Francia Francesco Libri
Libri con argomento Francia Francesco Storia dell’arte e stili artistici: dal 1400 al 1600
Il genio di Francesco Francia. Un orafo pittore nella Bologna del Rinascimento. Catalogo della mostra (Bologna, 24 marzo-24 giugno 2018) Rossoni E. (Cur.) Scalini M. (Cur.) - Marsilio, 2018
Il catalogo esce in occasione della mostra della Pinacoteca Nazionale di Bologna (24 marzo - 24 giugno 2018) dedicata a Francesco Francia (1447 circa - 1517), artista bolognese celebratissimo in vita e che persino Vasari ricorda come uno dei grandi della sua epoca. Il pittore e incisore, che fu ancor prima orafo, medagliere, zecchiere e probabilmente statuario, diede a Bologna una scuola, formò un'intera generazione di artisti e garantì, in uno dei momenti più fulgidi del mecenatismo locale, un'incredibile fioritura di capolavori. Partendo dal cospicuo nucleo di dipinti di mano di Francia della Pinacoteca Nazionale, rappresentativi della sua evoluzione stilistica tra la fine del Quattrocento e il primo decennio del Cinquecento, i curatori Elena Rossoni e Mario Scalini, insieme a Massimo Medica, Mark Gregory D'Apuzzo e a Daniele Benati, fanno luce sulla talentuosa produzione orafa e incisoria dell'artista, più trascurata dagli studi, il quale amava firmarsi «aurifex». Il pubblico potrà così conoscere e ammirare anche l'"altro" Francia e i suoi oggetti che rivelano l'affermazione a Bologna di un'antica tradizione connotata da una sapiente manualità.
Il Francia e gli incisori italiani del Rinascimento. Giornata di studi «In punta di bulino» (Bologna, 14 ottobre 2017) - Edizioni D'andrea, 2019
Il Francia e gli incisori italiani del Rinascimento. Giornata di studi «In punta di bulino» (Bologna, 14 ottobre 2017) - Edizioni D'Andrea
Timoteo Viti. Urbino (c. 1470-1523). Una via alla modernità tra Francesco Francia e Raffaello Procaccini Matteo - Metauro, 2025
Il volume intende omaggiare il ricordo dell'artista Timoteo Viti (Urbino, c. 1470-1523), protagonista della stagione pittorica del Rinascimento urbinate accanto al più noto amico Raffaello. I due artisti, muovendo i primi passi all'interno di un comune contesto di formazione, raggiungeranno risultati molto differenti, esito delle diverse occasioni di incontro e aggiornamento. Nel caso di Viti sarà fondamentale la permanenza a Bologna, tra il 1490 e il 1495, nella bottega di Francesco Francia, interprete di quella "dolcezza ne' colori unita" introdotta da Leonardo, che già Vasari riconosceva quale avvio della "Maniera moderna". Agli albori del Cinquecento sarà dunque Timoteo ad introdurre le novità leonardesche all'interno del contesto artistico urbinate, sino ad allora caratterizzato dalla peculiare fusione tra la cultura fiamminga, l'opera di Giovanni Santi e i modelli di Signorelli e Perugino. Dal confronto tra i diversi percorsi compiuti lungo i primi decenni del nuovo secolo risalterà così l'eccezionale divario presente tra l'opera di Raffaello e Viti che manterrà quel fermo atteggiamento di resistenza che caratterizza la sua interpretazione della modernità.