Giotti Virgilio Libri
Libri con argomento Giotti Virgilio Autobiografie: letterati
Appunti inutili Giotti Virgilio Volpato S. (Cur.) - Ronzani Editore, 2025 - Ventoveneto
Scritti tra il 1946 e il 1955 e usciti postumi nel 1959 per le Edizioni dello Zibaldone, gli Appunti inutili sono la registrazione di stati d'animo dello scrittore, duramente messo alla prova dalla quotidiana fatica dell'esistenza e soprattutto dalla morte, in guerra, di entrambi i suoi figli. Il diario si apre proprio con la notizia della scomparsa dell'amato Paolo (anche lui artista) in Russia, la terra di sua madre: stritolato tra due patrie, dice Giotti. Da quel giorno, in una Trieste onirica - simile a L'isola dei morti di Arnold Böcklin - si aggira come un disperso-disperato il cuore di Virgilio Giotti. Trieste è viva: vi sono il mare azzurro, la bora, i saliscendi delle vie; le rive sono piene come i caffè; la natura è rigogliosa. Giotti incontra Silvio Benco, Umberto Saba, la Pittoni, i Dolfi; trova una vecchia gatta, qualche uccellino; si sente osservato da una giovanissima fanciulla; mangia e dorme a casa con la sua vecchia moglie. Dunque, è fisicamente vivo; ma il suo cuore e la sua mente sono immerse in giornate di pieno deserto. Si sente come un fantasma, o meglio: come un morto che si aggira nelle stanze e nella città. Non esiste più il Giotti padre, marito, poeta, pittore. Ha smesso di piangere.
Appunti inutili-Useless jottings. Ediz. bilingue. Con DVD Giotti Virgilio - Il Ramo D'oro Editore, 2007 - Archivi Della Memoria
Perché mai sarebbero "inutili" gli appunti scritti dal poeta triestino Virgilio Giotti, tra il 29 gennaio 1946 e il novembre del 1955? Quali oscure vicende si nascondono dietro un titolo tanto amaro e sconsolato? La risposta possiamo trovarla nella data di inizio di quest'insolito diario. Fino a quel 29 gennaio Giotti aveva, non creduto, ma almeno sperato nel ritorno dei suoi figli, Paolo e Franco, dalla Russia, dove erano stati mandati come interpreti al seguito dell'ARMIR durante la seconda guerra mondiale Paolo e Franco, da quella Russia che amavano perché in essa era nata la loro madre, Nina Schekotoff, furono inghiottiti e travolti. Dopo l'11 dicembre 1942, data dell'ultima cartolina militare di Paolo; dopo il 12 dicembre 1942, data dell'ultima lettera di Franco, le loro tracce si perdono lungo la linea del Don, nei giorni del suo sfondamento da parte dei sovietici vittoriosi e della tragica ritirata degli sconfitti. Giotti non si arrese e continuò a cercarli, a farli cercare, a scrivere a chi dalla Russia era tornato, a illudersi che almeno uno di loro si fosse salvato e che prima o poi avrebbe bussato alla porta di casa. [...]