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eBooks editi da Luigi Pentasuglia
I Giorgioni di LeonardoUn enigma nell'enigma. E-book. Formato EPUB Pentasuglia Luigi - Luigi Pentasuglia, 2023 -
Nel marzo dell’anno 1500 Leonardo da Vinci giunge a Venezia quasi certamente portando con sé alcuni dipinti da proporre ai notabili lagunari. Un indizio in tal senso è la Madonna Litta di San Pietroburgo, che all’epoca era proprietà di uno dei Contarini, appartenente alla ramificatissima famiglia veneziana, di cui il ramo di san Paternian - non sarà forse solo coincidenza! - inaugurava proprio quello stesso anno la monumentale scala di palazzo, più conosciuta come ‘Scala del Bovolo’. È dunque probabile che Leonardo sia stato invitato dai committenti ad apprezzare il singolare manufatto, stranamente relegato nel cortile, nonostante la magnifica architettura elicoidale ritmata da 7 loggiati. Ed è proprio una tale singolarità architettonica che fa scattare l’ambiziosa ‘scommessa investigativa’ se la Scala del Bovolo sia o meno una sorta di ‘tempio’ all’Hata-Yoga, ad uso di una società di iniziati, presieduta da esponenti della casata Contarini: del resto, non era Venezia la porta privilegiata da e verso l’Oriente? Né si può escludere che in quella stessa circostanza Leonardo abbia ricevuto, sempre dai Contarini, la commissione per un ‘ciclo pittorico’ dedicato ai 7 Chakra - punti energetici, distribuiti lungo l’asse vertebrale, tanto cari agli yogi - : una commissione tuttavia che Leonardo avrebbe lasciato allo stato di abbozzo consentendo, che altri - Giorgione in primis - lo portassero a termine. È infatti nei tre più celebri dipinti giorgioneschi, il Tramonto, la Tempesta e i Tre filosofi, che si adombra la ‘firma’ del genio vinciano sotto le mentite spoglie, per così dire, di un autoimprestito, dal momento che in esse si colgono dettagli, che solo Leonardo avrebbe potuto mutuare da un suo famoso disegno giovanile, noto come ‘Paesaggio con la veduta dell’Arno’ (Uffizi, Firenze). Diremo infine che di queste tre opere, rispettivamente evocative del I, del II e del III Chakra, la Tempesta possiede un particolare plusvalore simbolico, in quanto ‘anagramma pittorico’ della Scala del Bovolo.
I volti della Gioconda Monna Tao: le radici orientali del templarismo. E-book. Formato EPUB Luigi Pentasuglia - Luigi Pentasuglia, 2016 -
Sulla Gioconda è stato detto e scritto tutto e di più … Vale ancora la pena insistere? La risposta è un perentorio si! Il più famoso ritratto in assoluto riserva ancora una serie d’incognite neppure lontanamente sfiorate dalla critica. Esse attengono a interessi culturali inediti del genio vinciano, oltre che imprescindibili per comprendere che il volto della misteriosa dama velata di nero è in realtà declinabile al plurale: di chi sono dunque i volti della Gioconda? La chiave del rebus è nei simboli criptati nel dipinto, presumibilmente ispirati all’artista dallo stesso monarca di Francia Francesco I a discolpa del grave crimine perpetrato dal suo predecessore Filippo il Bello contro i templari. La tesi sostenuta è che a fronte delle sevizie subite, tra gli alti ranghi templari qualcuno finì per confessare la fonte dottrinale dell’Ordine: il Tao-tê-ching, il più importante testo taoista, noto ai nestoriani di Persia presenti in Cina fin dal VII secolo. Lo prova la celebre Stele di Xi’an, commissionata dall’influente prelato della chiesa siro-orientale Yisi, nonché generale degli eserciti degli imperatori Tang: che sia nata da costui la leggenda di Prete Gianni? La figura del ‘monaco-guerriero’, saldamente ancorata alla millenaria tradizione shaolin, candida perciò i nestoriani a ispiratori della disciplina e della simbologia duale templare, debitrice dei principi taoisti Yin e Yang, da Leonardo profusa nella Gioconda. Se è vero che la storia è scritta dai vincitori, quella dei vinti riesce talvolta a sopravvivere proprio grazie ai simboli. È il caso dei templari ormai prossimi all’integrazione culturale e religiosa tra Oriente e Occidente: un’eresia che costò loro la rovina, più che le mire predatorie di Filippo il Bello.
I volti della Gioconda Monna Tao: le radici orientali del templarismo. E-book. Formato Mobipocket Luigi Pentasuglia - Luigi Pentasuglia, 2016 -
Sulla Gioconda è stato detto e scritto tutto e di più … Vale ancora la pena insistere? La risposta è un perentorio si! Il più famoso ritratto in assoluto riserva ancora una serie d’incognite neppure lontanamente sfiorate dalla critica. Esse attengono a interessi culturali inediti del genio vinciano, oltre che imprescindibili per comprendere che il volto della misteriosa dama velata di nero è in realtà declinabile al plurale: di chi sono dunque i volti della Gioconda? La chiave del rebus è nei simboli criptati nel dipinto, presumibilmente ispirati all’artista dallo stesso monarca di Francia Francesco I a discolpa del grave crimine perpetrato dal suo predecessore Filippo il Bello contro i templari. La tesi sostenuta è che a fronte delle sevizie subite, tra gli alti ranghi templari qualcuno finì per confessare la fonte dottrinale dell’Ordine: il Tao-tê-ching, il più importante testo taoista, noto ai nestoriani di Persia presenti in Cina fin dal VII secolo. Lo prova la celebre Stele di Xi’an, commissionata dall’influente prelato della chiesa siro-orientale Yisi, nonché generale degli eserciti degli imperatori Tang: che sia nata da costui la leggenda di Prete Gianni? La figura del ‘monaco-guerriero’, saldamente ancorata alla millenaria tradizione shaolin, candida perciò i nestoriani a ispiratori della disciplina e della simbologia duale templare, debitrice dei principi taoisti Yin e Yang, da Leonardo profusa nella Gioconda. Se è vero che la storia è scritta dai vincitori, quella dei vinti riesce talvolta a sopravvivere proprio grazie ai simboli. È il caso dei templari ormai prossimi all’integrazione culturale e religiosa tra Oriente e Occidente: un’eresia che costò loro la rovina, più che le mire predatorie di Filippo il Bello.