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Esercizi di stile e libertà. Barbara Allason, tra cospirazione e appassionato desiderio di scrivere Arceri Angela Capello Romina - Seb27, 2014 -
Barbara Allason: la raffinata germanista, l'intellettuale salottiera e un po' snob, la coraggiosa cospiratrice antifascista, l'amica cordiale e generosa, la donna qualche volta insicura e qualche volta eroica. Altrettanto complessi sono i rapporti descritti nei suoi libri, tanto quelli autobiografici quanto i romanzi, i racconti e i saggi: la devozione per il padre artigliere e quella verso il padre spirituale Piero Gobetti, di lei tanto più giovane, ma riconosciuto come maestro; l'ammirazione per l'altro grande maestro, Benedetto Croce; la relazione con le donne che nel suo percorso rivestono un ruolo importante, dalla giovane Ada Prospero alla fantasiosa Annie Vivanti; il rapporto profondo e creativo con le scrittrici di cui studia vita e opere, Caroline Schlegel e Bettina Brentano. Le vicende personali diventano per lei materia letteraria: nelle opere di narrativa gli aspetti autobiografici sono sempre presenti e anche nella saggistica l'impronta personale è forte.
Confessioni di una letterata Allason Barbara Jori G. (Cur.) - Aragno, 2026 - Biblioteca Aragno
Barbara Allason (Pecetto Torinese, 1877 - Torino, 1968), testimone di due secoli, germanista, scrittrice e traduttrice, amica di Piero e Ada Gobetti, è figura dimenticata della cultura e dell'antifascismo torinesi. Capolavori del suo lascito morale e saggistico sono nel secondo dopoguerra due libri opposti e complementari, le Memorie di un'antifascista (1946) e Vecchie ville vecchi cuori (1950), già riedito per i tipi di Aragno. Come mostra l'introduzione di Giacomo Jori, il profilo autobiografico di Barbara Allason, le inedite Confessioni di una letterata, corredate da un Ricordo di Piero Gobetti, sono l'affascinante memoriale di un infaticabile incedere fra crinali, aporie, rimozioni. È stato Furio Jesi, esperto di ombre e battaglie, che fu suo interlocutore, il primo a riscoprire le Memorie di un'antifascista, additando «alle nuove generazioni l'opera di Barbara Allason, la quale, conosciuta la vecchiezza, ha saputo realizzare cotesta esperienza di vita senza precludersi neppure ora quella commossa partecipazione del sentimento ad ogni speculazione dell'intelletto che ha segnato ogni istante della sua attività di scrittrice, di saggista» (1961).