Beardsley Aubrey Libri
Libri con argomento Beardsley Aubrey Storia dell’arte e stili artistici: dal 1800 al 1900
Aubrey Beardsley Pontiggia Elena - Abscondita, 2022 - Miniature
Scomparso a venticinque anni divorato dalla tisi, Aubrey Beardsley (1872-1898) è stato il maggior disegnatore europeo della fine dell'Ottocento, protagonista di quella irripetibile stagione inglese animata da Oscar Wilde e dall'estetismo dei dandy, e figura dominante di quegli anni novanta che vennero chiamati appunto «l'età di Beardsley». Negli otto anni (1890-1898) della sua ricerca, Beardsley ha superato il preraffaellismo, ha attraversato il simbolismo e il liberty, ha anticipato esiti espressionisti e astratti, ma tutte queste categorie non bastano a definire un'arte come la sua. La sua pittura è uno scandalo nella società vittoriana, per la sua sensualità e la sua capacità di esplorare - in anticipo sul Novecento - i territori del brutto e dell'osceno («Il bello è troppo difficile» dice a Yeats), ma anche per il distacco radicale dal realismo che lo porta a guardare all'arte giapponese, ai vasi greci, al Quattrocento italiano. Il libro ricostruisce, anche con documenti e scritti d'epoca, la vicenda biografica ed espressiva di Beardsley, soffermandosi analiticamente sulle principali opere dell'artista, di cui approfondisce la poetica e i significati.
Aubrey Beardsley. L'enfant terrible dell'art nouveau. Ediz. illustrata Virelli Giuseppe - Minerva Edizioni (Bologna), 2018
Monografia dedicata alla figura di Aubrey Beardsley (1872-1898), «folgorante meteora» dell'illustrazione inglese della fin-de-siècle morto prematuramente a soli 25 anni. Il testo prende in esame l'intero corpus di opere del giovane artista suddividendola in tre momenti principali: il primo comprende il periodo dalla sua prima formazione presso la scuola Preraffaellita e a quella di Burne-Jones, sino a quello di una sua rapida emancipazione in favore di uno stile più autonomo, frutto di una personalissima reinterpretazione sia dall'arte giapponese, sia di quella degli artisti più all'avanguardia operanti oltremanica (Gauguin, Toulouse-Lautrec, Valotton, Denis ecc.); il secondo momento, invece, riguarda gli anni centrali dell'attività in cui egli imprime una forte accelerazione al suo stile verso una sintesi sempre più spinta delle immagini, dal tratto rivoluzionario rispetto alla grafica corrente, incentrato esclusivamente sulla stesura à plat delle macchie d'inchiostro e sull'utilizzo di sottilissime linee di contorno che descrivono delle figure fitomorfe e zoomorfe totalmente astratte; infine, il terzo periodo riguardante i lavori del biennio 1895-96, la maggior parte dei quali ispirati a un repertorio figurativo settecentesco rivisitato in chiave moderna, per i quali Beardsley elabora una nuova tecnica compositiva basata su un fine puntinismo che gli permette di semplificare e di spogliare le immagini da ogni dettaglio aneddotico restituendoci così delle leggere ed elegantissime silhouette. Solo poco prima della morte interviene uno dei pochi cambiamenti del suo stile: è questo "l'autunno dell'autunno", ossia la fine di una attività artistica folgorante, svoltasi nel giro di appena cinque anni e che ha rappresentato una delle punte più avanzate delle ricerche artistiche svoltosi nell'ambito delle arti grafiche negli anni novanta dell'Ottocento.
Aubrey Beardsley Pontiggia Elena - Abscondita, 2018 - Miniature
Scomparso a venticinque anni divorato dalla tisi, Aubrey Beardsley (1872-1898) è stato il maggior disegnatore europeo della fine dell'Ottocento, protagonista della irripetibile stagione inglese animata da Oscar Wilde e dall'estetismo dei dandy, e figura dominante degli anni novanta che vennero chiamati appunto «l'età di Beardsley ». Nel breve corso della sua esistenza, negli otto anni scarsi (1890-1898) della sua ricerca, Beardsley ha superato il preraffaellismo, ha attraversato il simbolismo e il Liberty, ha anticipato certi esiti espressionisti e astratti, ha coniato un singolare neo-rococo, ma tutte queste categorie non bastano a precisare un'arte come la sua che resta, alla fine, indefinibile. La sua pittura è uno scandalo nella società vittoriana, sia per la sua sensualità e la sua capacità di esplorare - in anticipo sul Novecento - i territori del brutto e dell'osceno («Il bello è tanto difficile », dice a Yeats), sia per il distacco radicale dal realismo che lo porta a guardare all'arte giapponese, ai vasi greci, al Quattrocento italiano. Il suo disegno, carico di valenze freudiane ante litteram (perché l'eros, per Beardsley, non è un aspetto della vita ma la vita stessa), giunge a un magistero espressivo capace di affascinare tanta poesia e arte novecentesca, da Pound a Boccioni.