Libri di
Bibliografia di : tutti i libri in vendita online con argomento Poet Lidia
Lidia Poët Bianca Giovanna - Maria Pacini Fazzi Editore, 2025
Questa biografia ripercorre la vita intima e professionale della prima avvocata italiana Lidia Poët; è il racconto di una vita tra riflessione e consapevolezza sui principi giusti e veri che contraddistinguono l'avvocatura femminile in una società ancora maschilista, animata da una speciale spinta emotiva e passionale che rende uniche le donne che indossano la toga. Un ardente desiderio di giustizia che anima le avvocate è quello di cui la nostra società ha bisogno per diventare un luogo equo e democraticamente rispettoso dei diritti delle persone. E Lidia Poët ne è stata precorritrice e paladina. Lidia Poët (Perrero, 26 agosto 1855 - Diano Marina, 25 febbraio 1949) è stata un'avvocata italiana, la prima donna a entrare nell'Ordine degli avvocati in Italia. Rese importanti contributi per la realizzazione dell'attuale diritto penitenziario. Partecipò attivamente alla realizzazione del programma del primo congresso delle donne italiane tenutosi a Roma nel 1908.
Lidia Poët. Una donna moderna. Dalla toga negata al cammino femminile nelle professioni giuridiche Bounous Clara - Lareditore, 2022
"Lidia Poët. Una donna moderna" è un dettagliato saggio dedicato alla condizione femminile nell'ambito delle professioni forensi. Parte dalla storia e dalla significativa esperienza di Lidia Poët, la prima donna laureata in Giurisprudenza e iscritta all'Albo degli Avvocati, per giungere poi al contesto italiano e in particolare all'attuale realtà forense, presa come campione. Muovendosi sul filo della storia, il volume propone dapprima il tortuoso ma risolutivo cammino compiuto da Lidia, poi si evolve in un percorso di analisi che scaturisce in gran parte da un'indagine sul campo e si sviluppa attraverso statistiche e dati condivisi nei vari siti correlati sui temi della Giustizia. La ricerca individua gli ostacoli, le differenze di genere nei vari ruoli e le dinamiche relazionali presenti nelle assemblee rappresentative e nelle aule di tribunale, che si frappongono ancora all'attuazione di una reale e completa parità fra i sessi. Il tutto nel ricordo e nella memoria di Lidia Poët, le cui vicissitudini sono una pietra miliare in materia.
Lidia Poët e le prime avvocate. La vera storia del femminismo forense in Europa Nicòtina Alberto - Bollati Boringhieri, 2026 - Nuova Cultura
Torino, aprile 1884: la Corte di Cassazione nega alla ventottenne valdese Lidia Poët il diritto di esercitare la professione di avvocato perché donna. Sul momento, la vicenda sembra destinata all'oblio, ma il giovane giurista belga Louis Frank si imbatte nel caso e capisce che questa non è solo una storia individuale, ma il riflesso di un'Europa che esclude le donne dal diritto e dai diritti. Ben presto Frank diventa il fulcro di una rete transnazionale che collega Torino a Bruxelles, Parigi e Bucarest, intrecciando la vita di Lidia Poët con quella di donne altrettanto determinate a entrare nelle aule di tribunale: Marie Popelin, Jeanne Chauvin e Sarmiza Bilcescu. Se in Italia, Belgio e Francia le donne restano a lungo fuori dalle porte del Foro, in Romania Bilcescu riesce a infrangere il tabù, mostrando come quel divieto non fosse una necessità, ma una scelta politica. Le donne, in quell'epoca, «potevano anche dimostrare competenza, eloquenza, intelligenza, ma erano, semplicemente, fuori posto»: trattate come anomalie da una comunità, quella degli avvocati di fine Ottocento, chiusa, maschilista e refrattaria al cambiamento. Attraverso documenti d'archivio - tra cui un'autobiografia inedita di Lidia Poët - Alberto Nicòtina racconta la sfida organizzata al conservatorismo forense delle prime avvocate d'Europa. Una battaglia che, partendo dai tribunali, ha contribuito in modo decisivo a ridefinire il ruolo delle donne nella società. Il testo è arricchito dalla ricostruzione degli scambi epistolari tra Louis Frank e le protagoniste di questa vicenda: lettere che restituiscono il carattere umano, più che giudiziario, di un'impresa troppo a lungo dimenticata. A emergere dalla narrazione non è tanto il primato di singole «eroine», ma la fecondità degli scambi intellettuali e delle alleanze che hanno permesso a un piccolo gruppo di donne di assicurare un diritto per tutte. «È solo alla luce di questo cammino collettivo» - ribadisce l'autore -«che ha senso chiedersi chi sia stata la "prima"».