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Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9788829036264 Marino e la letteratura italiana del Seicento
Giovan Battista Marino Bàrberi Squarotti G. (Cur.) Alonzo G. (Cur.) - Unicopli, 2012 - Atlante
Ultimo scrittore italiano all'avanguardia sullo scenario europeo, ed ultimo a potersi definire tanto ambizioso quanto ambito nelle principali istituzioni del continente, Marino è anche il primo ad essere entrato in esibita sintonia con i gusti del pubblico e del mercato, ad aver cioè bilanciato la propria vasta produzione tra il più ardito e scandaloso sperimentalismo e le esigenze di un sostentamento economico tanto più impegnativo quanto più illustri erano i committenti. Promovendo insistentemente la propria immagine e dettando i gusti delle corti ospitanti, Marino traccia una delle vicende poetiche più multiformi e anticonvenzionali della storia letteraria italiana, capovolgendo senza scrupoli lo statuto di alcuni generi - come la lirica sacra ed encomiastica, ma anche il poema - e inventandone di nuovi, come l'idillio e il 'dipinto in versi'. Una sorprendente parabola letteraria, insomma, che anche nelle sue pieghe 'minori' conferisce a Marino una posizione storica e una spregiudicatezza etica ed estetica talora guardate con diffidenza dalla critica e sostanzialmente oscure al pubblico più ampio.
Il ritratto del serenissimo don Carlo Emanuello, duca di Savoia e commentata. Ediz. critica Alonzo Giuseppe - Aracne, 2011 -
Con "Il ritratto del serenissimo don Carlo Emanuello", pubblicato a Torino nel 1608 ma non ancora in edizione moderna, Marino centrava una fulminea carriera da poeta ufficiale alla corte sabauda. Il salto di qualità rispetto alle prove poetiche precedenti è notevole, ma ancor più ragguardevoli sono le prospettive autopromozionali che questo testo schiuderà a Marino non solo al di qua, ma soprattutto al di là delle Alpi, laddove potrà presentarsi da acclamato poeta europeo. Lo scorcio elegiaco sull'arco alpino, l'universalistica pinacoteca sabauda, le tinte forti della Sindone, le pompe esagerate dei destrieri bardati, le pazze architetture di Vicoforte sono solo alcune delle centinaia di tessere che, declamate in sesta rima, dovettero rapire i gusti innovativi del duca Carlo Emanuele. Con buona pace dei detrattori più feroci e per il giubilo dei sodali più fedeli, che temevano o veneravano di Marino l'estro nel far convergere tra loro le più mirabolanti sperimentazioni espressive e la più maestosa ufficialità istituzionale.