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eBooks di Titolo Per di Lev Tolstoj editi da Bruno Osimo
Perché la gente si droga? (Tradotto)versione filologica del saggio. E-book. Formato EPUB Lev Tolstój - Bruno Osimo, 2025 -
In questo saggio del 1890 Lev Tolstoj – all’età di sessantadue anni – mette in guardia l’umanità dai rischi connessi all’ottundimento volontario della coscienza. Tale ottundimento è realizzato mediante quelle che lui chiama «droghe» – e in questa categoria annovera non solo quelle che chiamiamo droghe anche noi, ma anche alcolici e fumo. In altre parole fa quello che ogni società dovrebbe fare – considerare tutte le sostanze che alterano la coscienza alla stessa stregua, che facciano o no parte della tradizione locale culturospecifica. La parola che abbiamo tradotto «droga», durman, è l’espressione russa per lo stramonio (Datura stramonium) e, per estensione, di tutte le sostanze inebrianti. Un’altra parola che ricorre spesso in questo saggio è quella che abbiamo tradotto «stupefacenti», in russo odurâûsij, participio presente del verbo odurât’, che significa «annebbiare la coscienza mediante influenza esterna». Mi rincresce che la parola suoni un po’ burocratica, e per la precisione a me ricorda il gergo dei verbali di polizia, ma d’altra parte l’unica alternativa era «inebrianti», che non è particolarmente vantaggiosa.Anche quello che Tolstoj ci dice sul fumo è di grande attualità. Il pericolo di questa “droga” è che ce la si può portare in giro ovunque, non necessita di particolari attrezzature, e – all’epoca in cui il testo è stato scritto – si poteva consumare ovunque, senza limitazioni, solo dopo avere detto la frase di rito «Le dà fastidio?», a cui l’unica risposta beneducata possibile è «No, faccia pure». I fumatori, allora come ora, approfittano di questo bug nella nostra cultura – la beneducazione che impedisce di dire le cose come stanno – e inquinano lo spazio degli altri come non sarebbe ammissibile con altre sostanze inquinanti – odori corporali, per esempio. Come dice Tolstoj: «Nessuno si permetterebbe di bagnare il pavimento della stanza in cui ci sono delle persone, fare rumore, urlare, far entrare il freddo, il caldo o la puzza, fare cose che disturbano e danneggiano gli altri».Come succede a tutti i grandi, c’è una parte della produzione letteraria di Tolstoj di gran lunga sottovalutata. Per fortuna c’è sempre modo di recuperare il tempo perduto non leggendo i saggi di Tolstoj.
Perché non mangio la carne (tradotto)Il primo gradino, saggio per una vita buona. E-book. Formato EPUB Lev Tolstój - Bruno Osimo, 2025 -
Questo saggio di Tolstoj del 1892 appartiene al periodo in cui il grande scrittore aveva rinnegato l'intera produzione letteraria della prima parte della sua vita – quella comprendente Guerra e pace e Anna Karénina, per intenderci – e aveva dedicato tutto sé stesso ad aiutare i poveri, i contadini, i bisognosi. Il titolo originale del saggio è «Il primo gradino» ma, data l'attualità scottante del tema del vegetarianismo, ho preferito modificare nella versione italiana il titolo e mantenere l'originale come sottotitolo. Il discorso del mangiare la carne è inserito nel quadro della successione delle virtù per condurre una vita buona. Per questo motivo, le prime otto parti del saggio sono dedicate a tutti i vizi e alle cattive abitudini che abbiamo, e all'ipocrisia – diremmo oggi – dei sedicenti credenti che predicano bene e razzolano male, perché non riescono a padroneggiare le proprie pulsioni, essendo privi di autocontrollo. I lettori interessati solo al discorso sul vegetarianismo possono, volendo, passare direttamente alla nona parte, intitolata «Visita al macello di Tula», e leggerla insieme alla decima e ultima. Se però, come penso anche io, le argomentazioni per convincere chi mangia la carne a smettere non sono mai abbastanza, vi consiglio di leggere dall'inizio perché Tolstoj è molto logico nella sua articolazione, ed è ancora più evidente, dopo avere letto le prime otto parti del saggio, quanto sia contraddittorio, incoerente e vergognoso mangiare la carne se si hanno semplicemente dei princìpi morali. Non occorre essere né cristiani né religiosi per condividere l'argomentazione di Tolstoj. Anche un laico come il sottoscritto può giovarsi della profondità morale di questo testo, denso di potenziali citazioni adatte anche alla nostra era contemporanea, fatta di messaggi brevi marcati da tag. Auguro a tutti noi che alla brevità di questi messaggi non corrispondano un'altrettanto breve memoria e un altrettanto rapido ragionamento. Buona lettura.
Perché non mangio la carne (tradotto)Il primo gradino, saggio per una vita buona. E-book. Formato Mobipocket Lev Tolstój - Bruno Osimo, 2025 -
Questo saggio di Tolstoj del 1892 appartiene al periodo in cui il grande scrittore aveva rinnegato l'intera produzione letteraria della prima parte della sua vita – quella comprendente Guerra e pace e Anna Karénina, per intenderci – e aveva dedicato tutto sé stesso ad aiutare i poveri, i contadini, i bisognosi. Il titolo originale del saggio è «Il primo gradino» ma, data l'attualità scottante del tema del vegetarianismo, ho preferito modificare nella versione italiana il titolo e mantenere l'originale come sottotitolo. Il discorso del mangiare la carne è inserito nel quadro della successione delle virtù per condurre una vita buona. Per questo motivo, le prime otto parti del saggio sono dedicate a tutti i vizi e alle cattive abitudini che abbiamo, e all'ipocrisia – diremmo oggi – dei sedicenti credenti che predicano bene e razzolano male, perché non riescono a padroneggiare le proprie pulsioni, essendo privi di autocontrollo. I lettori interessati solo al discorso sul vegetarianismo possono, volendo, passare direttamente alla nona parte, intitolata «Visita al macello di Tula», e leggerla insieme alla decima e ultima. Se però, come penso anche io, le argomentazioni per convincere chi mangia la carne a smettere non sono mai abbastanza, vi consiglio di leggere dall'inizio perché Tolstoj è molto logico nella sua articolazione, ed è ancora più evidente, dopo avere letto le prime otto parti del saggio, quanto sia contraddittorio, incoerente e vergognoso mangiare la carne se si hanno semplicemente dei princìpi morali. Non occorre essere né cristiani né religiosi per condividere l'argomentazione di Tolstoj. Anche un laico come il sottoscritto può giovarsi della profondità morale di questo testo, denso di potenziali citazioni adatte anche alla nostra era contemporanea, fatta di messaggi brevi marcati da tag. Auguro a tutti noi che alla brevità di questi messaggi non corrispondano un'altrettanto breve memoria e un altrettanto rapido ragionamento. Buona lettura.