Libri di Cur Beneduce
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Antropologia della cura. Vol. 2 Beneduce R. (Cur.) Roudinesco E. (Cur.) - Bollati Boringhieri, 2005 - Saggi.Storia, Filosofia E Scienze Sociali
Qual e il senso del male e quale l'uso sociale della malattia? Dove originano i poteri della cura? A queste domande l'antropologia, in particolare quella orientata in senso psicoanalitico, ha cercato di rispondere a partire dall'analisi delle strategie diagnostiche e terapeutiche proprie di altre culture (tecniche divinatorie, confessioni di atti di stregoneria, terapie rituali). Lo studio dei differenti universi della cura ha posto però in luce non solo peculiari rappresentazioni del corpo e dei processi psichici, direttamente intrecciate a filosofie locali della persona. Esso ha mostrato anche l'impatto di precisi eventi storici, l'evangelizzazione per esempio, che hanno portato a una complessa rielaborazione dei sistemi di pensiero autoctoni o "tradizionali", già erosi dai processi della colonizzazione. Le ricerche descritte in questo volume ci introducono in questo orizzonte di temi e interrogativi, e ci svelano i numerosi malintesi che assediano oggi la cura dell'altro, dello straniero.
Antropologia. (2008) vol. 9-10 Beneduce R. (Cur.) - Meltemi, 2008 - Antropologia
L'antropologia della violenza costituisce un campo di studi in continua espansione, che intreccia saperi diversi, nella consapevolezza che solo un approccio multidisciplinare consente un'analisi adeguata delle espressioni più oscure, della riproduzione nella sfera delle relazioni interpersonali, delle conseguenze individuali e collettive della violenza. L'antropologia ha dovuto però anche ripensare il proprio metodo e fare i conti con i suoi illustri silenzi, interrogando i limiti di passate ricerche e il ruolo del ricercatore fra gli attori (e le vittime) della violenza. Pensare la violenza, guardare alle sue manifestazioni o esplorare l'immaginario che la nutre costituiscono un territorio decisivo della ricerca antropologica. Gli studi postcoloniali, la riflessione sullo Stato moderno, il Soggetto o le "necropolitiche" (Mbembe) si congiungono così naturalmente all'analisi della questione fondiaria in Ruanda (Pottier), del terrore e della morte in Colombia (Vargas) o in Congo (Beneduce), o dell'autoctonia a Giava (Bertrand). Perché la violenza non sia nuovamente ricacciata lontano occorrerà guardare da vicino alle sue forme strutturali e istituzionali, quali si riproducono nelle nostre democrazie, nei nuovi ghetti o fra i gruppi marginali, come propongono le ricerche condotte negli Stati Uniti da Wacquant o Bourgois, e qui pubblicate: là dove, cioè, sofferenza sociale, esclusione e criminalizzazione sembrano definitivamente saldare il continuum della violenza.
Antropologia. (2008) vol. 9-10 Beneduce R. (Cur.) - Booklet Milano, 2008 - Antropologia
L'antropologia della violenza costituisce un campo di studi in continua espansione, che intreccia saperi diversi, nella consapevolezza che solo un approccio multidisciplinare consente un'analisi adeguata delle espressioni più oscure, della riproduzione nella sfera delle relazioni interpersonali, delle conseguenze individuali e collettive della violenza. L'antropologia ha dovuto però anche ripensare il proprio metodo e fare i conti con i suoi illustri silenzi, interrogando i limiti di passate ricerche e il ruolo del ricercatore fra gli attori (e le vittime) della violenza. Pensare la violenza, guardare alle sue manifestazioni o esplorare l'immaginario che la nutre costituiscono un territorio decisivo della ricerca antropologica. Gli studi postcoloniali, la riflessione sullo Stato moderno, il Soggetto o le "necropolitiche" (Mbembe) si congiungono così naturalmente all'analisi della questione fondiaria in Ruanda (Pottier), del terrore e della morte in Colombia (Vargas) o in Congo (Beneduce), o dell'autoctonia a Giava (Bertrand). Perché la violenza non sia nuovamente ricacciata lontano occorrerà guardare da vicino alle sue forme strutturali e istituzionali, quali si riproducono nelle nostre democrazie, nei nuovi ghetti o fra i gruppi marginali, come propongono le ricerche condotte negli Stati Uniti da Wacquant o Bourgois, e qui pubblicate: là dove, cioè, sofferenza sociale, esclusione e criminalizzazione sembrano definitivamente saldare il continuum della violenza.