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I bambini perduti. Il mito del ragazzo selvaggio da Kipling a Malouf Baraldi Matteo - Quodlibet, 2007 - Studi
I "fanciulli selvaggi" incarnano la speranza di un impossibile ritorno alla natura, a una selvatichezza libera e incontrollata, e interpretano un mito che continua a parlare alle nostre coscienze. Il tema che questo saggio si propone di affrontare si concentra sul rapporto tra l'idea di feral child espressa da Kipling nel celeberrimo personaggio di Mowgli e quella che emerge nelle opere del narratore e poeta australiano David Malouf. Mowgli cela in sé un'idea di conciliazione, ma anche di violento contrasto tra la maturità inglese e l'infanzia indiana del suo autore, sintetizzate in una identità imperiale. Per contro la visione offerta da Malouf è quella di un puer in grado di destabilizzare, di mettere in discussione identità e ruoli imperiali acquisiti come inderogabili. Da un lato, quindi, si analizza un mito coloniale e, dall'altro, una sua sfuggente ed elusiva interpretazione postcoloniale. Matteo Baraldi collabora con il Centro Studi Omeoglotti dell'Università di Bologna occupandosi principalmente di letteratura e cultura australiana.
L'incontro con la wilderness. Macrofiguralità e incroci intertestuali da Conrad a Malouf e Patchett Rocchi Anna - Edizioni Ets, 2017 - Diagosfera
Nel libro si individuano i molteplici aspetti in cui l'incontro con la wilderness si articola nella narrativa di David Malouf (australiano) e Ann Patchett (americana), entrambi debitori di "Heart of Darkness", opera dell'anglo-polacco Joseph Conrad. La natura selvaggia ha un impatto destabilizzante sulla psiche dei personaggi che sperimentano, al suo cospetto, diverse forme di disorientamento e regressione, favorendo l'emersione di materiali inconsci e panorami interiori normalmente ignorati. Al frastornamento ammaliato indotto in Marlow dalla realtà inconsueta della foresta vergine segue un contraccolpo definito, con le parole di Conrad, il "colpo di zampa", che si manifesta come malattia febbrile e/o delirio allucinato. Anche la "diade" Marlow-Kurtz è vista come una struttura relazionale che favorisce la ricerca di una conoscenza occulta. Questi nuclei di figuralità, "incarnandosi" in "State of Wonder" (A. Patchett, 2011), danno luogo a sviluppi che conferiscono spessore narrativo al romanzo. Di esso si approfondisce in particolare la prevalenza conferita al genere femminile, laddove in "Heart of Darkness" quest'ultimo funzionava semplicemente da catalizzatore per le azioni dei personaggi maschili. Un inedito rilievo è attribuito alla sfera istintuale e alla maternità, che confluisce in un'altra tematica, cruciale anche in Conrad, quella della bugia e del tradimento. Dalla lettura intertestuale emergono somiglianze, sviluppi e configurazioni innovative, tra cui la distinzione di due livelli di regressione, il going native e il più avanzato going natural (o nature), denso di implicazioni metafisiche e spirituali. È tuttavia attraverso i due testi di Malouf - "An Imaginary Life" (1978) e "Remembering Babylon" (1993) - che quest'ultimo stadio trova la sua più piena rappresentazione, configurandosi come momento identificativo con il naturale. Chiudendo il cerchio, una lettura attenta dei testi rivela come, allo stato germinale, già in "Heart of Darkness" fossero presenti attimi di comunione panica, poi dispiegati ed espansi nei due romanzi australiani. Prefazione di Fausto Ciompi.
L'ultima metamorfosi. «An imaginary life» di David Malouf Dell'aversano Carmen - Edizioni Ets, 1998 - Percorsi. Dip. Anglistica-Univ. Pisa
L'ultima metamorfosi. «An imaginary life» di David Malouf - Edizioni ETS