Pagano Giuseppe Libri
Libri con argomento Pagano Giuseppe Singoli architetti e studi di architettura
Le indagini etnografiche di Pagano Bilò Federico - Letteraventidue, 2019 - Figure
A partire dal 1935, Giuseppe Pagano effettua un lavoro sul campo, esplorando il territorio nazionale in cerca dei più significativi esempi di architettura rurale: che fotografa magistralmente. Con questa ricerca, l'architetto istriano espande il perimetro dell'architettura, includendovi il costruito minore; e questo ampliamento è stato e rimane un prolifico tentativo di rompere la monoliticità disciplinare. Un tentativo nel quale possiamo leggere, oggi, il ruolo decisivo dell'antropologia: disciplina che si dà carico di osservare, comprendere e interpretare la complessa articolazione dell'ambiente fisico e sociale; disciplina indispensabile per l'individuazione dei materiali necessari a un cambiamento radicale nella pratica dell'architettura.
L'opera di Giuseppe Pagano tra politica e architettura Saggio Antonino - Edizioni Dedalo, 1984 - Universale Di Architettura
La prima parte del volume indaga sul contraddittorio legame con il fascismo di Pagano, architetto di alto impegno civile e riformatore; la seconda ne analizza l'opera progettuale.
Appunti sul costruire. Attualità di Giuseppe Pagano Sangiorgi Claudio - Maggioli Editore, 2011 - Politecnica
La tecnologia, insieme all'immagine mediatica, è la grande protagonista dell'architettura contemporanea, quale essa diffusamente viene proposta sulle pagine delle principali riviste di critica internazionali. Non che nelle realizzazioni dei protagonisti di questi anni salti il ruolo di "mediazione" rispetto all'atto tecnico, che costituisce l'essenza della disciplina architettonica, ma questa si traduce sovente in una retorica e consolatoria esaltazione della tecnologia stessa, tutta epidermicamente centrata sul trattamento dell'involucro e priva di qualsivoglia relazione con la forma urbis del tessuto all'intorno. Il testo, a partire dal pensiero di Giuseppe Pagano e dal richiamo di questi a un'architettura di "servizio", sottoposta a una "schiavitù utilitaria" e priva di eccessi di vanità, cerca di mettere in luce i limiti di un siffatto approccio, proponendo per contro l'ideale di un'architettura tesa, anche nel suo dato materiale e pur senza essere dimentica del suo essere "fatto sociale totale" (e, proprio per questo, della sua obbligata attualità, in primo luogo tecnica e tecnologica), a istituire un dialogo serrato con la città e con i propri consolidati statuti disciplinari, nella convinzione della validità fondativa della nozione di tipo.