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Bartolomeo Pinelli. Visioni dantesche. Ediz. a colori Occhioni M. (Cur.) Salerno L. (Cur.) - De Luca Editori D'arte, 2022
Il Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo conserva la serie di stampe incise da Bartolomeo Pinelli (1781 - 1835) per illustrare la Divina Commedia di Dante tra il 1824 e il 1826, edite in Roma da Giovanni Scudellari. Le 145 acqueforti colgono gli episodi più significativi dell'Inferno, del Purgatorio e del Paradiso, con l'accompagnamento delle terzine dantesche, rivelando "franchezza di disegno", "felicità d'invenzione" e "verità di mosse e affetti", come riporta una recensione all'opera sulla Biblioteca Italiana del 1828. Interpretando con intelligenza le parole del Sommo Poeta, l'opera di Pinelli si inserisce in un ricco filone di riscoperta del poema di Dante che percorre l'Europa romantica tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento, quando una nuova sensibilità riconosce nella Commedia l'espressione autentica di un potente sentimento individuale, il "sublime". Da queste tavole traspare la capacità dell'artista di affrontare temi colti e letterari, superando i consueti soggetti popolareschi e vernacolari che lo hanno reso famoso. Tra gli entusiasti ammiratori dell'opera c'è stata anche Costanza Monti Perticari, figlia di Vincenzo Monti e moglie di Giulio Perticari, poetessa e studiosa di Dante, che ne lodava la "semplicità sublime", intravedendo nel Pinelli la capacità di sentire il bello con il cuore "prima anche di averlo studiato con la mente".
La Roma di Bartolomeo Pinelli nelle più belle incisioni del «Pittor de Trastevere» Rossetti Bartolomeo - Newton Compton, 2007 - Biblioteca Di Roma
Sono trascorsi più di due secoli dalla nascita di Bartolomeo Pinelli: che cosa resta della "sua" Roma, imperiale e popolare, papalina e pagana, sacra e profana, bigotta e libertina, violenta e tenera? Che cosa di Trastevere "de 'na vorta", di piazza Navona allagata, dello "spasseggio" delle carrozze, e della "Ritonna" con il suo caleidoscopico "bailamme" di venditori ambulanti, ciarlatani e cantastorie? Che cosa resta delle ottobrate a Testaccio e ai Prati di Castello, delle "scampagnate fori Porta"? Si potrebbe rispondere: solo un ricordo. Ma in verità i diecimila disegni di Bartolomeo Pinelli, nati dalla fierezza e dalla "romanità" pura del loro autore, sono capaci di restituirci integra quella Roma nella "incisività" dei tradizionali valori popolari. Pinelli infatti sa coglierli ancora vivi e originali negli anni del primo Ottocento e offrirceli, a distanza di secoli, pur nel compiacimento e nella proiezione del modello classico, sempre esaltanti il quotidiano popolare. La patina romantica che guida l'artista si evidenzia in un tratto deciso, che è forza muscolare prorompente, spontanea intensità spirituale, nobiltà umana in veste "plebea". Così tutte le figure delle sue incisioni, riproposte qui in un'ampia panoramica, attraverso feste, mestieri e ambienti caratteristici, si fanno "personaggi" fieri e padroni di sé nel vanto di essere "sangue d'Enea". Il popolo sale veramente a protagonista in un'atmosfera "eroica" che vale propriamente come l'epopea di una città.
Istoria romana. Incisa all'acquaforte da Bartolomeo Pinelli romano. L'anno 1818 e 1819. Ediz. illustrata Colonna Giovanni - L'erma Di Bretschneider, 2006
Istoria romana. Incisa all'acquaforte da Bartolomeo Pinelli romano. L'anno 1818 e 1819. Ediz. illustrata - L'Erma di Bretschneider