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L'ingegnere delle barricate. Autobiografia di Giacomo Ferrari il nobile rivoluzionario Bocchi G. (Cur.) - Implibri, 2022
In questo libro l'autobiografia sincera e scomoda, inedita nella sua versione integrale, di Giacomo Ferrari. Figlio e nipote di garibaldini, si oppose strenuamente al regime fascista fino a unirsi, nel 1922, agli Arditi del Popolo di Guido Picelli. Ingegnere di grandi capacità professionali, riparò in Francia dal 1931 al 1936 mentre dal 1944 fu comandante unico, con il nome di battaglia di "Arta", dei settemila Partigiani del Parmense. Membro della Costituente, ministro dei trasporti per il Partito comunista dei due governi De Gasperi di Unità nazionale, nel 1946 e nel 1947, in un solo anno, invece che nei dieci previsti, fece ricostruire ponti, ferrovie, infrastrutture mettendo il paese in grado di risollevarsi dai disastri della guerra. Fu poi senatore della Repubblica nella V e VI legislatura. Amatissimo sindaco di Parma, operò la rinascita della città che dal 1951 al 1963 divenne, tra l'altro, anche una vera e propria capitale della cultura. Il racconto del pensiero, dell'azione e della vita di un uomo che ha attraversato da protagonista il Novecento.
L'ingegnere delle barricate. Autobiografia di Giacomo Ferrari il nobile rivoluzionario. Ediz. ridotta Bocchi G. (Cur.) - Implibri, 2022
Da "ingegnere delle barricate" a comandante unico dei settemila partigiani parmensi, la storia di Giacomo Ferrari un padre dell'Italia democratica.
Giacomo Ferrari. Un uomo, una terra, una storia Giuffredi M. (Cur.) Massari G. (Cur.) Rinaldi M. (Cur.) - Carocci, 2004 - Studi Storici Carocci
La vita di Giacomo Ferrari (1887-1974) rappresenta un paradigma esemplare dell'evoluzione di una borghesia democratica di matrice risorgimentale. Nato nella roccaforte repubblicana di Langhirano, figlio di esponenti liberali e mazziniani, fratello di un interventista di sinistra caduto sul Carso, padre di un partigiano morto in combattimento, fu socialista intriso di cultura democratica, si oppose allo squadrismo e fu fermamente avverso al regime. La crisi bellica e la necessità di un antifascismo attivo lo spinsero nel 1942 ad aderire al Partito comunista, cui rimase sempre fedele. Nel 1944 venne eletto comandante unico delle formazioni partigiane parmensi. Fu prefetto di Parma, poi ministro dei Trasporti fino al 1947 e dal 1951 al 1963 sindaco di Parma.