Abramovic Marina Libri
Libri con argomento Abramovic Marina Biografie generali
Attraversare i muri. Un'autobiografia Abramovic Marina Kaplan James - Bompiani, 2018 - Tascabili. Saggi
Nel 2010, in occasione della retrospettiva che il MoMA dedicò a Marina Abramovic, più di 750mila persone aspettarono in fila fuori dal museo per avere la possibilità di sedersi di fronte all'artista e di comunicare con lei senza dire una parola, in una performance senza precedenti durata più di settecento ore. Una celebrazione di quasi cinquant'anni di performance art rivoluzionaria. Figlia di genitori comunisti, eroi di guerra sotto il regime di Tito nella Jugoslavia postbellica, Marina Abramovic fu cresciuta secondo una ferrea etica del lavoro. Agli esordi della sua carriera artistica internazionale viveva ancora con la madre e sotto il suo totale controllo, obbedendo a un rigido coprifuoco che la costringeva a rincasare entro le dieci di sera. Ma nulla poté placare la sua insaziabile curiosità, il suo desiderio di entrare in contatto con la gente e il suo senso dell'umorismo. Tutto ciò che ancora oggi la contraddistingue e dà forma alla sua vita. Al cuore di «Attraversare i muri» c'è la storia d'amore con il collega perfomance artist Ulay: una relazione sentimentale e professionale durata dodici anni, molti dei quali passati a bordo di un furgone viaggiando attraverso l'Europa, senza un soldo. Un legame che arrivò al drammatico epilogo sulla Grande Muraglia cinese. La storia di Marina Abramovic, commovente, epica e ironica, parla di un'incomparabile carriera artistica che spinge il corpo oltre i limiti della paura, del dolore, dello sfinimento e del pericolo, in una ricerca assoluta della trasformazione emotiva e spirituale. Esso stesso performance, «Attraversare i muri» è la rappresentazione vivida e potente della vita di un'artista eccezionale.
Quando Marina Abramovic morirà Westcott James - Johan & Levi, 2011 - Biografie
Belgrado 1974. Marina Abramovic dà fuoco a una monumentale stella a cinque punte, simbolo del regime di Tito, e ci si distende dentro fino a svenire per asfissia. Napoli 1975. Uno spettatore le punta al collo una pistola carica: l'artista ha sfidato il pubblico a usare su di lei, risolutamente passiva, uno qualsiasi degli oggetti disposti su un tavolo. New York 2002. Marina vive per dodici giorni in un'abitazione pensile allestita alla Sean Kelly Callery. Digiuna. L'unico nutrimento è l'avido sguardo degli astanti che la osservano bere, dormire, lavarsi e urinare. Tra la schiera di spettatori c'è James Westcott: è il suo primo incontro con "la nonna della Performance Art", come lei ama definirsi, e l'incipit di "Quando Marina Abramovic morirà", biografia intima di un'artista che da quarantanni gioca con la morte mettendo il proprio corpo al centro di performance divenute leggendarie. Agli esordi, lanciarsi nell'arte performativa significa per Marina ribellarsi a un'esistenza "militarizzata", tiranneggiata da una madre che le impone diktat culturali comunisti e non la bacia mai. Cruciale per il decollo da Belgrado è l'unione artistica e sentimentale con il fotografo tedesco Ulay, con cui avvia una collaborazione tanto ardita quanto fruttuosa. A bordo di un furgone Citroen trasformato in casa mobile, la coppia gira l'Europa esibendosi in pezzi che mettono a nudo una simbiosi culminata nel prolifico "Nightsea Crossing".
Attraversare i muri. Un'autobiografia Abramovic Marina Kaplan James - Bompiani, 2026 - Pantheon
In occasione della retrospettiva che il MoMA le dedicò, Marina Abramovic realizzò una delle performance più lunghe di sempre: settecento ore su una sedia a fissare immobile di fronte a sé le persone - più di 750mila - che avevano fatto la fila fuori dal museo per avere la possibilità di comunicare in silenzio con la più celebre performance artist contemporanea. La celebrazione di quasi cinquant'anni di attività rivoluzionaria. Nata nel 1946 da genitori comunisti sotto il regime di Tito nella Jugoslavia postbellica, Marina Abramovic fu educata secondo una ferrea etica del lavoro. Agli esordi della carriera viveva ancora con la madre, sotto il suo totale controllo, un rigido coprifuoco la costringeva a rincasare entro le dieci. Ma la curiosità insaziabile, il desiderio di entrare in contatto con la gente e il senso dell'umorismo la spinsero oltre, e ancora costraddistinguono lei e la sua arte. Al cuore di questa autobiografia c'è la storia d'amore con il collega Ulay: una relazione sentimentale e professionale leggendaria, durata dodici anni, fino al celeberrimo epilogo sulla Grande Muraglia cinese. La storia di Marina Abramovié, commovente, epica e ironica, ci racconta una carriera eccezionale. Abramovic ha messo alla prova i limiti del corpo, del dolore, dello sfinimento e del pericolo, e ha dilatato per sempre i confini di ciò che definiamo arte.