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Lo spin doctor. Memorie delle mie sette vite più una Crespi Luigi - Solferino, 2024
Luigi è comunista. Lo è fin da ragazzino, per un pelo è sfuggito al richiamo della lotta armata, nella Milano degli anni Settanta. Eppure, a metà dei Novanta, quando Silvio Berlusconi lo chiama per chiedergli di aiutarlo a risollevare le sue fortune politiche dopo la caduta del suo primo governo, Luigi non esita, accetta. Con la sua agenzia di comunicazione Datamedia, diventa il sondaggista ufficiale e un consulente di fiducia del Cavaliere: è lui la mente delle strategie di comunicazione che risolleveranno le sorti di Forza Italia alle elezioni amministrative e poi a quelle europee. È lui l'anima della campagna vittoriosa contro Francesco Rutelli alle elezioni del 2001. È lui la mente dietro al celeberrimo «contratto con gli italiani». E per un momento, conquistato Palazzo Chigi, sembra che ogni suo sogno possa avverarsi. Ma così come ti ha portato sugli altari, Berlusconi può trascinarti nella polvere, e la caduta è rovinosamente rapida: il sogno di Luigi di costruire il primo grande polo italiano della comunicazione naufraga in un'accusa di bancarotta fraudolenta e tutto sembra perduto. Non lo è: Crespi si rialza. E tra un ritorno alla politica romana, una nuova avventura nel mondo del cinema e un grande rilancio nella comunicazione aziendale, torna a vincere. Lo spin doctor è un'autobiografia che si legge come un romanzo. È la storia di un passaggio politico che ha cambiato l'Italia, attraverso il percorso di un uomo che perde se stesso e faticosamente si ritrova. È la parabola di una dialettica che dà forma alla vita di ognuno: lo scontro tra le ambizioni che abbiamo di fronte e i valori che abbiamo dentro.
Tra le pieghe della veste. Don Luigi Crespi, parroco di Magenta (1878 - 1961) Tunesi Natalia Morani Carlo - La Memoria Del Mondo, 2022
Agli inizi di questa ricerca la figura di Luigi Crespi appariva avvolta da un sostanziale oblio della memoria collettiva e delle fonti archivistiche, che avrebbero dovuto tramandare e conservare la storia di un uomo e di un prete che, per temperamento ed inclinazione, lasciò un segno tangibile nei diversi luoghi e contesti in cui visse e operò, suscitando sentimenti e giudizi contrastanti, sovente di stima ed affetto, talvolta di biasimo ed avversione. Giaceva, quasi dimenticata, una breve e parziale biografia, scritta da Vittorio Branca, parroco di Cerro Maggiore, che ne aveva fissato sulla carta un vivace ritratto, nell'anno della sua morte, come atto di gratitudine per essere stato da lui avviato al sacerdozio. Gli autori partono dal libretto del Branca per narrare la vita del Crespi ex novo, dando avvio in primo luogo ad una lunga ed accurata ricerca allo scopo di integrare ciò che era stato omesso o trascurato, per necessità di sintesi o scelta dell'autore, e di far emergere ciò che appariva meritevole di ulteriore indagine. Ecco dunque consegnata alla memoria dei magentini, e non solo, la biografia di un'emblematica figura di sacerdote ambrosiano.
Luigi Crespi ritrattista nell'età di papa Lambertini D'apuzzo M. G. (Cur.) Graziani I. (Cur.) - Silvana, 2017 - Biblioteca D'arte
Noto soprattutto per essere stato l'autore del terzo tomo della "Felsina pittrice" (1769), il bolognese Luigi Crespi (1708-1779), figlio del grande Giuseppe Maria, unisce alla carriera di storiografo quella di pittore. Nell'età di Prospero Lambertini, vescovo di Bologna dal 1731 e in seguito papa con il titolo di Benedetto XIV (1740-1758), Crespi junior diviene in città ritrattista di grido, riuscendo a interpretare le esigenze di una committenza aristocratica che desidera presentarsi esibendo i modi disinvolti ed eleganti della 'civiltà della conversazione'. Protagonisti delle sue tele sono dunque dame e cavalieri, briosi e spigliati, dipinti in "ottimo gusto", in un "bello stile oltremontano" (Zanotti), che viene ulteriormente messo a punto dal pittore a seguito di un soggiorno nell'Europa cosmopolita delle corti di Vienna e Dresda, compiuto nel 1752. Ma il "particolare dono di ritrarre le fisionomie" (Oretti), riconosciutogli dalla critica coeva, lo conduce anche a dare voce ai valori della più sana borghesia, votata al lavoro, produttiva e ingegnosa, individuata nella pastorale di Lambertini come parte essenziale del proprio progetto di riforma.