ma in qualche modo automatici, che non impegnavano particolarmente la mente. Erano per lo più lavori femminili, ed è anche per questo che la maggior parte dei narratori è femminile; oltre al fatto che alle donne era attribuito il compito di cura e intrattenimento dei bambini. Le fiabe tutto sommato erano un piacevole intrattenimento per chiunque, e "davanti al fuoco" erano gradite ad adulti e bambini di entrambi i sessi. In Europa esiste una lunga tradizione orale legata alle fiabe, che riveste un grande interesse per la scienza etnoantropologica. Inoltre, diversi autori hanno raccolto fiabe tradizionali o creato nuove fiabe riprendendo creativamente gli stilemi delle fiabe tradizionali. Fra i trascrittori di fiabe più noti della tradizione europea si possono citare Giambattista Basile, il primo a utilizzare la fiaba come forma di espressione popolare, Charles Perrault (Francia) i fratelli Grimm (Germania) e Giuseppe Pitrè (Italia), e i più recenti Italo Calvino (Italia), William Butler Yeats (Irlanda) e Aleksandr Afanas’ev (Russia). Fra gli inventori di fiabe più celebri ci sono invece il danese Hans Christian Andersen, l'italiano Carlo Collodi (inventore di Pinocchio), i britannici James Matthew Barrie (Peter Pan), Charles Lutwidge Dogson (con l'opera Alice nel paese delle meraviglie) e Kenneth Grahame (con i racconti Il drago riluttante e Il vento tra i salici), lo statunitense Frank Lyman Baum (autore del Meraviglioso mago di Oz) e ancora Gianni Rodari ed Emilio Salgari con le loro storie per ragazzi.                                                                                                                                         Marco Biavati

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EBOOK   9788835363613

ROMA SECONNO NOANTRI SSI VòI LA PAX PREPARATE LA GUERA VOL. I.docx. E-book. Formato PDF Marco Biavati   -  Marco Biavati, 2020  - 

L'osteria, fino alla metà del Novecento, era un tipico luogo di ritrovo serale popolare delle persone di sesso maschile; luogo di incontro e di socializzazione ha costituito per lungo tempo, uno dei pochi momenti di incontro e di scambio d'idee, in aggiunta alla chiesa e alla piazza. Dal dopo guerra ad oggi la frequentazione di questi locali è venuta sempre meno, negli ultimi anni però si è visto un rifiorire di questi locali che stanno recuperando la loro funzione di luogo di incontro per ambo i sessi. Nate come punti di ristoro lungo i tragitti da e verso la città o nei luoghi di maggiore scambio commerciale, le osterie si attrezzarono presto anche per dare ospitalità ai viandanti che dovevano passare la notte fuori casa, mettendo a disposizione camere da letto in affitto. Ma soprattutto erano luoghi dove il vino si mescolava con attività illecite, dal gioco d'azzardo alla prostituzione, in un binomio esplosivo che spesso sfociava in risse violente. L'interesse dell'autorità pontificia sulle osterie non si limitava soltanto alle tasse sul consumo. Con il pretesto di voler evitare truffe ai clienti sulla qualità e quantità del vino servito, nel 1588 Papa Sisto V impose che la bevanda fosse servita in brocche di vetro prodotte esclusivamente dall'ebreo Meier Maggino di Gabriello e sigillate dalla Camera apostolica. Un doppio guadagno, quindi, sia sulla mescita che sul consumo, con la giustificazione di alzare il prezzo con le tasse per limitare il consumo e ridurre le risse, e allo stesso tempo tutelare gli avventori che con le brocche di vetro controllavano che non fosse annacquato. Le tasse dipendevano dalla quantità di vino venduto. Un quattrino per una fojetta, cioè mezzo litro. Altre misure erano la mezza fojetta o quartino (1/4 di litro), il chirichetto(1/5 di litro) e il sospiro (1/10 di litro). Un tubbo equivaleva a un litro e un barzilai a due litri (dal nome del politico che era solito offrire vino in grandi brocche ai suoi elettori). A Roma la maggior parte delle osterie si trovava in zona Trastevere: nell'Ottocento se ne contavano quasi 600, frequentate da perditempo, prostitute, riottosi ma anche giornalisti e letterati. Le Grotte della Rupe Tarpea e Sora Rosa erano famose per gli ospiti: poeti e artisti. Nel menù spiccavano piatti tipici della tradizione popolare, come trippa, gallinaccio, abbacchio e pizza con le alici. È con queste premesse che voglio presentare la mia prima opera teatrale: “La Passatella de Tata Giove”, dove il mito stesso è vittima a sua volta di un altro racconto. La storia romana ha diritto di cittadinanza a Roma, e il dialetto romano  ha diritto di cittadinanza letteraria su un’opera che viene rapportata così alla sensibilità e alla emotività del popolo romano. Forse proprio nel dialetto, e in un dialetto così universalmente noto in Italia come quello di Roma, la conoscenza e la divulgazione di questa opera può avere l’incontro, la realizzazione più congeniale. Si parlerà in seguito delle tre guerre mitridatiche. Ancora una volta, l’uomo darà il peggio di sé. Non deve meravigliare né scandalizzare il linguaggio popolare, che forse mette in evidenza la durezza e la ferocia di quei tempi lontani, di quel popolo organizzato, abituato ad uccidere, sia pure sotto l’egida sacrale degli dèi, gli uomini.     

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EBOOK   9788829589623

Il Paesino sul Picco ed Altre Storie. E-book. Formato PDF Marco Biavati   -  Marco Biavati, 2019  - 

Vi voglio raccontare una storia vera che si svolge ogni giorno in un ritaglio di città, nella città di Frosinone e precisamente vicino all’acquedotto comunale. Avreste mai immaginato di immergervi in una fiaba reale? Ebbene, se esiste realmente un Eden, questa ne è una porzione ove vi sono veri e propri angeli, parlo delle persone che interagiscono su questa collina che domina il paesaggio circostante. Allora, perché non accennarvene? Forse vedrò la città che pulsa dal mio mondo, un mondo che vedo da un buco di serratura, ma che ci volete fare, sono cresciuto con altri valori, guardando i lungometraggi di Don Camillo ed è così che vedo Frosinone, un paesone col farmacista, col medico condotto ed i Carabinieri che nel contesto urbano lavorano in sinergia con la popolazione in quanto ci conoscono e tutti li conosciamo. A proposito di medico, di fronte al Bar Broun chi non si farebbe curare da Valerio Regolo, un ometto mingherlino, ma con tanto cervello? Perché non accennare alla famiglia? Alla moglie Annamaria ed ai figli Simona e Danilo? In questa frazione, la vita scorre tranquillamente. È notte e se mi immergo in questa calma, sento il rumore che fa il silenzio. Dormono Sergio e Nena, i loro familiari nella casa attigua, Armando che è appena ritornato dalle vacanze estive, Vincenzo, un omone con la barba con la moglie Antonietta e la loro prole, un po’ più su chi ha un negozio di vernici, Pasquale con la moglie Maria Rita e la mamma Lina, Bruno e Bruna nel proprio chalè mentre sognano dei loro figli. Nella palazzina dove vivo, riposano anche Alvaro, Aureliana e la piccola Alice, Francesco e Franca di fronte a me. Le ore scorrono veloci e non mi accorgo che dalla finestra aperta filtra la luce del nuovo giorno. Andrò a fare spesa da Gaetano lo scultore al negozio di Alimentari, vedrò la figlia Giovanna servire da dietro il bancone, vicino alla chiesetta di Santa Elisabetta. Cala nuovamente la sera, Francesco e Franca si godono la frescura serale. Due persone ottuagenarie, hanno fatto quello che io e pochi altri artisti non hanno mai fatto, hanno messo su famiglia. Chiacchiero con Maria sporto al davanzale della mia finestra che nelle assolate giornate di questa estate, parlotta in cortile messe le sedie bianche di plastica in circolo per Teresa (un gioiello albanese incastonato in Italia), la figlia e per le persone anziane che si siedono scacciando la morte  raccontandosi sommessamente su cose quotidiane che, a mio avviso, sono più importanti di un discorso forbito, estrinsecando di ciò che la vita ha loro donato. Ammetto d’aver trovato in loro degli altri genitori poiché ricevo affetto sincero. Per me è una panacea, al ritorno dal lavoro, scambiare due parole con i vecchietti che abitano in questo bel ritratto paesaggistico, quasi irreale, ma vero.       Sono insonne, alle cinque del mattino sento il rumore che produce il cancello che si spalanca cigolando. I figli di un’altra coppia che vive oltre l’acquedotto, vanno col furgone al  mercato per lavoro. Nel frattempo, Pio od Arcangelo alzano la saracinesca della loro frutteria aspettando Giovanni che verrà, come tutti i giorni, a dar loro una mano.      Ancora è presto per udire il vociare acuto che sale dal Bar, ma Giulio ha già aperto il locale, dà acqua alle piante che sono fuori ed aspetta seduto sullo sgabello Michela che puntualmente arriverà.   Intriso di storia paesana fatta da persone sincere e schiette che lavorano o hanno lavorato tutta una vita spaccandosi la schiena facendo sacrifici, e sacrifici, e sacrifici ancora, scrivo così di chi vive alla giornata ascoltando la banda nel giorno della Madonna di Guadalupe.    Era giusto che introducessi queste persone prima di dare una spiegazione concisa sul libro. Perché concisa? Perché sono fatto così! Non mi piace essere prolisso, riversare su carta fiumi di inchiostro                          (anche se ne sarei capace). Ringrazio tutti indistintamente perché, grazie al loro calore umano, mi hanno permesso di poter scrivere per anni e per quelli che ancora verranno queste persone artefici di un girotondo, del girotondo della vita. “I cigni del lago dorato”, è stata la mia prima composizione in concatenate. Risale al 2000 e non ho voluto apportare alcuna modifica. Da lì ho capito che in futuro avrei potuto operare su vasta scala producendo altre opere più impegnative.  Ognuno di noi ha un percorso unico da affrontare, la nostra vita è come sono le impronte digitali. Non sono il tipo del: “Un nemico astuto, colpisce dove ci si sente più sicuri”. “Il paesino sul picco”, questa composizione in quartine, la iniziai nel 2006. Chissà se i Villani (gli abitanti di Villacamponeschi), potranno mai perdonare la mia assenza, ma se volevo fare una cosa fatta bene, dovevo mancare per bagnarmi nei ricordi, ricordi che hanno una parte nella mia vita, una vita intensa e piena di emozioni che genitori sagaci sono riusciti a farmi avere.      L’uomo, venendo al mondo nasce libero. Che siate i padroni del vostro domani voi uomini e donne di ogni nazionalità.  

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