Bruskin Grisha Libri
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Imperfetto passato Bruskin Grisha Niero A. (Cur.) - Voland, 2017 - Sírin
"Se a un certo punto decidessi di scrivere un libro, cosa potrei mai attingere dalla mia, di infanzia - comune, ordinaria?" Con "Imperfetto passato" Grisha Bruskin, in una collezione di brevi e brevissime prose, ripercorre con limpidezza e levità il suo passato di artista russo di origine ebraica. Tra colpi, contraccolpi e bizzarrie della Storia, l'autore attraversa più di mezzo secolo: dall'infanzia trascorsa in una Mosca ancora segnata dalla Seconda guerra mondiale fino alla partenza per gli Stati Uniti, passando per i viaggi giovanili nelle esotiche repubbliche meridionali dell'allora Unione Sovietica e le traversie (spesso tragicomiche) con le autorità impegnate a bloccargli le opere "irregolari". Scanditi con ritmo e respiro quasi poematico, scevri di qualsivoglia romanticismo e, anzi, garbatamente ironici, i pezzi intimi di questo catalogo di accadimenti suggestivamente "imperfetti" mostrano come si possa essere autobiografici con tutta la grazia di chi "semplicemente" racconta senza esibirsi, balzando in primo piano ma, al contempo, rimanendo deliziosamente sottotraccia.
Grisha Bruskin. Lessico fondamentale Burini Silvia - Mimesis, 2019 - Eterotopie
Dalla leggendaria asta organizzata da Sotheby's a Mosca il 7 luglio 1988, una tela di Grisha Bruskin, Fundamental'nyj leksikon, cambiò per sempre la valutazione dell'arte contemporanea russa. Al di là della quotazione allora ottenuta - che meritò la prima pagina del "New York Times" - quell'occasione consacrò agli occhi del mondo la fisionomia lucida, analitica, visionaria di un artista capace di rivelarci le profonde analogie tra mondo ebraico e impero sovietico, di progettare affascinanti prospettive di archeologia del futuro, di dare forma all'inquietante terrore che pervade la nostra epoca, costantemente alla ricerca di un nemico. La monografia di Silvia Burini rilegge per intero il percorso dell'artista ma riempie più di un vuoto nel panorama della storia e della critica dell'arte contemporanea europea: chiarisce "perché dobbiamo occuparci dell'arte russa" anche in Italia (in Germania e nei paesi anglofoni lo si fa da tempo, senza che questo costituisca una sorta di stravagante devianza). Il volume è un'originale riconsiderazione dell'arte russa e sovietica che connette organicamente per la prima volta l'attualità e la storia senza i superflui ideologismi della critica, grazie all'attento impiego di uno strumento di analisi efficace e appropriato, quello della semiotica della Scuola di Tartu, che Silvia Burini, la maggior specialista in Italia della riflessione di Jurij Lotman, gestisce con grande consapevolezza.
Grisha Bruskin. Icone sovietiche. Catalogo della mostra (Vicenza, 18 ottobre 2017-15 aprile 2018) Barbieri Giuseppe Burini Silvia - Antiga Edizioni, 2017
Celebrando in modo del tutto originale il primo centenario della Rivoluzione d'Ottobre, la mostra ha come protagonista il dittico di Grisha Bruskin (1945) intitolato Fundamental'nyj Leksikon (Lessico Fondamentale, 1985-1990), opera del grande artista contemporaneo russo esposta per la prima volta in Italia. Affiancano le due tele una significativa selezione di disegni preparatori, nonché due sequenze di piccole sculture, in porcellana e bronzo, una sorta di maquette ex post, che rappresentano in forma tridimensionale le figure dipinte. La presenza di due icone-menologio appartenenti alla raccolta di icone russe di Intesa Sanpaolo, conservata presso le Gallerie d'Italia - Palazzo Leoni Montanari, museo della Banca a Vicenza, permette di approfondire un aspetto del processo creativo di Bruskin, evidenziando tra i santi cristiani e gli eroi sovietici profonde connessioni, formali e concettuali.