Imbriani Vittorio Libri
Libri con argomento Imbriani Vittorio BIOGRAFIE E STORIE VERE
Carteggio Croce Benedetto Imbriani Vittorio Esposito F. (Cur.) - Edizioni Di Storia E Letteratura, 2025 - Epistolari, Carteggi E Testimonianze
La corrispondenza tra Vittorio Imbriani e il giovane Croce si dispiega dal mese di marzo a quello di dicembre del 1885, cioè fino a poche settimane prima della morte dello scrittore napoletano, da tempo alle prese con le sofferenze della malattia. In verità, Croce, già qualche anno prima, aveva conosciuto Imbriani, rimanendone particolarmente colpito, quando, studente liceale, andava ad ascoltarne le lezioni di Letteratura italiana presso l'Università partenopea. Dallo scambio epistolare si evince come il giovane studioso gradisse confrontarsi con Imbriani su questioni di mitologia, di erudizione e di letteratura, segno evidente di una solidarietà di intenti e di affinità del sentire. Si andava tra i due instaurando progressivamente una simpatia non solo intellettuale, ma anche morale ed umana: infatti, al professore, che, peggiorando le condizioni di salute, si sentiva condannato a morire giovane -giovane ancora di anni e d'ingegno - Croce, commosso e rattristato, cercava di recare conforto, rassicurandolo che Egli era «stimato e voluto bene» e che metteva «in tutti gran desiderio di sé». Sulla tragedia di Casamicciola, Imbriani rappresentò, per Croce, un esempio di serietà operosa e di rigore morale, un riferimento costante, capace di esercitare fascino e influenza, di cui sono tracce sparse nell'intera produzione crociana. Segno di affetto e di riconoscimento sarà, allora, l'impegno che il Filosofo profonderà nell'azione di «recupero» dell'opera imbrianea, attraverso riedizioni e curatele, traendola dall'ingiusto e immeritato «oblio» nel quale era caduta.
L'arcipelago Imbriani Rossi Anna Rita - Rogiosi, 2018 - Il Merito Di Napoli
Nato da famiglia di spirito risorgimentale ma convertito allo stato forte e alla pena di morte. Professore di estetica a Napoli ma inizialmente a digiuno di dialetto. Scrittore prolifico, pensatore polemico, avvezzo alla penna nelle sfide come alla pistola nei duelli. Maestro della Massoneria ed intellettuale di spirito cosmopolita, per il quale un gran testo in lingua italiana era un trionfo per tutte le lingue indo-europee. Critico letterario, riscopritore di Giambattista Basile, etnografo in giubba garibaldina, di Vittorio Imbriani si sa poco, oltre il fatto che abbia una strada dedicata nel quartiere Chiaia a Napoli. Eppure, lo scrittore napoletano ebbe modo di formarsi con i migliori maestri del suo tempo e arrivare a far sue tutte le forme della narrazione, al punto da interpretare direttamente il lettore per chiedergli "documenti umani", ovvero spunti narrativi reali in aiuto della sua fantasia autoriale. La biografia dedicatagli da Anna Rita Rossi è al contempo un racconto di identità e di temi, ed attraversa tutti gli esperimenti letterari con cui si confrontò Imbriani, dandogli ampio spazio 'personale' in una abbondante antologia, che permette al lettore di avere un'idea compiuta dello scrittore e di approcciarsi alla scoperta delle sue opere.
Opera omnia. Vol. 1: Carteggi inediti Imbriani Vittorio Mola M. (Cur.) - Marsilio, 2007
Vittorio Imbriani (Napoli 1840 - 1886) è una delle personalità più accattivanti della cultura italiana ed europea della seconda metà dell'Ottocento; fu, secondo Gianfranco Contini, il "Carlo Emilio Gadda della Nuova Italia". Figlio di Paolo Emilio Imbriani e di Carlotta Poerio, visse, accanto al padre, in esilio a Genova, a Torino e a Zurigo, la sua gioventù. Nel 1858 frequentò presso il Politecnico di Zurigo le lezioni di Francesco De Sanctis; i rapporti col critico irpino gli consentirono, prima dei dissapori e delle distanze politiche e critiche, di avvicinarsi allo studio di Hegel. Si formò anche a Parigi, studiando economia politica e archeologia letteraria presso il Collegio di Francia. Partecipò ai moti risorgimentali, combattendo anche nel corpo dei volontari garibaldini a Bezzecca, In questo periodo (1866), in un soggiorno a Gallarate, conobbe Alessandro Manzoni e intrecciò una relazione con Eleonora Bertini, moglie di Luigi Rosnari, di cui sposerà poi, nel 1878, la figlia Gigia. Spirito polemico ed estroso, fu molto preso dal giornalismo, collaborando a diversi giornali e riviste italiane ed europee. I molteplici impegni politici e letterari lo condussero, dopo l'Unità d'Italia, a frequenti soggiorni a Firenze e a Roma. Impegnato anche in politica, ricoprì incarichi amministrativi. Nella sua breve, ma densa vita, s'interessò di filosofia, di demopsicologia, di critica d'arte e, soprattutto, di letteratura, consegnando alla narrativa opere di rilevante valore artistico.