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Antonio Rossellino and Benedetto da Maiano. The Piccolomini D'Aragona Chapel. Ediz. illustrata Dentamaro Antonella Magliani Mauro Taylor R. (Cur.) - Artchiveportfolio, 2017
Antonio Rossellino and Benedetto da Maiano. The Piccolomini D'Aragona Chapel. Ediz. illustrata - ArtchivePortfolio
Antonio Rossellino e Benedetto da Maiano. La cappella Piccolomini D'Aragona. Ediz. illustrata Dentamaro Antonella Magliani Mauro Aiello P. (Cur.) - Artchiveportfolio, 2017
La cappella Piccolomini d'Aragona costituisce certamente una delle più importanti imprese artistiche realizzate nella Napoli del Quattrocento. Nonostante la perdita di alcune rifiniture, essa esibisce ancora quella perfetta sintesi tra le arti maggiori concepita da Antonio Rossellino per soddisfare le richieste del Duca di Amalfi, committente dell'eccezionale contesto decorativo. È in questo luogo che si conservano, miracolosamente intatti nel loro splendore, alcuni celebri capolavori del Rinascimento fiorentino: la pala della Natività, scolpita proprio dal Rossellino insieme al suo allievo Matteo del Pollaiolo, e la superba tomba della giovane Maria d'Aragona, eseguita invece in massima parte da Benedetto da Maiano.
Dal rilievo alla pittura. La Madonna delle Candelabre di Antonio Rossellino Gentilini G. (Cur.) - Polistampa, 2008
"Et è un certo che di mezzo fra'l disegno e'l basso rilievo: e per condurlo è necessario gran disegno, ed invenzione", avrebbe detto il dotto cruscante Filippo Baldinucci, nel suo Vocabolario Toscano dell'Arte del Disegno, per descriverci simili virtuose immagini a "basso stiacciato rilievo", sottolineando la composita vocazione disciplinare e le difficoltà di un "genere" che, come già aveva dichiarato il Vasari, "per amor de' contorni", la sapienza nelle "prospettive ed altre invenzioni", "la nettezza, la pulitezza e la bella forma delle figure che vi si fanno" sembrava porsi tra le più eloquenti testimonianze di un indiscusso "primato del disegno". Disegno che si fa scultura e scultura che si fa pittura, se, come in questo caso, a nobilitarla e qualificarla concorre il magistero di un'elaborata, delicatissima policromia. La fulgida bellezza di questo raffinato rilievo 'stiacciato' in stucco dipinto, che raffigura la Vergine assorta in atto di sorreggere e contemplare il Figlio tutto compreso nel suo trastullo, seppure pensoso, si può agevolmente ricondurre ad una fortunata tipologia di effigi mariane nota col nome convenzionale di Madonna delle candelabre, in ragione del prezioso motivo che ne arricchisce il fondo.