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eBooks editi da Edusc di Genere Diritto

EBOOK   9788883334146

Diritto dei rapporti tra chiesa e società civile. E-book. Formato PDF Vicente Prieto   -  Edusc, 2015  - 

Lo studio delle relazioni tra Chiesa e comunità politica, dal punto di vista della Chiesa, ha come antecedente storico la disciplina elaborata principalmente durante il secolo XIX, che faceva parte degli studi delle Facoltà ecclesiastiche e dei Seminari: il Diritto Pubblico Ecclesiastico. La “crisi” della disciplina, cristallizzata nella seconda metà del XX secolo, trovò il suo momento forse più intenso nella dottrina del Concilio Vaticano II. La novità della dottrina conciliare su diversi aspetti (santificazione delle realtà temporali e, allo stesso tempo, autonomia di queste realtà; centralità della persona; missione dei laici; libertà religiosa) è all’origine della necessità di costruire e insegnare su basi nuove una disciplina che sia in grado di esporre i principi e le norme che riguardano i rapporti della Chiesa con altre società giuridicamente organizzate, e in particolare con le diverse forme di comunità politica. Questo libro è un tentativo di sistematizzazione di questi principi e norme. È stato scritto con una finalità prevalentemente didattica, cioè quella di poter offrire agli studenti uno strumento di studio che possa essere anche un punto di partenza per approfondire la materia. Vicente Prieto è stato professore di “Diritto dei rapporti tra Chiesa e società civile” presso la Pontificia Università della Santa Croce. Tra le sue pubblicazioni, oltre a numerosi articoli su riviste specializzate come Ius Ecclesiae e Ius Canonicum, ricordiamo El concordatoen la jurisprudencia colombiana (Bogotá, 1998) e Iniciativa privada y subjetividad juridica (Pamplona, 1999) .

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EBOOK   9788883334542

Diritti umani, speranza e delusioni. E-book. Formato EPUB José Tomás Martín De Agar   -  Edusc, 2015  - 

A partire dalla seconda metà del secolo scorso, il tramonto della stagione degli opposti totalitarismi ha visto il crescente affermarsi dei diritti umani come linguaggio universale e comune fondamento etico delle relazioni internazionali. Questo processo di affermazione è culminato nella Dichiarazione Universale del 1948. Come affermava Benedetto XVI nel suo Discorso alle Nazioni Unite del 2008, questi diritti «sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà. Rimuovere i diritti umani da questo contesto significherebbe restringere il loro ambito» e mettere in discussione la loro universalità che «verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti». Al giorno d’oggi quasi ogni rivendicazione sociale, etnica o tecnica è qualificata in termini di diritto fondamentale e viene invocata come diritto umano. Ne sono esempio i “diritti riproduttivi” e il “diritto a non nascere”, ormai universalmente e mediaticamente sostenuti. Si tratta di istanze che hanno una radice profondamente ideologica, indebitamente affermate come diritto fondamentale e che finiscono per mettere in discussione l’universalità stessa dei diritti umani. Siffatta universalità, invece, non può che fondarsi sul rispetto e sulla salvaguardia della dignità fondamentale della persona umana e delle sue convinzioni prima, durante e dopo la sua vita. Il recupero della dignità dei diritti non potrà quindi che venire da un libero confronto di idee e di esperienze, uniche in grado di rendere veramente umani questi diritti. Su questo tema della speranza riposta nei diritti fondamentali dell’uomo e sulla delusione derivante dalla loro ideologizzazione, la Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università della Santa Croce, il 21 novembre del 2013, ha organizzato una Giornata di Studio, i cui Atti pubblichiamo in questo volume. Hanno contribuito a questo volume con i loro scritti: Cardinal Giuseppe Betori, Carlo Cardia, Vincenzo Buonomo, José Tomás Martín de Agar e Giuseppe Dalla Torre.

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EBOOK   9788883334535

Diritti umani, speranza e delusioni. E-book. Formato PDF José Tomás Martín De Agar   -  Edusc, 2015  - 

A partire dalla seconda metà del secolo scorso, il tramonto della stagione degli opposti totalitarismi ha visto il crescente affermarsi dei diritti umani come linguaggio universale e comune fondamento etico delle relazioni internazionali. Questo processo di affermazione è culminato nella Dichiarazione Universale del 1948. Come affermava Benedetto XVI nel suo Discorso alle Nazioni Unite del 2008, questi diritti «sono basati sulla legge naturale iscritta nel cuore dell’uomo e presente nelle diverse culture e civiltà. Rimuovere i diritti umani da questo contesto significherebbe restringere il loro ambito» e mettere in discussione la loro universalità che «verrebbe negata in nome di contesti culturali, politici, sociali e persino religiosi differenti». Al giorno d’oggi quasi ogni rivendicazione sociale, etnica o tecnica è qualificata in termini di diritto fondamentale e viene invocata come diritto umano. Ne sono esempio i “diritti riproduttivi” e il “diritto a non nascere”, ormai universalmente e mediaticamente sostenuti. Si tratta di istanze che hanno una radice profondamente ideologica, indebitamente affermate come diritto fondamentale e che finiscono per mettere in discussione l’universalità stessa dei diritti umani. Siffatta universalità, invece, non può che fondarsi sul rispetto e sulla salvaguardia della dignità fondamentale della persona umana e delle sue convinzioni prima, durante e dopo la sua vita. Il recupero della dignità dei diritti non potrà quindi che venire da un libero confronto di idee e di esperienze, uniche in grado di rendere veramente umani questi diritti. Su questo tema della speranza riposta nei diritti fondamentali dell’uomo e sulla delusione derivante dalla loro ideologizzazione, la Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università della Santa Croce, il 21 novembre del 2013, ha organizzato una Giornata di Studio, i cui Atti pubblichiamo in questo volume. Hanno contribuito a questo volume con i loro scritti: Cardinal Giuseppe Betori, Carlo Cardia, Vincenzo Buonomo, José Tomás Martín de Agar e Giuseppe Dalla Torre.

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