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La rimozione. Storia di Giuseppe Tavecchio, vittima dimenticata degli anni di piombo Kerbaker Andrea - Marsilio, 2016 - Gli Specchi
Nel marzo del 1972, un pomeriggio di sabato, Giuseppe Tavecchio, milanese, sessant'anni, pensionato, se ne esce a fare una commissione. A Milano è una giornata di scontri violentissimi tra i manifestanti dell'ultrasinistra e la polizia, con disordini che si protraggono per ore e devastazioni diffuse, incluso l'incendio di alcuni locali della sede del "Corriere della Sera" in via Solferino. Tavecchio passa dal centro durante una pausa dei tumulti; quando, alle cinque e dieci, insieme ad altri pedoni attraversa piazza della Scala, pare un momento di calma. Se non fosse che all'improvviso, senza alcuna ragione comprensibile, da una camionetta della polizia partono alcuni lacrimogeni verso quel gruppetto di persone inermi. Un candelotto, sparato ad altezza d'uomo, raggiunge al collo Tavecchio, che morirà tre giorni dopo senza aver ripreso conoscenza. È una vicenda tragica, che tutti dovremmo conoscere e ricordare. E invece no; perché uno che muore in questo modo non trova nessuno che abbia interesse a perpetuarne la memoria: ovviamente non lo Stato, che, per averne causato la morte, vuole soprattutto farlo dimenticare; non la politica, perché - se i militanti caduti negli scontri si onorano continuamente nel ricordo - sui passanti ammazzati per sbaglio, inutili alla causa, si sorvola con elegante indifferenza; e non i media, visto che un morto così fa ben poca notizia. Sicché ancora oggi il nome di Tavecchio è pressoché assente nelle cronache di quei giorni, comprese quelle in rete...
Da Trebecco a Marsala. Giuseppe Vecchio. Uno dei Mille Borghi Alberto - Officine Gutenberg, 2024
Cosa spinse centinaia di uomini e una donna, provenienti da ogni parte d'Italia e anche da Paesi stranieri in quei giorni del maggio del 1860 a ritrovarsi a Genova per rispondere alla chiamata di Garibaldi per seguirlo in un'impresa della quale sapevano poco o nulla? Li univa la fiducia in Garibaldi e quel sogno risorgimentale per l'Unità d'Italia, quel desiderio di avere finalmente una patria con Roma capitale. Ognuno di questi uomini aveva una storia particolare, a sé stante. Una di queste ha per protagonista Giuseppe Vecchio, sconosciuto prima di quell'impresa e rimasto sconosciuto anche dopo avervi preso parte. Questo libro cerca di raccontare la sua vita pur tra la scarsità di informazioni, dal giorno in cui nacque a Trebecco, il 3 di settembre 1835 a quello in cui morì, tragicamente, a Torino il 3 maggio del 1900. Parallelamente racconta le vicende sociali, economiche e storiche di un paese, quello dove nacque. Un piccolo comune sballottato nei secoli tra stati, regioni e province diverse. Un comune sempre fiero della sua autonomia, durata secoli, e terminata solo con l'avvento del fascismo. Un breve momento di incontro tra un uomo e un paese. Giuseppe Vecchio e Trebecco.