Libri di Gianni Oliva
Bibliografia di Gianni Oliva: tutti i libri in vendita online con argomento D Annunzio Gabriele Lingue indo-europee
La capanna di bambusa. Codici culturali e livelli interpretativi per «Terra vergine» Oliva Gianni - Solfanelli, 2013 - Athenaeum
Gli studi raccolti in questo volume sono una vivisezione di Terra vergine condotta novella per novella, nella convinzione che il procedimento di analisi al microscopio aiuterà a conoscere meglio il tessuto connettivo del libro della giovinezza dannunziana. I criteri metodologici adottati sono tra i più vari e vanno da quelli rigorosamente storico-filologici, all'interpretazione secondo codici culturali paralleli, alla dimensione strutturale e semiotica, al rilievo linguistico. I singoli metodi si presentano talvolta anche dosati e miscelati, ma sempre nell'opportuno rispetto della testualità e della concretezza d'indagine, come già nel volume D'Annunzio. Per una grammatica dei sensi (1992), apparso in questa collana e realizzato dallo stesso "laboratorio" di studi dell'Università di Chieti. Frutto di un connubio di esperienze seminariali e di ricerca, i rispettivi contributi sono unificati sotto un titolo apparentemente di fantasia, ma in realtà ricavato dalla dedica di Terra vergine a Giovanni Chiarini, esploratore teatino morto in Africa e lì sepolto, appunto, "sotto una capanna di bambusa".
D'Annunzio. Tra le più moderne vicende Oliva Gianni - Mondadori Bruno, 2017 - Ricerca
Se ci si interroga sui rapporti degli scrittori con la modernità è evidente che D'Annunzio entra direttamente, forse più di tanti altri, nel cuore del problema. Il suo stesso modo di essere è dentro le cose che vivono e palpitano, anche nella consapevolezza della metamorfosi incessante a cui è sottoposta la realtà. Questo libro conferma l'idea di un intellettuale profondamente in sintonia con la contemporaneità, di cui raccoglie e utilizza tutti gli stimoli possibili. L'armonia dell'essere oggettivo con l'universo - ebbe a scrivere egli stesso - si raggiunge solo con l'immersione dell'artista moderno nelle correnti vitali, mettendo in contatto la propria con l'anima collettiva. Questa è la strada maestra per divenire - come D'Annunzio fu - l'interprete autentico del proprio tempo: nell'entusiasmo per la tecnologia (l'automobile, l'aereo), per i mezzi di comunicazione più immediati (il giornalismo, le interviste), per la grande editoria e la distribuzione del libro, per la modernizzazione dei classici e della musica, per il linguaggio dello sport in contesti sempre più competitivi. Quella a cui D'Annunzio si rivolge, non senza un sorprendente spirito profetico, è una società già abbrutita dall' utile, dai sistemi bancari e finanziari, a danno della crescita dell'uomo che dovrebbe invece essere al centro del processo evolutivo arricchendolo e civilizzandolo. La dimensione della bellezza non è un astratto pellegrinaggio nelle regioni del disimpegno e dell'evasione, ma uno strumento che ha il compito di penetrare nelle fibre più intime del sociale e delle istituzioni. "La fortuna d'Italia - asseriva - è inseparabile dalle sorti della bellézza, cui ella è madre" (Agli elettori di Ortona, 1897).
D'Annunzio e la malinconia Oliva Gianni - Mondadori Bruno, 2007 - Ricerca
Un D'Annunzio diverso e forse meno sospettabile è quello che emerge da questo libro dedicato alla sua malinconia. Un ritratto tanto più sorprendente se si pensa al cliché vulgato del poeta e del personaggio animati dall'impeto vitalistico e dall'energia inesauribile. Tra le pieghe dei suoi diari e degli scritti privati, ma anche, a guardar bene, nelle opere creative, si distingue un soggetto malinconico che predilige il rifiuto del teatro del mondo al di là delle apparenze. D'Annunzio, dunque, il genio malinconico di aristotelica memoria, animato dal furore creativo, è colto a meditare sull'inarrestabile dissolversi delle cose, sulla pulsione di morte e di annientamento, rovescio inquietante e misterioso di un'esistenza da lui stesso definita "inimitabile". Tant'è che, verso la fine dei suoi giorni, poteva annotare nel Libro Segreto: "Questo ferale taedium vitae mi viene dalla necessità di sottrarmi al fastidio - che oggi è quasi l'orrore - d'essere stato e di essere Gabriele D'Annunzio, legato all'esistenza dell'uomo e dell'artista e dell'eroe".