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Patire la trascendenza. L'uomo nel pensiero di Maria Zambrano Bombaci Nunzio - Studium, 2007 - La Dialettica
Maria Zambrano (1904-1991) è tra le più originali pensatrici del Novecento. La sua riflessione, in parte riconducibile alla amplissima "letteratura della crisi" vissuta dall'Europa tra le due guerre, si alimenta dell'assiduo confronto con molteplici correnti di pensiero: al di là dei suo antecedente più diretto, il razio-vitalismo del maestro José Ortega y Gasset, vanno poste in rilievo la rielaborazione di alcuni nuclei tematici propri della tradizione orfico-pitagorica e le suggestioni che le provengono dai presocratici, dallo stoicismo, da Spinoza, nonché dagli autori, a lei coevi, ascrivibili al personalismo e alla filosofia dell'esistenza. Il presente volume intende esplicitare le strutture teoriche fondamentali del discorso antropologico condotto dalla filosofa di Vélez-Malaga, la cui originalità teoretica riconosce il suo nucleo essenziale nella proposta di una ragione poetica intesa quale organo di una ricerca filosofica capace di addentrarsi nelle profondità abissali del reale. Maria Zambrano invita all'ascolto delle istanze ignorate dalla "ragione razionalista", debitrice del logos affermatosi nella grecità. Invero, la "castità" di tale logos, da Parmenide in poi, è indifferenza al sentire originario, che costituisce per lei l'orizzonte dell'autocomprensione originaria dell'uomo.
La pietà della luce. Maria Zambrano dinanzi ai luoghi della pittura Bombaci Nunzio - Rubbettino, 2007
Nella sua ricerca riguardante la pietà, intesa quale attitudine fondamentale a "trattare adeguatamente con l'altro", Maria Zambrano tributa attenzione alle forme della "poiesis" volte a custodirla e testimoniarla. Tra queste, assume una particolare rilevanza la pittura poiché la pietà di cui è intrisa la sua luce si sofferma sulle forme dell'umano che ordinariamente non "si danno a vedere" o vengono relegate in una condizione umbratile, in quanto ritenute abiette, ripugnanti o sconvenienti. Si tratta della luce che ascrive alla verità dell'uomo anche i "malogrados" - i "malriusciti" - di Velàzquez e che, per converso, rende visibile la perfezione attinta esemplarmente dall'essere umano nella "Santa Barbara" del Maestro di Flémalle, dipinto particolarmente caro alla filosofa. Questo studio, al fine di porre in rilievo le diverse declinazioni della pietà nel pensiero zambraniano, propone una rivisitazione delle pagine del libro "Algunos lugares de la pintura". Qui lo studioso di filosofia può cogliere, tra le altre, dense notazioni sulle opere di Velàzquez, di Goya e di Zurbaràn, che "danno da pensare" non meno delle celebri pagine dedicate da Simmel all'arte di Rembrandt, da Merleau-Ponty al cromatismo di Cézanne, da Heidegger alle scarpe da contadino dipinte da Van Gogh e da Michel Henry all'astrattismo in Kandiskij. L'autore del volume non intende accreditare a Maria Zambrano un'improbabile "filosofia dell'arte" ma saggiare l'originalità di una riflessione che è filosofia, senz'altro.