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Ivos Pacetti 1925. I piatti di Courmayeur Fochessati M. (Cur.) Trogu M. (Cur.) - Sagep, 2025 - Sagep Arte
Risalente al 1925, il ciclo composto dai diciassette piatti in ceramica che Ivos Pacetti realizzò, al tempo della sua collaborazione con "La Casa dell'Arte", per la facciata della Colonia alpina fondata a Courmayeur dal barnabita Giovanni Semeria, rappresenta una tappa cruciale per la carriera del ceramista, attivo ad Albisola dal 1920, ma anche una significativa testimonianza di una peculiare committenza artistica a cui si diede grande rilievo all'epoca, come documentato dagli articoli apparsi sulle riviste «Emporium» e «Domus». Punto di partenza fondamentale per la successiva attività del ceramista che, dopo le collaborazioni con alcune tra le più importanti manifatture locali (MAS; "La Casa dell'Arte"; Alba Docilia; ILSA e SPICA), fondò "La Fiamma" e aprì infine nel 1956 il modernissimo stabilimento Ceramiche Minime Fratelli Pacetti. Tale ciclo decorativo rappresenta anche una preziosa testimonianza delle innovazioni tecniche ed espressive che contribuirono all'affermazione del cosiddetto stile Albisola 1925.
Ivos Pacetti imprenditore futurista. Ceramiche, fotografie, dipinti Fochessati Matteo Franzone Gianni - Sagep, 2020 - Arte
Il volume presenta, grazie anche alla ricerca su materiali archivistici in buona parte inediti, un'indagine a tutto tondo della poliedrica figura di Ivos Pacetti (Figline di Prato 1901 - Albisola Capo 1971) che fu ceramista, ma anche fotografo, pittore e abile imprenditore. I diversi contributi prendono in esame la sua ricca attività ceramica che lo portò a collaborare o a fondare alcune tra le principali manifatture attive ad Albisola tra gli anni venti e gli anni quaranta e ad avviare, nel secondo dopoguerra, i due moderni stabilimenti "La Tavola della Pupa" e "Ceramiche Minime Fratelli Pacetti", contestualizzando al contempo la sua produzione all'interno del più ampio panorama nazionale. Tra il 1932 e il 1934 Pacetti aderì al futurismo, partecipando ad alcune delle mostre principali della compagine marinettiana e scrivendo con assiduità sulle riviste del movimento, diventando, con Tullio d'Albisola, uno dei protagonisti della felice stagione della rinascita della ceramica albisolese.