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Philip Roth. La biografia Bailey Blake - Einaudi, 2022 - Frontiere Einaudi
«Non voglio che mi riabiliti. Solo che mi rendi interessante». Fu questa la richiesta di Philip Roth al suo biografo. In cambio, il genio di Newark offriva a Bailey l'accesso a un'impressionante quantità di materiali esclusivi, fra documenti e interviste, sulla propria vicenda umana e artistica. Il frutto di questo patto, elaborato in quasi dieci anni di lavoro, è un ritratto vivido, esaustivo, composito, a tratti sorprendente a tratti piccante, mai agiografico, di uno dei più grandi scrittori americani di ogni tempo; un'opera definitiva e inevitabilmente controversa, destinata a far parlare a lungo di sé. Determinato a tutelare la propria immagine postuma - «due cose terrorizzanti mi attendono», soleva dire, «la morte e il mio biografo» - Philip Roth dedicò gli ultimi anni della propria esistenza a collaborare con Blake Bailey, scelto come proprio biografo perché ritenuto in grado di fornire della sua vita una versione composita e articolata, capace di dar conto dei suoi aspetti controversi ma anche di liberarlo dalla gabbia in cui lo avevano rinchiuso prima le accuse di antisemitismo e «odio per se stesso» e poi quelle di misoginia. Nel corso di una decina d'anni di lavoro, terminati poco dopo la morte di Roth nel 2018, Bailey ha rielaborato l'immensa mole di materiale raccolto - centinaia di ore di interviste e «chilometri» di lettere, appunti, diari, ritagli di giornale, prime stesure di romanzi, pubblicati e non, privatissime memorie - fino a produrre una biografia ricchissima, vivace, curiosa, mai agiografica, che si muove con ordine e misura sul crinale fra vita e opera dell'autore del Teatro di Sabbath e di Pastorale americana, soffermandosi su tantissimi episodi più o meno noti di un'esistenza quotidiana dedicata quasi esclusivamente alla letteratura (letta, scritta, insegnata, sorprendentemente spesso criticata) e alle donne (dai giovanili flirt ai due catastrofici matrimoni, prima con Margaret Martinson e poi con Claire Bloom; dalle numerose amanti clandestine alle ragazze concupite negli ultimi anni). Donne tanto simili a uno o all'altro degli svariati personaggi femminili dei trentuno libri di Roth, quanto quelli maschili assomigliano a una qualche versione del loro creatore. Perché il più evidente marchio di fabbrica della narrativa rothiana è lo spericolato, acrobatico e straordinariamente spassoso gioco di specchi fra la vita e l'invenzione, e la sua più astuta strategia, come qui ben si evince, quella di nascondere l'indicibile in bella vista. In questo senso Philip Roth: la biografia è davvero un imprescindibile, prezioso vademecum per ogni lettore del genio di Newark.
Siamo ancora qui. La mia amicizia con Philip Roth Taylor Benjamin - Nutrimenti, 2021 - Greenwich
Philip Roth raccontato dal suo migliore amico attraverso le opere, i rapporti umani, le passioni e le idiosincrasie, fino agli ultimi giorni della sua vita. La storia di un'amicizia fra due scrittori, fra due anime diverse. Un Roth che esula dal consueto ritratto per essere osservato in un ambito più domestico, più intimo. Un piccolo libro pieno di momenti delicati e gemme di saggezza, che riesce a scavare nell'opera complessa di Roth, rinnovando il significato dei suoi romanzi e mostrando quanto siano ancora importanti nell'America di oggi. "Philip aveva cercato diligentemente una donna giovane e bella che si occupasse di lui come Jane Eyre si prendeva cura del vecchio signor Rochester. Quello che ottenne invece fui io". Benjamin Taylor, scrittore, saggista, sensibile conoscitore della letteratura, è stato, fra tutte queste cose, anche il migliore amico di Philip Roth: lettore, ascoltatore, confidente speciale, il più vicino al celebrato romanziere di Newark soprattutto nell'ultimo periodo della sua vita, quello dei bilanci e, fatalmente, del declino fisico. In questo libro - ritratto affettuoso ma sempre schietto e mai retorico - Taylor narra la storia di un'amicizia privilegiata attraverso il percorso letterario di Roth, dagli anni ruggenti del Teatro di Sabbath a quelli dei grandi romanzi che consolidarono la sua fama internazionale, fino al "magistrale saluto" di Nemesi; ma lo fa affidandosi soprattutto ai percorsi eccentrici della memoria, che introducono il lettore in una dimensione privata, tra vizi, slanci, idiosincrasie. Così, mentre si leggono (o rileggono) alcune delle sue righe più belle, si possono gustare squarci inediti di un Roth che inventa parenti mai esistiti, che mangia in infime bettole di Manhattan, che infierisce per l'ennesima volta sull'ex moglie, che riaggancia il telefono senza salutare; o che passeggia per le strade di New York stupendosi ancora del mondo, e affronta l'inevitabilità della morte come un moderno Socrate.
La leggenda del santo bevitore. Roth e Olmi Rossi Flavia Bicocchi Eugenio Brugnoli Olinto - Edav, 1992 - Letteratura E Cinema
Dopo una premessa metodologica si analizzano il racconto di Roth nel suo costituirsi in testo e le problematiche relative alla traduzione dalla parola all'immagine, per arrivare al "Bevitore" di Ermanno Olmi. Vengono analizzate inoltre le principali differenze fra l'opera di Roth e quella del regista. Il volume è completato dalla "lettura strutturale" del film.