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Treni d'autore. LeNord nell'immagine del pubblico colta attraverso la letteratura e l'arte. E-book. Formato Mobipocket Francesca Strazzi - Educatt, 2015 -
Con ormai due secoli e più di storia, ma con grandi prospettive di sviluppo, il treno è entrato profondamente nella vita umana: rotaie, ponti e gallerie fanno ormai parte integrante del paesaggio, attestazioni della sua antropizzazione, con esiti a volte discutibili, ma spesso ricchi di fascino: infatti esistono oggi linee sopravvissute con prevalente o esclusiva funzione di turismo ambientale. Le conferme del successo del treno nell’immaginario collettivo sono innumerevoli: basterà qui ricordare che un circuito ferroviario in miniatura è da molti anni uno dei regali preferiti dai bambini (e da molti genitori) oppure osservare come, per ingentilire alcuni banali convogli locali su gomma per piccoli spostamenti in località turistiche, fiere o parchi, non si trovi di meglio che travestirli da treni. L’arte, che è in un certo senso fedele specchio della vita, non poteva ignorare un fenomeno come la ferrovia e infatti locomotive e scompartimenti (ma anche rotaie, classi, orari, fischi, divise, biglietti e controllori, ecc.) hanno animato ogni letteratura e genere artistico moderni. Le Ferrovie Nord Milano, uno dei rari esempi italiani di ferrovie non statali, servendo zone della Lombardia fra le più popolose e produttive d’Europa, hanno stimolato la creatività al punto di avere una propria letteratura, dotata pure di firme prestigiose; l’operosità e la generosità milanesi e lombarde, prendendo il treno della Nord, si sono espresse anche così: in versi o con romanzi e novelle oppure con sceneggiature teatrali e in diverse forme artistiche; né è mancato l’apporto di ingegni d’altre regioni, che hanno inserito nelle loro opere tracce di un viaggio breve, ma del tutto particolare. Senza i clamori americani per la conquista dell’Ovest, anche la rete delle Nord ha conosciuto nell’Ottocento una fase pionieristica che ha portato i suoi treni da Milano fino alla frontiera con la Svizzera e anche oltre; alcune linee o tratte non sono più in normale esercizio, ma sopravvivono nella letteratura, come la descrizione di ciò che accadde la prima volta che una rumorosa locomotiva attraversò certe valli, portandovi modernità e progresso, ma suscitando in talune occasioni perfino sgomento e paura. Di lì a poco, nel 1909, Marinetti e soci lanciavano da Milano il manifesto del Futurismo, il primo di una lunga serie: il loro mito era la velocità, il treno ne era uno degli emblemi, strumento di svecchiamento e di rivoluzione; le loro proposte fecero il giro del mondo, annunciando il passaggio a una nuova era. Per altri scrittori dello stesso secolo conta invece il paesaggio visto attraverso i finestrini o la possibilità di osservare il comportamento degli altri passeggeri: ognuno dà una propria interpretazione al viaggio, alle strutture, al personale, al mondo delle Nord, giungendo a volte ad ambientarvi avvenimenti tragici o a raccontare momenti storici difficili, come quelli della guerra, tra bombardamenti e altre insidie. Ma il tratto più ricorrente e specifico dei treni de LeNord è quello di un contesto rassicurante, sia per la prevalenza di frequentatori abituali, che si conoscono tra loro e sono disponibili all’occorrenza ad aiutarsi e a dare una mano anche ad altri, sia per la struttura complessiva che dà un’impressione quasi familiare; non dunque l’angoscia dell’ignoto – tipica di un certo modo di viaggiare – ma un ambiente protettivo, ideale per dare allo scrittore l’agio di altri tragitti, di fantasia, da registrare su fogli e da compiere con mezzi un po’ reali e un po’ sognati: viaggi di carta su treni d’autore. Dall'Introduzione dell'Autrice
Scrivere, leggere, vendere: Percorsi di sociologia della letteratura. E-book. Formato Mobipocket Andrea Rondini - Educatt, 2014 -
L’estroso editore modenese della celebre collana dei “Classici del ridere”, Angelo Fortunato Formiggini, sosteneva con convinzione che le prefazioni dovevano possedere le stesse caratteristiche di “un telegramma ad un amico”. Egli auspicava insomma che fossero prose concise, chiare ed efficaci, purgate da ogni superfluo cascame dogmatico. È a questo modello che vogliono adeguarsi queste righe di presentazione dell’opera di Andrea Rondini. Scrivere, leggere, vendere consta di due parti. Una ricca introduzione, che si presenta come un articolato itinerario attraverso cinquant’anni di acceso dibattito letterario-sociologico-culturale in Italia, precede le pagine scelte di sociologia della letteratura. Il repertorio comprende frammenti di autori rappresentativi del passato, attingendo però anche a significativi saggi di critici contemporanei nostrani e d’oltralpe. Ogni brano antologizzato è opportunamente corredato di un apparato di note, commenti e informazioni che testimoniano il versatile impegno del curatore. Il risultato di tale operazione è un testo notevole che si rivela particolarmente utile agli studenti universitari che possono attingervi una messe di notizie e ricevere uno sferzante stimolo alla speculazione e alla discussione. Il lavoro, completato da una ricca e aggiornata bibliografia, si presenta dunque come un ampio e perspicace panorama della sociologia della letteratura, una guida chiara e aggiornata per lo studioso che intenda orientarsi all’interno di una disciplina che, nel torno degli ultimi anni, ha suscitato grande interesse e un notevole fiorire di riflessioni e contributi. Da tempo esaurite le edizioni di pregevoli manuali antologici, di cui l’ancor oggi attuale e valido Sociologia della letteratura di Graziella Pagliano rappresenta il capostipite, s’imponeva da tempo l’esigenza di confezionare un testo che cogliesse fermenti e istanze dell’annoso rapporto letteratura-società. È compito che Rondini, come i lettori potranno giudicare, ha egregiamente assolto. Ada Neiger
Tra modernismo e modernità letteraria. E-book. Formato Mobipocket Maria Cristina Albonico - Educatt, 2014 -
Definire con precisione i contorni del movimento modernista in Italia presenta ardue difficoltà, per la sua complessità intrinseca e per le molteplici interpretazioni che, nel corso degli anni, ne sono state date. Sorto negli ultimi decenni del XIX secolo e vivace nei primi anni del XX, il modernismo fu un movimento riformatore o, più precisamente, innovatore, che si propose di conciliare le novità del pensiero moderno, dalla filosofia alla scienza, fino alla critica positiva, con la religione cristiana. Il modernismo si diffuse in diverse nazioni; in Francia furono esponenti di spicco Alfred Loisy (1857-1940) e Lucien Laberthonnière (1860-1932), in Inghilterra George Tyrrel (1861-1909). Questi pensatori influirono sui fermenti innovatori che, sotto vari aspetti, andavano via via acquisendo consapevolezza anche in Italia: ma già a partire dalla fine dell’Ottocento alcune figure di rilievo, come Romolo Murri, avevano affrontato questioni importanti, se pur spinose, come il ruolo del laicato nella Chiesa e la partecipazione dei cattolici alla vita politica. In effetti occorre tener presente che il modernismo assunse connotazioni diverse nei vari paesi: se è vero che tra le istanze principali vi furono l’applicazione ai testi sacri dell’analisi filologica e un approccio alla teologia ispirato alle filosofie coeve, come l’irrazionalismo e l’idealismo, in Italia si distinse in particolar modo «per i suoi toni vivaci, per la larga fioritura di iniziative e di scritti, soprattutto per lo sforzo di superare i confini strettamente scientifici, entro i quali era sorto all’estero, e raggiungere zone più ampie del mondo cattolico».