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LIBRO   9788871892863

Piero Gilardi. Dalla post-pop alla new media art, il percorso di ricerca dal 1963 al 2004 Biasini Selvaggi Cesare   -  Essegi, 2004  -  Tracce

Piero Gilardi. Dalla post-pop alla new media art, il percorso di ricerca dal 1963 al 2004 - Essegi

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LIBRO   9791280049445

Piero Gilardi. Ediz. italiana e inglese Cherubini L. (Cur.)   -  Manfredi Edizioni, 2021

[...] "Negli anni Ottanta, assieme ad altri artisti di Torino e poi di Parigi mi sono occupato delle nuove tecnologie" (Gilardi nel corso dell'incontro al MAXXI). Ma in fondo anche questo interesse, nell'ambito di un percorso come quello di Gilardi che rivela sempre più un'interna coerenza sotto un'apparenza multiforme e variegata, è preesistente: "La mostra Macchine per il futuro aveva indubbiamente una sua peculiarità in quanto rivelava un mio interesse precipuo per il mondo delle tecnoscienze" (l'artista in conversazione con Paola Ugolini). Dunque gli esiti del lavoro di Piero Gilardi di oggi erano già nelle premesse. "Al Parc de la Villette c'è il museo scientifico, si studiano le tecnologie interattive, è stato un laboratorio per il PAV, nel quale convergono tutte le esperienze della mia vita. Con un gruppo di lavoro facciamo molte cose, insegniamo ai bambini a estrarre il DNA dalle piante... siamo una struttura completa museale. Inizialmente il progetto era stato sostenuto particolarmente dall'assessore alla cultura Alfieri. Nel 2006 c'è stata la prima grande installazione di Dominique Gonzalez Foerster: Trèfle, il grande trifoglio verde.

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LIBRO   9788846749772

Piero Gilardi. Estetiche dell'antropocene. Catalogo della mostra (Carrara, 7 luglio-26 agosto 2017). Ediz. a colori Bindi G. (Cur.)   -  Edizioni Ets, 2017  -  Fuori Collana

"Spero di poter riunire, un giorno, tutti i tappeti che sto realizzando in un luogo largo e piano, racchiuso da una cupola informe e opalescente: in quell'ambiente rarefatto l'immagine di ogni tappeto comincerà a dilatarsi e a deformarsi secondo un ritmo organico incomprensibile ma accettabile". Così scrive Piero Gilardi nel 1966, nel testo di presentazione alla personale presso la Galleria Sperone a Torino. Da questa frase è nata l'idea della mostra che oggi accoglie in un unico ambiente - l'aula magna dell'accademia di belle arti di Carrara - una decina di tappeti-natura realizzati tra il 1967 e il 2002, riunendo in un solo colpo d'occhio voli di gabbiani e campi di cavoli, vegetazione tropicale e spiagge sassose. Rispetto al sogno espresso da Gilardi manca la cupola: è vero. Ma questa distesa organica di una natura improbabile quanto vivace va a riempire il centro di un habitat sospeso nel tempo e dilatato nello spazio, circondato da gessi ottocenteschi che risaltano a contrasto di pareti color verde veronese. E se il riferimento alla cupola fa pensare al pantheon - nesso logico elettivo per ogni contesto espositivo - questo paesaggio artificiale appare comunque sovrastato da un soffitto a lacunari e circondato da un pantheon di divinità greco-romane schierato tutt'intorno, quasi a ribadire la proficua longevità dell'alleanza tra natura e cultura.

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