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eBooks di Formato Pdf Stampe e tecniche di stampa

EBOOK   9788892957718

La stampaScopriamola insieme dalle origini a oggi. E-book. Formato PDF Flavio Fedeli   -  Tab Edizioni, 2023  - 

«Qui, l’autore ripercorre la storia della stampa e dei suoi sviluppi tecnologici ed ergonomici – il rapporto uomo, macchina, lavoro –, per la divulgazione della scienza, delle lingue, delle lettere e delle arti: alte umane espressioni. Ma la stampa è ancor di più! Che cosa è dunque, la stampa? Reminiscenza scolastica associata a libri e manuali di studio? Un verbo ricorrente in diversi contesti d’opinione? La tecnica di riprodurre qualcosa da diffondere? No, la stampa è la memoria collettiva! È ciò che rimane imperituro, affidato ai posteri. È il ricordo cristallizzato e indelebile cui proustianamente ricorriamo per esaminare il vissuto e sognare il futuro. Il vocabolo “stampa” deriva con ogni probabilità dal germanico stampjan e dal francese stampon che significa “pestare”. È il termine più appropriato per indicare il gesto di lasciare l’orma, la traccia, la pesta, la pedata».

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EBOOK   9788867806836

Avvertenze utili e necessarie agli amatori de’ buoni libri (1756). E-book. Formato PDF Gaetano Volpi   -  Educatt, 2014  - 

Così scrive Konrad Haebler nel suo capolavoro, l’Handbuch der Inkunabelkunde del 1925 (Alessandro Ledda ne sta allestendo una traduzione italiana): «Una carta... di un colore bianco calcinato indica che in epoca moderna l’esemplare è stato “lavato”, cioè trattato con particolari sostanze chimiche allo scopo di migliorarne l’aspetto o per eliminare le tracce di una cattiva conservazione, e aumentarne così il valore». È a partire da quest’uso di trattare i libri antichi come oggetti non di studio, ma di collezionismo – alla stregua di minerali o vasi etruschi –, e quindi di ripulirli dai segni della storia per restituire loro il presunto virginale biancore delle carte cancellando segni di lettura, postille, note di possesso, che si definisce il mio giudizio ancipite sulle Varie avvertenze di Gaetano Volpi, che infatti a più riprese suggerisce tale modus agendi. In altri termini, si tratta nel mio caso di un rapporto di amore/odio. Amore, perché le pagine del Volpi trasudano di una sapienza ormai perduta, che noi possiamo solo recuperare, e non senza sforzo e applicazione. Professionista, assieme al fratello Giannantonio, dell’arte tipografica (cosicché l’officina Cominiana da loro impiantata a Padova rappresentò sempre un modello di stile e i suoi prodotti un oggetto di culto estetico), Gaetano in queste nude schede ordinate alfabeticamente ha lasciato un piccolo monumento alla cultura settecentesca del libro. Odio, perché tutte le raffinatissime conoscenze del Volpi stentano a innalzarsi verso una comprensione a tutto campo del significato dell’oggetto librario – del suo essere assieme appunto testo e materia – e delle biblioteche, per lui semplici raccolte di libri selecti. Mi ricorda troppo la miopia di certi professori universitari, sfatte vestali di culti dimenticati, severi custodi di tombe vuote. Ma ciò che salva il Volpi, e fa delle Varie avvertenze (sia pur sotto il titolo inventato Del furore d’aver libri, curioso falso perpetrato da una casa editrice seriosa come Sellerio: ma non posso lamentarmi troppo, perché faccio parte dell’associazione roveretana “Furore dei libri”...) non solo una chicca erudita ma un piccolo successo editoriale, è l’ironia, la capacità di sorridere delle proprie manie. Basti leggere, che so, la voce “Fanciulli” («Per questi convien chiudere le librerie e nascondere i buoni e scelti libri »), o quella “Gatti” («Questi infestano le librerie col natural loro vezzo di aguzzarsi l’ugne... e colla loro pestilente orina»), o ancora “Venditori di formaggi e di salumi” («Debbono visitarsi spesso dagli amatori de’ libri, mentre del continuo ne comperano e di stampati e di manoscritti per involgere le loro merci»). Grazie dunque a chi, con grande fatica, ci ripropone questa sapida operetta, accompagnata per la prima volta – per quel che ne so – da un intelligente tentativo di commento. Buona lettura! EDOARDO BARBIERI Tratto dalla Prefazione

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