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Elio Aristide e la legittimazione greca dell'impero di Roma Desideri P. (Cur.) Fontanella F. (Cur.) - Il Mulino, 2013 - Istituto Italiano Scienze Umane. Dialoghi
Elio Aristide, intellettuale originario di Smirne, importante città greca della provincia romana d'Asia, è l'autore di uno dei testi più significativi della riflessione greca sull'impero romano: il discorso "A Roma", che in origine era stato pronunciato di fronte all'imperatore Antonino Pio. In questo testo l'autore esprimeva la sua ammirazione per Roma e il suo impero, il cui futuro, a suo avviso, sarebbe stato prospero solo con la collaborazione delle élites politico-culturali greche. Piano ufficiale e riflessione privata si intrecciavano in un discorso di genere encomiastico, in cui tuttavia erano abilmente occultati elementi di critica e di riserva nei confronti dell'impero. In questo volume, attraverso gli interventi di alcuni tra i massimi conoscitori europei e americani della cultura greca di età imperiale, il discorso "A Roma" viene ricollocato nel complesso della produzione di interesse politico di Elio Aristide, e si rivela una guida preziosa alla comprensione del mondo antico all'apogeo dell'impero.
L'arte dell'autoelogio. Studio sull'orazione 28K di Elio Aristide Miletti Lorenzo - Edizioni Ets, 2011 - Testi E Studi Di Cultura Classica
L'elogio di sé è stato sempre - o quasi sempre - considerato una pratica da evitare, una pericolosa e fastidiosa concessione al proprio narcisismo. Il mondo antico non faceva differenza: i trattati retorici greci e latini invitavano ad evitare ogni autoelogio, a meno che questo non fosse reso strettamente necessario da circostanze quali, ad esempio, l'obbligo di ribattere ad un'accusa o di ripercorrere, per difenderlo, il proprio operato. Anche quando necessario, tuttavia, l'autoelogio era tanto più apprezzato quanto più si mostrava misurato. A questa linea di tendenza, ben maggioritaria, si oppone con forza l'orazione 28 K del retore greco Elio Aristide, vissuto nel II secolo d.C., famoso per la sua eloquenza e per la sua devozione totalizzante al dio Asclepio, di cui sono testimonianza i celebri "Discorsi sacri". L'orazione trae spunto da una critica che il retore aveva ricevuto proprio perché aveva elogiato se stesso apertamente, durante una declamazione. La sua tesi è, nei fatti, opposta a quella dominante: l'autoelogio è lecito, anzi auspicabile, quando si è una personalità eccellente, ed egli - naturalmente - si ritiene tale. Partendo dal presupposto che tacere i propri meriti è una forma di ipocrisia, Aristide sostiene che mostrare il carattere straordinario della propria eloquenza è quasi un obbligo, che si rivela di grande utilità per il prossimo. A riprova di ciò, ripercorre tutta la letteratura greca del passato...
Elio Aristide e Smirne Franco Carlo - Accademia Naz. Dei Lincei, 2005 - Memorie Lincee.Scienze Mor.,Stor.,Fil.Ix
Elio Aristide e Smirne - Accademia Naz. dei Lincei