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Non vieni proprio a Roma? Lettere a Paolo De Benedetti Rossano Pietro Osto G. (Cur.) - Morcelliana, 2024 - Pellicano Rosso
Sono qui raccolte le ventisette lettere che Pietro Rossano scrisse al "rabbino di Asti" Paolo De Benedetti nell'arco di un ventennio (1968-1988). Traspare l'esperienza di un'amicizia autentica tra due intellettuali di alto calibro, che condividono impressioni, letture e pareri. Si trovano tracce del contesto storico e delle vicende culturali di quegli anni, specialmente di ambito editoriale: De Benedetti ha lavorato in Bompiani, Garzanti e Morcelliana, mentre Rossano è stato direttore editoriale di una collana di Utet e poi di un'altra di Rusconi. è proprio come direttore editoriale e curatore di libri che lo ricorda De Benedetti, in una testimonianza riproposta nel libro. Ma è la sapienza la cifra più sintetica per parlare di questo rapporto: quella della Bibbia, da entrambi studiata e amata, del giudaismo, della filologia che dice cura e passione per la Parola e le parole, del dialogo, unica strada per incontrare se stessi e la pace.
Pietro Benedetti. Un ebanista abruzzese, comunista e partigiano nella Resistenza a Roma Riolo Sara - Marlin (Cava De' Tirreni), 2024 - Filo Spinato
Il titolo del libro rende bene l'idea del protagonista descritto in queste pagine. Pietro Benedetti, un ebanista comunista abruzzese, si trova a voler essere protagonista della lotta di liberazione del nazifascismo a Roma. La sua bottega di ebanista si trasformò in un luogo di riunione di giovani antifascisti e divenne centro di smistamento della stampa clandestina. Il 28 dicembre 1943 fu arrestato preventivamente per delazione, confermata, qualche giorno dopo, con il rinvenimento da parte del capo della squadra politica, Domenico Rodondano, di alcune armi nel laboratorio di ebanisteria di via Properzio n. 39. Portato in Questura, Pietro Benedetti fu rinchiuso nel carcere di Regina Coeli e sottoposto agli estenuanti interrogatori di via Tasso. Le sue lettere dal carcere di Regina Coeli sono tra le più conosciute per il forte impatto emotivo e umano che hanno lasciato. Pima di morire scrive ai figli: "Dell'amore per l'umanità fate una religione e siate sempre solleciti verso il bisogno e le sofferenze dei vostri simili [...] Amate la madrepatria, ma ricordate che la patria vera è il mondo e, ovunque vi sono vostri simili, quelli sono i vostri fratelli". Il suo modo di pensare e di vivere sono ripercorsi in questo libro, attraverso le fonti archivistiche e la sua produzione documentaria: dalle prime vicende politiche in Abruzzo che lo hanno coinvolto, passando per la Resistenza romana, fino alla sua condanna a morte avvenuta nell'aprile 1944. Introduzione di Antonio Parisella.