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Caro collega ed amico. Lettere di Étienne Gilson ad Augusto del Noce (1964-1969) Gilson Étienne Del Noce Augusto Borghesi M. (Cur.) - Cantagalli, 2008
La pubblicazione del carteggio (1964-1969) tra Etienne Gilson e Augusto Del Noce è un documento di rilievo per il dialogo fecondo che si instaura tra due grandi del pensiero moderno in merito alla interpretazione delle problematiche filosofiche più dibattute in quel tempo. Dall'epistolario emerge un confronto serrato che a tratti sembra portare i due filosofi a punti di divergenza insanabile - che in realtà celano una seria analisi delle reciproche teorie e a tratti invece evidenzia una piena condivisione dei temi affrontati. Oltre ad argomenti filosofici, nelle lettere emerge una partecipazione passionale e viva alla stagione post-conciliare, ma soprattutto un rapporto di reciproca stima e di amicizia che accomuna i due grandi filosofi nella ricerca della verità.
Augusto Del Noce. La legittimazione critica del moderno Borghesi Massimo - Marietti 1820, 2011 - Saggistica
Il volume intende ripercorrere, in modo organico, la duplice prospettiva, filosofico-politica, della riflessione di Augusto Del Noce, uno dei più insigni pensatori italiani del dopoguerra. Un tragitto ideale dominato, negli anni '40-'50, da un intento fondamentale: quello di liberare i cattolici, usciti dalla dittatura e dalla guerra, dalle nostalgie reazionarie e di aprirli ad un rapporto positivo con le libertà moderne. Un compito che, sul piano storico, assume a modello la figura e l'opera di Alcide De Gasperi. Del Noce intende il suo pensiero come la risposta alla sfida che il binomio cristianesimo-democrazia pone ai cattolici. Da qui la rivisitazione della storia della filosofia moderna, che lo occuperà negli anni '50, per sottrarla all'impostazione idealistico-hegeliana che confinava il cristianesimo nel perimetro medievale. Il risultato è la "scoperta" di una doppia modernità, razionalistica e totalitaria da un lato, culminante in Marx e in Nietzsche; cattolica e liberale dall'altro, culminante in Rosmini. Con ciò i cattolici potevano, liberi dal complesso del moderno, confrontarsi apertamente con la cultura laica senza cadere in una subordinazione ideale.